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  1. Ezio Pacchiardo Rispondi
    Il blocco dell'Alta Corte della Germania alla ratifica del Recovery Fund (RF) della UE è un passo incerto in quanto non rifiuta il RF, solo lo blocca e quindi lo rinvia nel tempo. Per quanto attiene alla Germania la Deutsche Bundesbank (DB) con tutta probabilità dovrà seguire l'eventuale dettato, quale che sarà, dell'Alta Corte, mentre le altre banche, salvo incappare in questioni legali, forse potrebbero agire in libertà. Se così fosse il finanziamento del RF pur con qualche difficoltà potrebbe avere sufficienti finanziatori. Già in passato quando il problema della ratifica del trattato del RF si era evidenziato erano emerse alcune interpretazioni di indirizzo tra loro diametralmente opposte, tra chi sosteneva che essendo la UE una istituzione di più paesi e per di più indipendente dalla Germania, avrebbe potuto procedere con il RF senza problemi, salvo trovare i finanziatori, altri invece sostenevano la tesi opposta, ovvero che la UE avrebbe dovuto agire come eventualmente voluto dall'Alta Corte della Germania. La questione è tutt'ora aperta e rischia di favorire discussioni tra i rigoristi ed i separatisti. C'è però un segnale molto forte e riguarda l'atteggiamento che prenderà Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione Europea, il rigorista che si è convertito al sostegno del RF, vedremo se questa sua nuova convinzione potrà guidare anche gli altri rigoristi.
  2. Henri Schmit Rispondi
    2/2 2016). Il paradosso del nuovo caso ora commentato è che i richiedenti anti-europeisti contestano una violazione da parte degli organi costituzionali tedeschi (il Bundestag) dell’articolo 311 TfUe, secondo cui “Il bilancio, fatte salve le altre entrate, è finanziato integralmente tramite risorse proprie”. Questa volta sarebbe quindi per assurdo l’assemblea sovrana tedesca ad andare oltre i patti pregressi. Il debito obbligazionario comune di € 750 milioni per rifinanziare gli impegni del Recovery plan sono “risorse proprie” o un’altra cosa? Visto che secondo il BVerfG sono gli Stati membri e i loro organi costituzionali (più o meno democratici) che fanno, rifanno e disfanno i trattati, e quindi li interpretano, la risposta di merito non fa dubbio e il problema sollevato è solo semantico. La decisione sulle risorse proprie e la ratifica del Bundestag varranno ovviamente solo per “gli importi attualmente concordati”; ulteriore debito comune (eventuali eurobond invocati recentemente dal PdC Draghi, molto diversi da quelli rivendicati un anno fa come uno slogan dal PdC Conte, e dai suoi numerosi caudatari, anche su questo blog), necessiterebbe una nova decisione unanime del Consiglio e, a titolo di ratifica democratica, “un nuovo coinvolgimento del Bundestag”.
    • Henri Schmit Rispondi
      Devo completare 3/3. Se un rinvio di questioni pregiudiziali sembra inevitabile, si dà per scontata un’interpretazione ampia delle competenze europee da parte della CGUE. Una questione giuridica è se il debito comune di € 750 milioni con scadenza a 38 anni serve davvero per un caso d’emergenza previsto all’art. 122 TfUe o se è invece un primo passo verso un indebitamento strutturale dell’UE non previsto dai trattati quindi vietato. Gli eurobond menzionati dal PdC Draghi implicherebbero una trasformazione dell’UE in unione fiscale: non più i Parlamenti nazionali, ma il PE e gli altri organi europei deciderebbero dell’indebitamento futuro comune. I cittadini contribuenti di tutti gli SM garantirebbero sul loro patrimonio le politiche attive dell’UE in tutti i campi di sua competenza, sempre più ampi. Anche se l’impegno rimane pro rata (PIL), i cittadini di uno SM rischiano che quelli di un altro SMo sostengano governi e politiche fiscali divergenti e inefficienti conducendo all’insolvenza (incapacità di onorare i propri impegni = debito pubblico e contributi all’UE). Gli altri SM dovrebbero versare i contributi europei senza assolvere lo SM insolvente dei suoi obblighi verso l’UE e verso debitori terzi. Questo scenario spiega l’argomento della Verfassungsidentität che limita il potere del legislatore: i cittadini contribuenti tedeschi sono garantiti dal Grundgesetz che ogni loro impegno fiscale è deciso o ratificato di volta in volta dal loro rappresentante eletto il Bundestag.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Sono d’accordo con l’autore: probabilmente ci sarà una decisione entro poche settimane (pochi giorni), positiva con alcuni richiami condizionali e senza rinvio alla CGUE. Serve pure una revisione della Patto di stabilità. Non condivido altre considerazioni meno esplicite. Non è l’azione diretta che spiega il ruolo del tribunale: dichiara quasi tutte le richieste inammissibili e sceglie quindi lui stesso le materie che intende trattare. Il BVerfG non è un freno all’integrazione ma il suo migliore garante. Non è un baluardo (fastidioso nell’ottica dei falsi europeisti) della “sovranità teutonica”, ma il fondatore e garante storico e sistemico della democrazia e dello stato di diritto in Germania (scelta iniziale dei giudici non compromessi con il precedente regime; interpretazione ampia dei propri poteri; teoria dei diritti e del diritto pubblico ispirazione dei giudici e dei giuristi negli altri paesi; cf. l’analisi di Jestaedt, Lepsius, Möllers, Schönberger in Das entgrenzte Gericht, eine kritische Bilanz nach 60 Jahren BVerfG, 2011), e, attraverso la davvero impressionante autorevolezza, anche altrove. La decisione di un anno fa relativa ai poteri della BCE ha consolidato la teoria dell’UE come organizzazione internazionale fondata sulla sovranità degli SM e sul potere supremo in questi stati dei popoli sovrani che si esprimono attraverso elezioni, referenda e i loro parlamenti (cf. Dieter Grimm, Europa ja – aber welches? Zur Verfassung der europäischen Demokratie, 2016).
  4. Andrea Zatti Rispondi
    La questione è in effetti intrigante da un punto di vista della compatibilità con l'art. 311. Sinora tale disposizione è sempre stata intesa nel senso che l'UE non potesse indebitarsi per coprire spese a fondo perduto. La nuova decisione risorse proprie va oltre a questa impostazione e prevede tale possibilità in via 'tempornea ed eccezionale', attraverso un incremento del massimale ben identificato e limitato nella dimensione e nel tempo. Non mi pare si ponga quindi un problema di perdita di controllo da parte dello Stato tedesco, per ben due motivi: - la possibilità è appunto temporanea, eccezionale e limitata'; - la decisione risorse porprie deve essere ratificata dai singoli stati. Ciò che emerge in realtà è la fragilità dell'impianto dei Trattati UE che si mostrano sempre più indadatti ad affrontare situazioni di crisi così come invece avviene in realtà compiutamente federali. Ciò costringe ad assumere le decisioni in condizioni di emergenza, con equlibrismi al limite della censura (portando poi a sostenere che tale censura non può avvenire altrimenti le conseguenze sarebbero troppo gravi) o sfruttando canali extra-UE. Il problema è che per garantire tale logica 'assicurativa' all'intervento europeo, l'assicurazione (attraverso il bilancio) andrebbe fatta prima dell'incidente e non dopo che è avvenuto, altrimenti chi è chiamato a pagare (i tedeschi) qualche ragione di lamentarsi ce l'ha .....