logo


  1. Marcello Rispondi
    Comincerei con il farmi una domanda molto semplice: è credibile il numero di contagi e di morti segnalato dalla John Hopkins e dal WHO? Si registrano 148 mil di contagi e circa 3 mili di morti con un tasso di fatalità del 2%. 5 tra i paesi del G7 sono tra i primi 20 per numero di morti da covid per milione di abitanti. Vi sembra credibile che i paesi con i NHS più avanzati del mondo abbiamo i più alti tassi di mortalità, di 5 volte superiori a quello della Turchia? Escludiamo i paesi asiatici "modello", cioè Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore, cioè paesi che avevano in qualche modo sperimentato la presenza della SARS e che avevano dei piani di comporatmento, i dati sul resto dei paesi in Africa, Asia , Sud America vi sembrano affidabili? Vi sembra credibile che Svizzera, Germania e NL, che dichiarano un numero di decessi covid per milione della metà circa di quello dell'Italia, abbiano un tasso di mortalità più elevato di Iran, Russia, Uruguai, Pakistan ecc? Ho molti dubbi, anzi attribuisco una probabilità molto elevata all'inattendibilità di quei dati. Le isole come NZ e Aus fanno storia a se. In EU ci sono criteri di classificazione della causa di decesso diverse. Credo che i dati italiani siano quelli più credibili e accurati: segnalano un tasso di letalità (CFR) attorno al 4% che è quello comunicato dalla Cina all'inizo della pandemia.. L'aspettativa di vita, l'inquinamento, la numerosità delle coorti più anziane non spiegano differenze così elevate.
  2. Maurizio Pratolli Rispondi
    I criteri per il conteggio dei decessi attribuiti al covid sono uniformi fra tutte le nazioni oppure la vera discriminante fra i paesi sono prprio i sistemi di rilevazione dei casi?
  3. valentino compagnone Rispondi
    Prima di ogni riforma, per comprenderne la necessità ,occorre spiegare agli italiani (non solo ma anche a chi ha un interesse potenziale per l'ìItalia ) che non si tratta di una foruncolosi riformista (come quella che portò alla emanazione di una nuova legge bancaria laddove bastava qualche correttivo di quella esistente e Cottarelli ne sa qualcosa) ma di rimedio a che cosa non ha funzionato o sia inadeguato rispetto alla supermeditata riforma degli anni 70,anzi farei di più un aggiornamento del Plebano :la storia di un paese vista attraverso la evoluzione e le dottrine della sua finanza best
  4. Massimo Rispondi
    Risulta un po’ piccolo il numero di variabili considerate, e sarebbe anche interessante conoscere l’associazione con alcuni fattori che possono essere associati all’inquinamento come la densità di popolazione o l’uso dei mezzi pubblici
  5. Enrico Motta Rispondi
    Tra i fattori che hanno determinato una diversa mortalità nei i paesi orientali, compresi Australia e N.Z., ed Europa, consiglio un articolo di The Lancet del 28 Novembre 2020, autore J. Martinez Hernandez, pag 1733. L'autore critica la Direttiva EU 2020/739, in cui si classifica il virus del Covid come rischio 3 (che non è il livello massimo), mentre i paesi orientali con Australia e N.Z. lo hanno classificato rischio 4, il massimo, come peste, Ebola e vaiolo. Da ciò, secondo l'autore è conseguito un diverso approccio alla pandemia.
  6. Savino Rispondi
    In Italia manca ogni forma di welness ed il welfare corrisponde alla pensione. Parliamo meno di pensioni, così come le ha realizzate la prima Repubblica, e parliamo più di benessere psico fisico per gli anziani con l'assistenza e per i giovani con il lavoro e i diritti.
  7. MAURIZIO PORTALURI Rispondi
    Come gli Autori stessi notano, la spesa sanitaria. qui assunta procapite, potrebbe essere indirizzata verso settori ininfluenti sul controllo della pandemia. Oppure non essere universalistica: quella USA per esempio è molto disuguale nella popolazione. Sarebbe interessante osservare la relazione tra mortalità e quota destinata alla prevenzione e, separatamente, alla medicina generale. Tra i paesi storici della UE interessante vedere il Portogallo che su quest'ultima pare avviarsi a notevoli riforme. Un altro fattore potrebbe essere la precocità delle terapie nei soggetti paucisintomatici. ma comprendo che è difficile tenere sotto controllo troppe variabili. Analisi molto interessante. Grazie
  8. ROSARIO FONTANELLA Rispondi
    La minore abitudine al contatto tra le persone non può essere considerato, in base ad una valutazione seria, la motivazione che ha prodotto un numero infinitamente minore di contagi. I motivi sono: tamponi, tracciamento ed isolamento. Tutti i paesi del sud est asiatico hanno adottato queste metodologie, anche perchè arrivavano dall'esperienza della SARS. Inutile dire che i loro piani pandemici erano aggiornati! Inoltre è sicuramente vero che i paesi con la popolazione più anziana hanno avuto più morti ma come la mettiamo con il Giappone che, insieme al nostro paese, ha la popolazione più vecchia al mondo? Il segreto è presto rivelato: TAMPONI, TRACCIAMENTO E ISOLAMENTO!! I paesi asiatici (quasi tutti...), regimi autoritari o solide democrazie, hanno avuto pochissimi contagi e pochissimi morti (Taiwan 12 morti, per esempio, da inizio pandemia). Comprendo la paura del confronto ma il fallimento dell'Occidente nella lotta al COVID19 è un dato di fatto. Per rispondere poi a quelli che dicono che molto ha pesato l'elemento culturale, ricordo che Australia e Nuova Zelanda, applicando gli stessi metodi di Taiwan, Corea del Sud, Giappone ecc. hanno ottenuto gli stessi risultati.
  9. Rocco Ponzano Rispondi
    Ringrazio il prof. Cottarelli e la dott.ssa Paudice per il loro contributo. Trovo che nel modello manchi tuttavia una variabile importante: il livello d’efficienza degli ospedali e dei diversi protocolli sanitari applicati nei diversi paesi. Sono Italiano, vivo in Francia, e se mi venisse il Covid preferirei farmi curare in Francia, piuttosto che in Italia: il rapporto tra contagi e decessi, o ospitalizzazioni e decessi, é molto più basso in Francia vs. Italia... Cordialmente, RP
  10. Alice Rispondi
    A quanto dovrebbe ammontare la "compensazione" in termini di risorse per contrastare le malattie più comuni (tumori, disturbi cardiocircolatori, diabete) qualora queste nel 2020 abbiano ricevuto una minore attenzione, a causa dell'emergenza Covid-19, onde evitare "la resa dei conti" nel giro di qualche anno?