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  1. raffaele delvecchio Rispondi
    Se mi chiedo che cosa ci manca, penso a questo brano di un'intervista di O. Bianchi a Trentin " stabilire un rapporto personale con il disoccupato che cerca lavoro, aiutandolo...nel seguire un'esperienza formativa, nel fare i conti con gli insuccessi e i fallimenti"(Annali F.Di Vittorio, 2004, 41). Se mi chiedo di quanto dobbiamo aumentare l'organico delle strutture, leggo di 10 volte (Treu, L'Osservatore Romano, 4.9.2020). I numeri sono un alfabeto abbreviato; sulla genesi e lo svolgimento di questo gap quantitativo e qualitativo P: Ichino scrive almeno da 40 anni. Nell'ultima parte dell'intervento di Anastasia, interlocutore autorevole e affidabile, si dice che una gran parte delle informazioni è nelle mani dei privati: e allora perché non studiare un intervento delle parti sociali, concretamente vicino ai problemi di quella che La Pira chiamava la "povera gente"? rdelvecchio
  2. Roberto De Vincenzi Rispondi
    Sempre interessante quello che scrivi. Un solo dubbio sui dati citati e linkati dall'Osservatorio INPS. La tabelle riporta le cessazioni totali (volontarie e involontarie). Nelle selezioni possibili per creare la tabella è necessario considerare la 'Motivazione delle cessazioni'. Lo sottolineo perché nel tuo testo si parla di licenziamenti.
  3. Oscar Mancini Rispondi
    Interessante. Grazie Bruno
  4. Paolo Rispondi
    Penso che fra gli strumenti potenzialmente utili in questa fase ci sia l'annullamento della norma circa l'obbligo di causali per i rinnovi di contratti a termine: Le imprese forse possono assumersi rischi, ma non a fronte di contratti a tempo indeterminato. Su tutto il resto concordo appieno. La formazione e le professionalità sono essenziali. Lo shock potrebbe essere utile per spingere le persone a riqualificarsi.
  5. Alberto Isoardo Rispondi
    Mi sembra che l’Italia abbia un approccio masochista al tema perchè, pur di non cambiare idea, anche il novello governicchio Draghi che, per la sua composizione è un altro governicchio come il Conte2, continua a rilanciare nuove chiusure capaci di protrarsi nel tempo abbinandole a ristori ipotetici ed insufficienti, come se tutti i soldi in arrivo dalla UE potessero essere usati per i mancati guadagni. Bisogna capire che i ristori sono insufficienti e meno che meno in grado di eliminare il problema licenziamenti che incombe in quanto non si può ipotizzare di impedire alle attività economiche di funzionare e contestualmente bloccare i licenziamenti. Mi aspettavo un cambiamento radicale ma le leve del potere sono rimaste in mani per nulla convincenti. I singoli soli possono massimizzare la cura della propria salute quindi questo voler sempre chiudere attività renderà il Paese realmente invivibile per le fasce sociali più disagiate. Ma ovviamente ministri e casta gonfi di privilegi non se ne accorgono e mostrano un atteggiamento paternalistico nel voler decidere al posto nostro. Non sono certo gli Speranza o i La Morgese a fare rinunce o sacrifici! Inoltre vietare per decreto di lavorare è immorale soprattutto sapendo di non sanare la mancanza di reddito.
  6. Jal Rispondi
    Come in tempo di guerra dovrebbe essere dichiarato lo stato di emergenza nazionale, quindi azzeramento di tasse e contributi. Tutti uguali a casa senza stipendio garantito. La politica e la costituzione servono a frenare e frenano le capacità individuali. L'Italia si rimetterebbe in piedi da sola solo se potesse resettare tutto. Ovviamente non sono d'accordo i ladri di stato.