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  1. Giovanni Rispondi
    Le detrazioni e l’Anf costano 12,9 miliardi ma per le detrazioni non si capisce se sia un costo giuridico (cioè calcolato senza tener conto della situazione complessiva del contribuente) o monetario. Esempi di costo monetario zero: 1) le detrazioni per coniuge o altri familiari a carico, per lavoro dipendente o pensione, per oneri e quelle per ristrutturazione/risparmio energetico già da sole annullano l’Irpef dovuta dal contribuente; 2) l’evasore totale ovviamente non dichiara il figlio a carico; 3) chi presenta la dichiarazione con il figlio a carico ma non versa l’Irpef. Quindi se ci sarà l'erogazione monetaria non penso che i 6 miliardi aggiuntivi bastino. Poi la legge non interviene sulle detrazioni per le spese dei figli, quindi abbiamo che l’assegno viene dato a due genitori ma le spese dei figli verranno scaricate, dato che le istruzioni del 730 dicono che basta annotare a penna il documento di spesa, da quello che ha più convenienza fiscale e quindi favorire chi ha l’Isee maggiore. Inoltre con l’Isee ogni accertamento fiscale, anche per un sbaglio sulla competenza di costi e ricavi, dà luogo ad un’altra sanzione e quindi è da rivedere sia l’aspetto sanzionatorio sia l’ente che contesta la sanzione e prevedere forme di ravvedimento. Infine non c’è il divieto di usufruire della detrazione per altri familiari a carico quindi un nonno può mettersi a carico il nipote oppure se il coniuge è studente inferiore a 21 anni si può usufruire della detrazione per coniuge.
  2. Paolo C. Rispondi
    La riforma dell'assegno unico che entrerà in vigore a decorrere dal prossimo 1° luglio, pur accogliendo i principi di universalità e selettività moderata, sembra nel suo insieme lacunosa e poggiata su assunti non dimostrabili. Lacunosa, poiché non sappiamo a tutt'oggi cosa intende fare il policy maker nei confronti delle famiglie che andrebbero a perdere con la nuova riforma (pare siano 1,3 milioni non certo briciole): si applicherà una clausola di salvaguardia? Poi, una parte degli attuali assegni familiari (privato) prossimi a essere smantellati, sono oggi autofinanziati dai contributi sociali: cosa succederà? Saranno eliminate del corrispondenti aliquote? Ma poi la cosa che mi lascia stupefatto è l'assunto (tutt'altro che dimostrabile) che il peso economico figlio diminuisca con l'età! E' controintuitivo credere che mantenere un figlio all'università e nelle sue spese quotidiane sia economicamente più sostenibile di mantenere un figlio alle elementari. Mentre la strada più giusta per sollevare le famiglie dal costo di accudire i figli oltre l'anno di vita e al di sotto dei 6 anni è quella di rendere gratuiti asili nido e scuole materne delle strutture pubbliche, o per lo meno abbattere dell'80 il costo delle private in caso di incapacità di offerta pubblica (magari modulandola da un 100% per le famiglie con ISEE sotto i 30mila euro sino a 80% da 60mila in su). Occorre poi riforma seria sui libri scolastici che fa guadagnare solo le case editrici e obera le famiglie.
  3. Giuseppe Baldi Rispondi
    Ma è un riforma fuori tempo, elaborata alla Leopolda e cavallo di Battaglia renziano che lega i giovani ai nuclei famigliari impedendo la loro indipendenza economica dai 18 anni in tutti i paesi europei invece vi è una indennità di cittadinanza individuale per giovani inoccupati o disoccupati questi intellettuali renziani ci fanno tornare indietro
  4. Maurizio Rispondi
    Una criticità sulla quale è purtroppo assente qualunque riflessione (tecnica e politica) consiste nel fatto che l'ISEE incorpora diverse distorsioni nel misurare bene la condizione economica. Certo il nodo non riguarda solo il sostegno per i figli. ma sarebbe bene non eluderlo
  5. Massimo C. Rispondi
    Sarebbe stata molto più equa una proposta di assegno flat, veramente universale, come in tutta Europa, al limite decurtato dopo Isee molto alti (70.000?). O assegno fisso per tutti, che sale solo per redditi molto bassi dopo presentazione di Isee. Equità è anche orizzontale, oltre che in rapporto a evasione, e verso famiglie numerose. (Perché in Italia è così difficile?)
  6. alessandro Rispondi
    Savino, sinceramente non vedo la responsabilità di Letta nell'argomento trattato. Lavorare per concedere una maggiore autonomia lavorativa (e quindi di vita) ai nostri ragazzi è invece senz'altro un obiettivo da perseguire. A Carmelo ricordo che alcuni degli attuali istituti (ANF) hanno decorrenza 30.6 e che non c'è mai un giorno sbagliato per far partire una buona riforma (se questa lo è). Agli autori un grazie per il lavoro.
  7. Giuseppe Spazzafumo Rispondi
    Io resto dell'idea che l'unica iniziativa valida sarebbe il quoziente familiare.
  8. Giacomo Rispondi
    E' giusto estendere agli autonomi il sostegno per i figli. Però questa sarebbe l'ennesima voce fiscale che decresce con il superamento di una (bassa) soglia di reddito (anche se mediato dall'indicatore ISEE). Va bene per gli evasori fiscali, che avranno un sacco di soldi che prima non avevano, va meno bene per gli italiani onesti. Che ne pensano gli autori di questo articolo?
  9. Carmelo Rispondi
    Cambiare a metà dell'anno in corso il regime di detrazioni dentro l'Irpef e Anf sembra puro azzardo, soprattutto se qualcuno - come sembra - rischia di perderci.
  10. Savino Rispondi
    Letta si preoccupasse dell'indipendenza economica dei ragazzi, piuttosto che di farli votare presto. Di fatto, abbiamo legittimato la paghetta fino a 21 anni e magari oltre, anzichè assicurare l'opportunità per un lavoro ed un lavoro da persone formate ai nostri ragazzi, cosa garantita alla solita generazione dei garantiti che concede solo la paghetta per comprare la pizza o per un taglio di capelli. E meno male che Letta arriva da Parigi per venirci a dire questa cosa, andasse a verificare l'indipendenza economica dei ragazzi francesi o tedeschi. Sinistra drammaticamente fuori dalla realtà, dentro le favole degli anni '70 e fuori da questi tempi maledetti in cui la povera gente avrebbe bisogno di una sinistra vicina e che, invece, si è accostata solo al rigore sanitario.