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  1. Roberto Camporesi Rispondi
    Credo che sarebbe interessante approfondire il tema della patrimonializzazione delle imprese comparando la situazione italiana con quella di altri paesi europei e valutare le diverse forme di incentivazioni utilizzate per irrobustire la patrimonializzazione delle imprese..
  2. Alessandro Pescari Rispondi
    Tema da sempre fondamentale per la crescita dell'impresa, oggi ancora di più pensando a come rilanciare il business post pandemia. A mio avviso ciò che è stato attuato fino ad oggi è poco appetibile (ACE, bonus ricapitalizzazioni, ecc..). Fermo restando che occorre una rinnovata cultura dell'equity, la proposta avanzata da parte del CNDCEC nei mesi scorsi va in tale direzione, poiché si prevede un “superbonus della ricapitalizzazione delle imprese”. Si tratta di un incentivo che potrebbe rafforzare la solidità delle imprese e la loro capacità di rimborso dell'indebitamento, evitando peraltro allo Stato di intervenire ulteriormente al soddisfacimento delle garanzie che verrebbero attivate dalle banche qualora le imprese debitrici non fossero in grado di onorare i debiti contratti. Il meccanismo ideato, di semplice attuazione, prevede che per ogni Euro di aumento di capitale viene riconosciuto un Euro di contributo pubblico nella forma di credito d'imposta cedibile anche a terzi. Per evitare fenomeni distorsivi, sono contemplati limitazioni, in particolare nei cosiddetti gruppi di imprese. Inoltre, tale piano dovrebbe essere rivolto essenzialmente alle imprese che nel 2020 rispetto all'esercizio precedente hanno subito un calo di fatturato significativo e un aumento del rapporto capitale di debito / mezzi propri superiore a una determinata soglia.
  3. Alberto Isoardo Rispondi
    Accertato che l'Italia è il paese degli industriali ricchi e delle aziende povere, rimane il fatto che sarebbe davvero utile agevolare ed incentivare il finanziamento delle imprese da parte dei cittadini in forme che garantiscano vantaggi per il capitale di rischio. Inoltre gli investitori dovrebbero mettere i loro soldi in aziende che abbiano vincoli nella remunerazione dell'alta dirigenza al fine di creare dei multipli che abbiano un legame sia con lo stipendio medio pagato ai lavoratori, che con l'effettivo incremento di produttività e di redditività dell'azienda. Queste richieste non sono bolsceviche, mi sembra che se ne parlasse anche a livello di ILO e sono ormai ritenute essenziali perchè non è possibile assistere a manager con gravi responsabilità che vengono liquidati con milioni di €, oppure che ricevano milioni di € a prescindere dalle performance aziendali. Sarebbe anche ipotizzabile che i dividendi pagati ai privati non vengano tassati a fronte di un investimento non speculativo e quindi di durata, ad esempio, superiore ai dodici mesi.