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  1. carlo des dorides Rispondi
    Sono presidente del Comitato di selezione di un'azienda pubblica. Nella mia esperienza la pandemia ha modificato in misura marginale il processo selettivo, agendo soltanto sulle modalità con le quali viene realizzato il colloquio (in presenza o in remoto) di approfondimento delle caratteristiche dei diversi candidati. Infatti, sia in presenza che in remoto, è necessario partire dalle esperienze/competenze dichiarate nei CV e scandagliarle per comprendere sia la loro effettiva presenza sia la loro omogeneità rispetto a quelle richieste nei profili delle vacancies aziendali. E questo vale sia per la parte tecnica della selezione (verifica delle conoscenze tecniche richieste nel profilo di riferimento) che nella realizzazione di eventuali assessment delle capacità/orientamenti delle persone. L'esperienza mi porta a dire che lo strumento più utilizzato dalle persone per la descrizione del proprio profilo professionale (CV europeo) non ha un'elevata qualità. Infatti si sostanzia in un elenco di esperienze professionali in genere indifferenziate, che descrivono solo in parte le caratteristiche professionali delle persone. Le 'ore di volo' del selezionatore però fanno sì che egli possa scandagliare i pieni ed i vuoti del CV, proprio per comprendere le caratteristiche delle persone. Per esperienza diretta sono a mio avviso più efficaci i CV che, oltre all'elenco descrittivo dei passaggi, riportano anche una breve sintesi in premessa delle caratteristiche del profilo dei candidati.