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  1. Enrico D'Elia Rispondi
    Mi pare che l'articolo si basi troppo sulle aspettative degli operatori e trascuri invece il ruolo dei mercati finanziari che, per come funziona il QE, hanno drenato quasi tutta la liquidità immessa sul mercato per investirla in operazioni finanziarie. Il risultato è stato una totale dissociazione tra i prezzi dei beni e servizi (su cui si calcola l'inflazione) e i corsi azionari. Posto che i prestiti a imprese e delle famiglie costituiscono ormai una frazione insignificante del totale degli scambi finanziari, e che gli investimenti reali reagiscono più alle prospettive di crescita che ai tassi di interesse, non vedo perchè dovrebbero esserci rischi immediati di inflazione. Anche con tassi negativi e ampi deficit pubblici, le risorse che arrivano davvero sul mercato reale non aumentano e quindi è difficile che generino pressioni sui prezzi.
  2. n.n. Rispondi
    Se continuano, scandalosamente, ad aumentare lo stipendio ai pubblici dipendenti, l'inflazione agirà solo su di loro, pro o contro. Per tutti gli altri inflazione moltiplicato reddito zero = 0,00. A quet'ultimi è rimasta solo la casa su cui bombardare un'altra cinica patrimoniale europeista o comunista.
  3. Antonio Petrillo Rispondi
    Gli agenti di cui si parla nell'articolo sono imprese e famiglie. Il ragionamento del prof. Monacelli vale molto probabilmente per le imprese. Mi chiedo quanto valga anche per le famiglie. Per quanto si debba sempre e comunque parlare di scarsità, sta di fatto che per certi aspetti ed entro certi limiti si possa e si debba parlare anche di abbondanza (per non dire sovrabbondanza). Basta frequentare i super-mercati ed avvertire quel certo sottile velo di angoscia. A fronte di una "abbondanza" reale o percepita, la famiglia chiude il ciclo quanto meno annuale del consumo. Una parte del reddito viene (come si dice) risparmiata. In un certo senso il povero si comporta come il ricco: non consuma, accumula. Un male? Ma no, indubbiamente un bene. Un problema però per le autorità monetarie, alle quali forse spetterebbe lo strano compito di quantificare quanta "roba" stia sotto il "materasso". Che fare poi di questa roba? Sarebbe il caso di andare a stanarla? Dal mio punto di vista, direi no e poi no. Il "materasso" è una specie di santuario, Vallo a toccare e poi vedrai l'effetto. L'average inflation targeting mi dà un po' l'idea dell'apprendista stregone. Se riesce nei suoi intenti, incrementa quantità piuttosto che qualità. Possiamo dire che quella del "consumo" è una dimanica "complessa", nel senso tecnico di "non riducibile ad un sistema di equazioni"? E poi. quella che oggi è povertà percepita, 80 anni fa era sufficienza se non opulenza. Mi si creda. esperienza personale.