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Per un passaggio generazionale più giusto

La proposta di Letta di una dote per i giovani da finanziare con un aumento delle imposte di successione riapre il dibattito sull’equità generazionale. Una proposta per evitare che patrimoni ed eredità pesino troppo sull’economia.

Più ricchezza e più eredità e sempre più concentrate

Gli italiani sono tra i cittadini più ricchi al mondo: il valore pro capite del nostro patrimonio netto immobiliare e finanziario è pari a circa 143 mila euro. Tuttavia, dalla fine degli anni 80, chi ha meno di 50 anni ha visto la propria ricchezza media diminuire o stagnare. Le nuove generazioni appaiono particolarmente danneggiate nonostante la crescente necessità di accumulare risorse per fronteggiare i rischi connessi alla crescente precarietà del mercato del lavoro. Inoltre, dal 1995 al 2016, la quota di ricchezza netta personale detenuta dall’1 per cento più ricco della popolazione adulta è cresciuta dal 16 al 22 per cento circa. Nello stesso periodo è anche cresciuto l’ammontare medio dei lasciti ereditari, da circa 200 a 300mila euro, e quello delle donazioni inter-vivos, da 100 a 150mila euro circa.

Benché non certamente l’unica, la ricchezza è una risorsa cruciale per l’uguaglianza di opportunità. Se si crede in tale valore, occorre dunque modificare la situazione attuale. Le vie sono numerose. Accanto a misure ex ante, di modifica delle regole di distribuzione del valore aggiunto, serve un intervento redistributivo che, con la tassazione, riduca la concentrazione nella parte alta e, con i trasferimenti, assicuri a tutti i giovani una base di ricchezza.

Queste ed altre indicazioni  sono contenute in un rapporto del Forum disuguaglianze diversità, il quale mira a declinare per l’Italia alcune delle proposte di politica economica avanzate da Atkinson nel suo ultimo libro Inequality what can be done.

Figura 1 – Ricchezza netta media personale per gruppi di età.

Fonte: elaborazioni sui dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie, Banca d’Italia. Con ricchezza netta si intende la somma di tutti i valori reali e finanziari al netto di tutto l’indebitamento. La variabile della ricchezza netta delle famiglie è allocata agli individui ed è aggiustata stimando le riserve accumulate nei conti pensione e nei fondi assicurativi privati. La ricchezza netta esclude i beni durevoli (es. automobili e elettrodomestici).

Lo stato attuale della tassazione sui patrimoni ereditati o donati

La tassazione dei patrimoni ereditati o ricevuti in dono (non guadagnati) gode in Italia di un regime di forte favore fiscale rispetto a quanto avviene in molti altri paesi. Nonostante l’aumento di ricchezza, le imposte di successione e di donazione, dalla metà degli anni ’90 ai giorni nostri, sono scese dallo 0,3 allo 0,1 per cento del gettito tributario. Il trasferimento di patrimonio ai figli è oggi soggetto ad un’aliquota del 4 per cento solo oltre la soglia di 1 milione di euro, mentre un’eredità di qualsiasi entità ricevuta da uno zio è tassata per intero all’8 per cento. In Francia, ogni figlio ha diritto a un’esenzione di soli 100mila euro e le aliquote sono progressive fino a un’aliquota massima del 45 per cento. L’aliquota massima media dei paesi Ocse è del 15 per cento.

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Non sorprende, dunque, che anche il Fondo Monetario Internazionale proponga una modifica dell’imposta di successione e di donazione che sia più progressiva e riduca le esenzioni fiscali, allargando la base imponibile.

Figura 2 – In Italia diminuiscono gli introiti delle imposte di successione a fronte dell’aumento di rilevanza della ricchezza privata nell’economia.

Fonte: Wolrd Inequality Data (Wid): rapporto fra ricchezza netta privata e reddito nazionale; Oecd Tax revenue statistics: introiti delle imposte sulle successioni, eredità e donazioni in rapporto agli introiti fiscali totali. Sono escluse dal computo le imposte catastali, ipotecarie e di registro dovute in caso di eredità di proprietà immobiliari.

Figura 3 – Percentuale massima del valore tassato (sulla quota ereditata o sull’intero lascito).

Fonte: elaborazione su dati pubblicati su TaxFoundation. Nel grafico sono stati inclusi solo i paesi con tassazione positiva.

Una nuova imposta sui vantaggi ricevuti…

L’imposta sui vantaggi ricevuti, che si applica alla somma dei trasferimenti ricevuti nel corso della vita, prevede una soglia di esenzione di 500 mila euro, tre scaglioni e aliquote marginali che vanno dal 5 al 50 per cento, per i trasferimenti cumulati superiori ai 5 milioni di euro. Elimina sia il regime di favore per i familiari diretti sia buona parte delle esenzioni fiscali. I dati catastali andrebbero, ovviamente, aggiornati.

Un’imposta di questo tipo realizzerebbe due principi di buon senso: rendere più equo il regime di tassazione, permettendo a persone che ereditano lo stesso valore patrimoniale di essere soggetti a uguale tassazione e facendo pagare di più chi eredita di più nel corso della vita.

Figura 4 – Un aumento di progressività con la nuova imposta sui vantaggi ricevuti.

Le stime preliminari fatte nel rapporto suggeriscono, inoltre, una forte riduzione del numero di persone soggette alla nuova imposta proposta: dagli attuali 80 mila a circa 30/40 mila. L’obiettivo principale non é dunque “tassare per tassare” ma ridurre il regime di sostanziale favore sulle risorse ereditate o ricevute in dono, che hanno pochissime giustificazioni di merito e contribuiscono a divaricare le opportunità.

…e una misura di eredità universale per i 18enni

Le risorse aggiuntive generate dall’imposta sui vantaggi ricevuti, stimate nell’ordine di 1,4-5,2 miliardi di euro (il valore massimo è raggiungibile solo con una riforma del catasto), potrebbero concorrere a istituire un’eredità universale, a favore dei giovani che compiono 18 anni. La proposta avanzata nell’ultimo libro di Atkinson, è una misura non ancora attuata nel panorama dei paesi Ocse, ma proposte simili sono state avanzate anche in Regno Unito e Usa (In Italia, una proposta simile è stata presentata da un gruppo di parlamentari del Pd ed era già stata avanzata su questo portale nel 2006 da V. Larcinese.)

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Proponendo una base di 15 mila euro (circa il 10 per cento della ricchezza media) e considerando che i giovani in tale classe di età sono oggi circa 590 mila, la misura costerebbe circa 8,8 miliardi. Servirebbero, dunque, risorse aggiuntive a quelle provenienti dalla nuova imposta. Potrebbero concorrere una riorganizzazione delle risorse oggi destinate ai giovani (quali il bonus cultura, per 240 milioni nel 2019, e a una serie di piccoli fondi per le Politiche giovanili) e delle agevolazioni fiscali di cui beneficiano oggi le classi di contribuenti più ricchi (il ministero dell’Economia e Finanze certifica un “mancato gettito” da agevolazioni per 55 miliardi annuali). Inoltre, sempre il Mef certifica anche un ammontare di circa 100 miliardi di imposte evase ogni anno, alle quali si aggiunge il mancato gettito delle imposte sul reddito da lavoro autonomo e sui redditi da capitale relativi ai patrimoni nascosti nei paradisi fiscali (valutato da uno studio della Banca d’Italia in circa 8 miliardi annui). La scelta di destinare i proventi a un’eredità universale per tutte le giovani e i giovani potrebbe aiutare a costruire la pressione necessaria per ottenere dei risultati, anche marginali, su uno o più di questi fronti.

Il trasferimento è universale: va a tutti i giovani e le giovani, senza prova dei mezzi. È anche incondizionato rispetto alle decisioni di spesa. Questi tratti vanno contro il senso oggi comune. Li difendiamo alla luce delle inevitabili arbitrarietà della selettività e della necessità di rafforzare il senso di comune appartenenza e di accrescere la libertà “sostanziale” dei giovani nel momento del passaggio all’età adulta (libertà di seguire le proprie aspirazioni; di viaggiare; studiare dove si vuole; di tentare, anche in gruppo, un progetto imprenditoriale; di risparmiare). D’altro canto, non condizionalità non implica disinteresse alle scelte. Proponiamo, infatti, di accompagnare alla misura interventi formativi di educazione finanziaria e di guida alle scelte, anche nelle scuole.

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  1. Alberto Isoardo

    Gli effetti delle rendite e delle eredità sulla società, particolarmente in tempi di tassi di interesse azzerati sono stati descritti in modo più che esaustivo da Piketty.
    Quella di Letta di tassare le eredità per fare una sorte di dote ai diciottenni è poco più di una boutade che dovrebbe servire a giustificare il suo rientro in Italia e la guida di un PD che non ha ancora capito quale è la sua mission a parte quella di restare abbarbicato al potere senza essere votato, sfruttando tutti i vizi e le incrostazioni del nostro sistema politico.
    Ovviamente reazioni positive da sinistra e negative da destra che dimostra l’incapacità di avere una visione liberale della società e di limitarsi ad essere portatrice degli interessi di qualcuno.
    Ora se fino agli anni ’80 i patrimoni milionari avevano una tassazione progressiva che raggiungeva il 75%, proporre di tassare solo le successioni dimostra che la “montagna” Letta ha partorito proprio un topolino. Il che è probabilmente comprensibile visto che ora il PD è portatore degli interessi dei borghesi che trovano molto figo sostenere la sinistra.
    In un momento in cui si ipotizza una riforma fiscale, a me quella sembra proprio una sciocchezza!

  2. Claudio

    Al di là della boutade di Letta, partorita nel vuoto di una complessiva e coerente riforma fiscale e di un aggiornamento dei valori catastali, noto che finalmente qualcuno chiama la “tassa” sulle eredità con suo corretto nome: imposta di successione.
    Su tutti i canali d’informazione, giornali, tv, talk shows, web, non ho sentito un politico (Letta per primo), un giornalista, un politologo, un economista, un commercialista, un commentatore, parlare altro che di “tassa” sulla successione. L’imperante sciattume del linguaggio la dice lunga sulla competenza giuridica e amministrativa di questa classe dirigente che non conosce la differenza tra tassa e imposta.
    Chi parla male pensa male.

  3. Fernando Di Nicola

    Separarei nettamente il tema di una imposta di successione progressiva e significativa, tale da attenuare i vantaggi “immeritati” degli eredi, e un qualsiasi bonus. In generale è meglio separare le imposte e il loro possibile utilizzo (il caso irap e spese sanitarie è illuminante). Un generico bonus per i 18enni, poi, appare non argomentato in relazione ad altre età, ad altre condizioni, ad altri utilizzi.

  4. Pietro Brogi

    La attuale situazione di natalità porta ad avere circa 300.000 nati all’anno ed attualmente circa 150.000 giovani vanno via dall’Italia ogni anno. Se rimanesse stabilmente tale fuga, con quella natalità la gran parte delle proprietà immobiliari in Italia potranno trovare solo uso per vacanze o rifugio per immigrati. Qualche idea su come pagare il debito che stiamo ancora facendo aumentare nel nome delle ‘next generations?’ Possibile che in Italia siamo fra le nazioni che tassano meno i redditi da lavoro sopra i 75.000 € ed abbiamo rendite finanziarie non cumulate con gli stessi redditi? Tutto questo oltre a non fare praticamente pagare tasse sull’eredità…… In compenso siamo pronti ad accettare tagli immensi sulle libertà individuali (violando la Costituzione) compreso la messa al bando di chi non abbia un pensiero omologato: dagli al pericoloso sovversivo che propugna ideali di libertà…..”Mala tempora currunt”

  5. Belzebu'

    La proposta di Letta di una dote per i giovani da finanziare …………………………

    Una proposta indecente per chi è abituato a crearsi il lavoro, ottenere le commesse, svilupparle, eseguire e consegnare il prodotto finito.
    Proposte normali, invece, per tutti coloro i quali nella loro vita hanno sempre preso dagli altri e non hanno mai dato niente. Come i politici italiani autentici parassiti della società di cui ne potremmo fare diligentemente a meno.
    Ai giovani occorre insegnare a rimboccarsi le maniche e faticare magari portando la pressione fiscale al 10% sul reddito netto. I politici e prassiti di stato non pagano niente. NIENTE! Le tasse gliele pagano i lavoratori.

  6. Enrico Motta

    Alcune osservazioni : 1)In un paese con debito pubblico quasi il doppio del PIl, se si riuscisse a recuperare un po’ di gettito dalle imposte (non solo di successione, voi citate anche l’evasione ), si può darlo per assecondare “le proprie aspirazioni” e ” viaggiare”, sia ai poveri che ai ricchi diciottenni ? 2) Lo sapete che il numero di giovani che farebbero pessimo uso del regalo (tossicodipendenti, malavitosi), non è trascurabile?. Non discuto delle componenti edonistiche della gioventù, ma l’aiuto di Stato, a debito, per sostenerle mi sembra il frutto di una nuova corrente di pensiero economico, la Calandrinomics che ha come testo fondamentale il Decameron, VIII,3.

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