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Superlega e nuova Champions League, dov’è la concorrenza?

Il progetto, per ora accantonato, di una Superlega europea di calcio avrebbe violato il diritto della concorrenza dell’Ue. Ma anche il nuovo formato della Champions League approvato dalla Uefa non è da meno. Interverrà la Commissione?

La Superlega viola il diritto della concorrenza

La Superlega ha fallito e la maggior parte degli appassionati di calcio è felice e soddisfatta. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che, nella stessa settimana in cui il progetto naufragava, il congresso Uefa approvava il nuovo formato della Champions League, destinato ad aumentare in misura significativa le disuguaglianze tra i club. È il momento, quindi, di agire: in particolar modo, la Commissione europea dovrebbe applicare in maniera rapida e stringente il diritto della concorrenza. Diritto che cozza tanto con la formazione di una Superlega quanto con il nuovo formato della Champions League. Vediamo perché.

Le squadre di calcio competono tra loro per conquistare tifosi, visitatori dello stadio e telespettatori. Si prenda per esempio una bambina di nove anni di Torino che gioca a calcio. Non è ancora tifosa di un club professionistico, ma ci sta pensando. Vorrebbe affezionarsi a un club della propria città. Inoltre, sarebbe ideale che il club potesse essere in grado di vincere grandi trofei, tra cui il titolo europeo più prestigioso.

Al momento, la ragazza può scegliere tra due club: Torino e Juventus. Il Torino è sfavorito, ma negli scorsi anni si è avvicinato a una qualificazione europea. E ogni club che si qualifica per un torneo continentale ha una possibilità di vincerlo: pertanto, anche il Torino è un candidato attraente. Se la Juventus volesse far sì che la ragazza diventasse tifosa bianconera, sarebbe meglio che mantenesse bassi i prezzi delle maglie e dei biglietti dello stadio.

Se il piano per la Superlega non fosse fallito, la Juventus avrebbe giocato nel neonato campionato e il Torino no e quindi non sarebbe mai potuto diventare campione d’Europa, dal momento che la Superlega sarebbe diventata la massima competizione europea. Dunque alla nostra bambina sarebbe rimasta una sola scelta: la Juventus. In altre parole, in questo caso la Superlega avrebbe ridotto la concorrenza economica e lo stesso sarebbe accaduto per molte altre persone in tutta Europa. Di conseguenza, i prezzi dei biglietti degli stadi, degli abbonamenti tv e delle maglie dei club sarebbero aumentati.

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Un obiettivo importante del diritto europeo della concorrenza è mantenere bassi i prezzi. Ecco perché vieta espressamente “tutti gli accordi tra imprese […] e le pratiche concordate che […] hanno come effetto è […] la prevenzione, la restrizione o la distorsione della concorrenza”. Ogni Superlega si basa su un accordo tra club di calcio professionistici e, da un punto di vista legale, i club professionistici sono imprese. Poiché una Superlega riduce la concorrenza, viola la legge apposita. È giunto il momento che la Commissione europea lo dichiari in modo più esplicito, per assicurarsi di non avere a che fare con un altro progetto analogo tra cinque anni.

E la nuova Champions League?

Arriviamo ora al nuovo formato della Champions League. Anche questo formato non è in linea con il diritto della concorrenza. Perché?
Dal 1998 i grandi club europei minacciano di tanto in tanto di lasciare la Champions League e dare avvio appunto a una Superlega se la Uefa non s’impegna a incrementare i loro ricavi e le loro possibilità. E in tutti questi casi la Uefa ha ceduto alle minacce: la distribuzione dei ricavi televisivi, per esempio, è divenuta sempre più diseguale negli ultimi vent’anni e grazie a ciò i grandi club sono diventati ancora più forti. Anche quest’anno la Uefa ha ceduto alla minaccia che alcuni grandi club avrebbero dato vita a una Superlega (minaccia di cui i giornali avevano già riferito alla fine del 2020) offrendo, con il nuovo formato della Champions League, più partite e quindi maggiori ricavi ai grandi club. Che, quindi, diventano ancora più forti.

Se l’Ajax giocherà più stagioni nella nuova Champions League, mentre i suoi principali rivali olandesi Psv Eindhoven e Feyenoord giocheranno in quella competizione meno spesso (o per niente, uno scenario non improbabile), avrà così tanti ricavi extra che Psv e Feyenoord non potranno mai più colmare il gap. Un ragazzo della regione del Twente, nell’est dei Paesi Bassi, che vuole diventare tifoso di un top club, allora avrà una sola scelta: l’Ajax. Quindi anche qui la concorrenza è calata. Per dirla più chiaramente: l’Ajax potrebbe ottenere il monopolio del calcio di alto livello sul mercato olandese. E no, la Juventus non può davvero competere con l’Ajax sul mercato olandese, perché agli olandesi piacciono soprattutto i club del proprio paese.

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In altri paesi, il nuovo formato della Champions League ridurrà anche la concorrenza sui mercati dei biglietti per gli stadi, delle trasmissioni tv e del merchandising dei club. Abbiamo visto che questo è il risultato della minaccia di una serie di grandi club di dare vita a una Superlega. In altre parole, è il risultato di “pratiche concordate”: pertanto, sia le minacce sia il conseguente nuovo formato della Champions League non sono in linea con la legge sulla concorrenza e la Commissione Europea è obbligata a vietare entrambi.

Nel caso in cui questo avvenisse, le decisioni della Uefa e delle federazioni calcistiche nazionali si baseranno ancora una volta sulle tradizionali procedure democratiche, anziché sulle minacce dei grandi club. I risultati? Entrate più alte per i club più piccoli, un numero maggiore di club in grado di vincere trofei importanti, prezzi più bassi e quindi più persone che guardano il calcio, maggiore equilibrio competitivo in campo e quindi più piacere per i tifosi e più opzioni di scelta per i bambini di Torino e del Twente. Cosa sta aspettando la Commissione?

* Questo articolo è parzialmente tratto da un precedente articolo scientifico apparso su Managing Sport and Leisure.

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  1. antonio cometto

    L’autore dell’articolo è certamente un’autorità in materia di economia, ma alla base del successo di questo sport ci sono anche meccanismi psicologici e sociologici. I fuoriclasse in grado di creare entusiasmo con le loro giocate sono pochi e quindi solo le (poche) squadre in cui giocano risulteranno interessanti per il pubblico e remunerative per il sistema economico che governa il calcio

  2. Marco

    Cosa succederebbe se i grandi club europei si fondessero in una unica società, di cui ogni squadra diventerebbe solo una espressione geografica, cosí da dar vita ad una superlega che a quel punto non infrange piú la concorrenza?

  3. Fabrizio Balda

    Alla base di tutto il ragionamento c’è un assunto sbagliato, ossia che un giovane italiano debba per forza diventare tifoso di una squadra italiana, uno spagnolo di una spagnola, ecc…la commissione deve ragionare in ottica europea e, se si allarga la visuale, il ragionamento non vale più.

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