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  1. Enrico D'Elia Rispondi
    L'analisi mostra che una quota tra l'8 e il 24% delle imprese è a rischio, con una esposizione che va da 9 a 23 mld. La questione è: quanto ci metterà l'economia a creare altrettante imprese sane, seppure con tutti gli aiuti di stato immaginabili? La sola protezione dei creditori, per evitare fallimenti (e npl) a catena, potrebbe costare tra lo 0.5 e l'1.3% del PIL (pre covid). Supponiamo che il capitale fisico delle zombie o quasi-zombie valga almeno quanto il loro indebitamento (a meno di considerare le banche del tutto sprovvedute). Questo significa che, per creare nuove imprese sarebbero necessari nuovi investimenti superiori agli interventi richiesti a suo tempo alla Gepi (2 mld euro tra il 1971 e il 1997, quando fu soppressa). Credete che sia realistico?
  2. Giuseppe Capuano Rispondi
    Oggi è stato postato un articolo con il titolo “Imprese zombi quante sono davvero” dove si individuano 81mila imprese a rischio fallimento in base ad alcune parametri. La mia prima reazione alla lettura dell’articolo della Lavoce.info è di chiedere più rispetto ai colleghi economisti quando parlano di imprese e imprenditori e non apostrofarli nei fatti come “morti che camminano”. Inoltre, se consideriamo la dimensione media delle imprese italiane parliamo di circa 300mila posti di lavoro diretti e di circa 600mila indiretti ragionando in termini di filiera, che andrebbero persi. Un impatto tremendo che causerebbe un aumento del tasso di disoccupazione di circa il 25% con effetti sociali devastanti. Un aspetto assolutamente non considerato nell’articolo. Di fronte a questo nefasto scenario i colleghi, con un approccio meramente “ragionieristico” e superficiale propongono alla politica di lasciare andare alla deriva queste imprese e occuparsi delle altre imprese “meno fragili”. E’ come dire che in un ospedale si curano solo i “quasi sani”. Richiamerei i colleghi a riflettere, in particolare in questo particolare momento storico, sulle loro affermazioni e sui loro suggerimenti di policy dai quali, da studioso delle MicroPMI, assolutamente mi dissocio.
    • Shadok Rispondi
      Beh, il paragone fra esseri umani e imprese è quantomeno improprio. Se un'azienda attraversa un periodo temporaneo di crisi è giusto aiutarla a superarlo, sempre che l'entità dell'aiuto lo giustifichi, ma tentare di salvare aziende che già prima della crisi Covid erano decotte è costoso, inutile e penalizzante per le aziende "sane". Un'azienda zombie NON è un essere umano e DEVE sparire, sono gli addetti (e magari anche i titolari) che devono essere sostenuti, anche economicamente, riqualificati, ecc.