Lavoce.info

Stazioni appaltanti qualificate per gli investimenti pubblici

Per migliorare la governance delle infrastrutture in Italia serve puntare su stazioni appaltanti qualificate, agevolandone il lavoro con una normativa semplice ed essenziale. Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale per identificare eventuali anomalie.

La necessità di pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti pubblici con certezza di tempi e costi richiede di affrontare i problemi strutturali della governance delle infrastrutture in Italia. Una strategia di ampio respiro dovrebbe prevedere un cambio di prospettiva centrato sulla competenza delle stazioni appaltanti, una normativa semplice ed essenziale e su controlli di sostanza prima ancora che di forma.

La competenza delle stazioni appaltanti

Come richiamato da Mario Draghi nel suo discorso al Senato, occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per realizzare gli investimenti con certezza dei tempi e dei costi. Vari studi hanno mostrato che la competenza delle stazioni appaltanti incide significativamente sui tempi di costruzione e sui costi di realizzazione delle opere, nonché sul numero e qualità di brevetti generati a valle di appalti di ricerca e sviluppo. Inoltre, sappiamo che negli appalti pubblici, il danno dall’incompetenza può essere maggiore di quello della corruzione.

La buona notizia è che la normativa sull’affidamento dei contratti pubblici, D.Lgs 50 del 18 Aprile 2016 (Codice dei contratti pubblici), ha previsto (art. 38) l’introduzione di un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti che ne misura l’effettiva capacità tecnica e organizzativa di indire appalti pubblici per fasce d’importo, settori merceologici e aree territoriali. I requisiti richiesti sono individuati sulla base di caratteristiche tecnico-organizzative, competenze, esperienza pregressa e performance, in termini di scostamenti di costo e tempo, e delle tempistiche dei pagamenti ai fornitori. La cattiva notizia è che la norma a oggi è inattuata.

Normare per facilitare

L’approccio normativo deve essere finalizzato a facilitare il conseguimento degli obiettivi che stazioni appaltanti (opportunamente qualificate) si pongono, e non avere invece come obiettivo primario quello di arginare il malaffare. La logica del continuo sospetto danneggia la fiducia nelle istituzioni senza alcuna provata contropartita. Dal 2012 al 2020, l’Italia è passata dal 72° al 52° posto nell’indice di percezione della corruzione, ma a oggi resta tra le peggiori in Europa, preceduta da paesi come Oman e Ruanda. Si moltiplicano invece i dati sui ritardi nell’attuazione dei progetti approvati, sui ritardi nella spesa dei fondi europei e sui costi della burocrazia. Inoltre, la complessità normativa rende necessari continui sforzi di interpretazione anche per le più insignificanti questioni amministrative, come ricordato da Gabriele Buia, presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori) alla presentazione dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni dello scorso 10 Febbraio.

Leggi anche:  Lavori pubblici: cosa ne pensano i responsabili

Normare per favorire il raggiungimento degli obiettivi richiede una riflessione sul ruolo e l’azione della Corte dei conti, che – come sosteneva Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, alla cerimonia inaugurale del master in Procurement – dovrebbe subordinare la sua azione a una valutazione tecnica ed economico-statistica dei risultati, come fa negli Stati Uniti il General Accountability Office (Gao), e non ad una mera verifica formale. Uno studio recente ha dato riscontro empirico alla diffusa percezione che in Italia l’amministrazione sia spesso “difensiva”, quindi orientata al soddisfacimento del requisito regolatorio piuttosto che del risultato, preoccupata di incorrere in responsabilità.

Combattere la corruzione con controlli sostanziali

Per combattere la corruzione serve incrociare le banche dati e sfruttare la normativa antiriciclaggio per verificare la conformità tra tenore di vita ed entrate di funzionari pubblici e politici. Come ricordava il procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho audito davanti alle commissioni Giustizia e Finanze della Camera il 13 ottobre 2020: “Laddove le proprie disponibilità economiche non sono conformi alle entrate sorge il sospetto, e nei reati di corruzione c’è sempre un soggetto pubblico”. Il punto è fondamentale perché collega la corruzione al riciclaggio, fornendo uno strumento importantissimo nella lotta alla corruzione: la normativa antiriciclaggio.

Con questa è possibile eseguire i controlli utilizzando le tecnologie dal data mining, della graphich analysis e del clustering per individuare tramite l’intelligenza artificiale tra i clienti di un intermediario finanziario i dipendenti pubblici o gli esponenti del mondo politico che hanno un tenore di vita non conforme alle loro entrate. Nella figura è riportato un ipotetico caso. Al centro del grafico c’è una coppia di dipendenti pubblici che percepisce 6.500 euro mensili ma effettua bonifici a favore di un club di Montecarlo per 20 mila euro, spese per auto di lusso di 100 mila euro e riceve un bonifico per 100 mila euro da una società veicolo per la gestione immobiliare. Situazioni sospette come queste possono essere identificate in tempo reale e segnalate alla Fiu (Financial Investigation Unit), alla Dna (Direzione nazionale antimafia) o al Nucleo speciale di polizia valutaria, e quindi approdare alla procura competente.

Leggi anche:  Prezzo politico per Autostrade per l’Italia

In sintesi, per migliorare la governance delle infrastrutture in Italia serve puntare su stazioni appaltanti qualificate, agevolandone il lavoro con una normativa semplice ed essenziale, facendo uso delle banche dati e dell’intelligenza artificiale per identificare in tempo reale anomalie da segnalare agli organi competenti. La strada per il cambiamento passa per la competenza, la semplificazione e i controlli sostanziali.

 

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Chi comanda in pandemia

Successivo

Salvare i mutui (e la casa) di chi non ce la fa

13 commenti

  1. Alex

    Vero: “la strada per il cambiamento passa per la competenza, la semplificazione ed i controlli sostanziali”. Una sacrosanta verità. Ma parziale. La strada per il cambiamento è segnata soprattutto dagli uomini. Se si vuol dare una speranza di miglioramento per il futuro è imprescindibile formare ed affidarsi a uomini (e donne) con la “u” maiuscola. Il fondamento sono le persone. Quelle oneste.

  2. Antonio

    Si vuole spostare il problema dell’inefficienza della macchina amministrativa verso la corruzione del dipendente truffatore. Bene ma la domanda che sorge qui e sempre verso chi scrive articoli sul miglioramento dei processi e sulla riduzione delle “burocrazie” è: ma voi avete mai firmato un contratto come RUP? Ve ne siete mai prese le responsabilità? Come “Stato” non volete capire a chi state dando i nostri soldi?
    Io penso di no. Avete mai avuto a che fare con il portale dell’ANAC? Avete operato nel sito AVCpass? Avete avuto le difficoltà che abbiamo tutti i giorni sul suo malfunzionamento? Avete combattuto contro la difficoltà di ottenere informazioni sugli assurdi vizi di forma? Avete sperimentato il ritardo con cui queste informazioni richieste arrivano ? Non sarebbe anche e principalmente questo lo strumento per rendere più efficiente e migliorare i processi? In questa materia c’è molto da lavorare sulle infrastrutture italiane ma dall’interno. Cordialmente

    • Elisabetta Iossa

      Buonasera Antonio, grazie per il commento. Quella che descrive è in linea con la percezione che abbiamo e le riflessioni che abbiamo condiviso. Facilitare il lavoro di chi opera, semplificando processi e norme, snellendo procedure etc. Fare controlli a valle, di sostanza non di forma.
      Interessante la sua frase finale sul fatto che i processi vanno modificati dall’interno.
      Cosa blocca questo cambiamento nella sua esperienza?

      • Antonio

        Buonasera professoressa. Sono un tecnologo ma nel mio ambito di responsabilità ho anche una parte “burocratica” da svolgere ed opero su ANAC come stazione appaltante. Va modificato l’approccio verso l’utente. Facilitare e semplificare le procedure. Rendere lo scambio di informazioni più semplici. Alcuni documenti richiedono giorni se tutto va liscio. Esempio: sono l’utente qualificato dal mio Ente? Bene allora perché per comunicare devo riempire moduli, scannerizzare e poi inviare per poi attendere fino a che devo richiamare per sapere quello che succede? E se poi quel che accade è solo una lettera minuscola (succede spesso!)? L’umore degli operatori, sempre sul chi vive in attesa che l’utente si scateni a male parole la dice lunga! Oppure la mancanza di un’informazione duplicata (Codice appalto e CIG vanno insieme ma lo chiedono separato, tanto per fare un esempio). Il software di gestione all’interno del portale andrebbe ripensato a uso e gestione del RUP. Dovrebbero partire dalle richieste da parte degli operatori e lavorarci. Cordialmente

    • n.n.

      In questa materia c’è molto da lavorare sulle infrastrutture italiane ma dall’interno

      Con la magistratura, in parte, organizzata in bande (a difesa del crimine invece di combatterlo= fascismo rosso) contro i nemici politici, come puo’ pensare di modificare procedure costruite ad arte “Ad Escludendum?”

  3. Jel

    Dopo tangentopoli il sistema criminale pubblico si è riorganizzato liberalizzando, in parte, l’edilizia spicciola, obbligando pero’ tutti i progetti di trasformazione urbana a presentare un progetto urbanistico a monte, la cui valutazione spetta ad una commissione composta da politici eletti in consiglio comunale.
    La famigerata “commissione urbanistica”, con tempi di risposta incerti poiché senza scadenze per loro, non per il cittadino che deve rispondere entro 60 giorni, in Toscana ha sempre avuto un potere di selezione ideologica TOTALE, con la bocciatura o approvazione dei progetti edilizi obbligati al vaglio urbanistico. Quindi se non paghi le tangenti alla politica, in Toscana a p….o non ottenevi e forse non ottieni i progetti.

    • Elisabetta Iossa

      Buonasera Jel, grazie per il commento. Immagino che lei sia un imprenditore o comunque lavori in quel campo. Le associazioni di categoria delle imprese dovrebbero farsi sentire per fare rete, reti di imprese che si oppongono al malaffare. Utopia?

      • Jel

        Buonasera anche a lei. Certamente, appartengo ad ass.ordinistica obbligatoria, fortemente condizionata dalla politica. In Toscana se non fingi di aderire alla sinistra NON LAVORI. Non puoi pagare nemmeno la tangente. Dalla sua attività con focus sugli appalti, conoscerà meglio di me il sistema Italia. In Toscana come nel Lazio con Mafia Capitale, Sesto S.Giov. caso Penati ecc. ecc., tutti i posti istituzionali “crossing off o crossing target” sono di nomina politica per ricattabili, quindi aprono o chiudono alla comanda. Il merito non conta un fico secco a livelli altissimi.
        Pertanto, UTOPIA?, scusi, ho una certa età, ma non troverà nessun PALAMARA in questo settore. Chi lo ha fatto è morto.
        Stasera sentiamo se da Giletti accusano ancora Napolitano.

  4. Jel

    La via maestra piu’ veloce sarebbe quella di ridare l’urbanistica al governo nazionale, annullare tutte le leggi regionali in materia, ritornare alla Legge 17 agosto 1942, n.1150, una legge urbanistica ben fatta, chiara, snella di soli 45 articoli. La aggiornerei togliendo le approvazioni preventive, con controlli a opera edilizia ultimata per la conformità e con sanzioni scoraggianti gli abusi. I liberi professionisti nel rispetto della normativa sarebbero in grado di organizzare i lavori privati e pubblici, eliminando faraonici uffici, dirigenti incompetenti di nomina politica, costosi quanto inutili.
    I politici avrebbero meno potere di estorcere tangenti almeno in edilizia. Rimane la Sanità.

  5. Belzebu'

    In Italia la politica è diventata il veicolo dell’arricchimento piu’ facile, dta l’enorme spesa pubblica, senza sanzioni e controlli adeguati. Altrimenti non ci sarebbero TANTI LADRI DI STATO italiani e anche europei. Vd. Caso COVID, i cinesi ci dovevano regalare le mascherine invece le abbiamo pagate con il ministero Speranza sei volte di piu’.

  6. Paolo Sbattella

    Far ripartire le opere pubbliche e’ indispensabile per la ripresa economica e per la riduzione del moto gap infrastrutturale italiano. Semplificare, velocizzare alcuni passaggi, competenze e controlli sono sicuramente necessari. Ma non basta. Occorre anche un salto di serieta’ e responsabilita’ dell’intera nazione.

    • Belzebu'

      Difficile chiedere serietà quando si è voluto sostituire, politicamente, la legalità con una società (sinistra) con leggi che non sanzionano il frodamento da parte delle correnti di potere.
      L’accanimento del ministro Speranza per volere ad ogni costo il ministero della salute con il nuovo governo Draghi, dopo il putiferio (ad oggi non sufficientemente indagato) delle ruberie di spesa da lui o suoi compari ordinate, mi giustifica i dubbi sul perchè non abbia spinto verso una programmazione immediata delle vaccinazioni, invece che inventarsi capitoli di spesa fasulli, ma redditizi.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén