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  1. MP Rispondi
    ................Non include, invece, i lavoratori autonomi genuini, toccati dal problema della povertà tanto e forse più di quelli subordinati. ...... Nella logica di distruzione delle professioni liberali, Il famigerato governo Monti (comunisti + Forza Italia) ha eliminato le tariffe professionali, per alcune categorie poi, per avv., riammesse. Per gli ingegneri e architetti liberi professionisti, invece, persino il consiglio di stato ha confermato il pagamento di 1,00 euro al professionista che ha redatto un piano urbanistico. ......Una sentenza del Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar della Calabria che aveva accolto il ricorso presentato dall’Ordine Professionale Architetti e da altri Ordini territoriali, contro il Comune di Catanzaro per aver indetto un bando per il conferimento di incarichi professionali a titolo gratuito, (compenso “simbolico” di 1 euro), per la redazione del Piano Strutturale Comunale. Quindi, d’ora in poi, sì alle prestazioni professionali gratuite? altri due bandi da 1 euro Con la sentenza 4614/2017 del 3 ottobre 2017 che dà ragione al Comune di Catanzaro, il CdS ha davvero dato l’ok alle gare d’appalto senza compenso per i professionisti. Secondo i giudici, quindi, i principi della concorrenza e la garanzia di serietà e affidabilità possono essere assicurati anche se il contratto non è a titolo oneroso.
  2. Enrico D'Elia Rispondi
    Concordo con il commento di Davide Latta. Qualsiasi norma sul salario minimo (orario o annuale che sia) è troppo facile da eludere, quindi rischia di rimanere solo sulla carta. Tra l'altro trovo surreale fissare una retribuzione per unità di tempo mentre il lavoro si misura (e si paga) sempre più in termini di risultati. I salari, come qualsiasi altro prezzo, dipendono dai rapporti di forza tra le parti, quindi si alzano solo rafforzando la posizione contrattuale dei lavoratori. Purtroppo la tecnologia, richiedendo un ricorso sempre minore al lavoro umano, non sembra andare il questa direzione. Una normativa europea potrebbe contribuire all'innalzamento dei salari se riduce il dumping sul costo del lavoro praticato dai paesi meno avanzati. Forse sarebbe ancora più efficace un calcolo dei contributi nazionali al bilancio europeo in funzione del PIL ricalcolato a parità di salario. In questo modo sarebbero penalizzati i paesi con i salari più bassi, che sarebbero dunque incentivati a far retribuire meglio i propri lavoratori. Un'altra soluzione potrebbe essere la diffusione in tutti i paesi di organi della UE che offrano le stesse elevate condizioni di lavoro e retribuzioni ovunque, in concorrenza con le imprese locali.
  3. Paolo Mariti Rispondi
    Il fatto che il salario minimo - da chiunque e in qualunque modo fissato- sia basato sull’ora e non consideri pertanto il numero di ore lavorate in un certo periodo di tempo lascia aperti parecchi problemi non solo nel lavoro autonomo: si pensi al caso di chi non lavora a tempo pieno, non per scelta personale, ma a causa dell’impossibilità di trovare una tale occupazione. Da altro e più generale punto di vista, esistono produzioni per le quali il costo del lavoro pesa molto nella struttura dei costi e v’è concorrenza estera (es. abbigliamento e moda) da parte di imprese di paesi con costi del lavoro decisamente inferiori. Introdurre un salario minimo può aumentare la difficoltà di sopravvivenza di tali attività che pur danno il loro contributo positivo alla bilancia commerciale. Occorrerebbero anche incentivazioni all'innalzamento qualitativo delle produzioni. E poi un salario minimo dovrà pur variare trascorso del tempo: si pone la questione sul quando e quanto variarlo e perché. Potrà variare in diminuzione? Servono dei criteri di variazione oltre quelli del suo flivello iniziale. In definitiva, se proprio si vuole introdurlo, servono molte altre azioni e strumenti per non pregiudicare certi aspetti forse anche positivi dell’operazione, per non creare più problemi di quanti se ne possano risolvere.
  4. DAVIDE LATTA Rispondi
    Il salario minimo stabilito dalla legge mi ha sempre lasciato perplesso, in quanto, visto anche quanto riportato nel vostro articolo già sono frequenti casi elusione della contrattazione collettiva di settore ai fini di pagare meno il lavoratore. Riterrei quindi molto probabile che di fronte ad un salario minimo più economico rispetto al ccnl di settore si farebbe di tutto per inquadrare i neo assunti al minor costo. All'eventuale obiezione del controllo avete in realtà già risposto nel vostro articolo dove spiegate i meccaninismi di elusione all'inquadramento nel ccnl di settore (falsi autonomi, subappalti ecc.). Non sarebbe più auspicabile una seria lotta al lavoro nero o grigio (non correttamente inquadrato) mantendoci in un sistema di contrattazione collettiva a 2 livelli semmai riducendo il numero dei contratti/settori.
  5. riccardo mariani Rispondi
    Una politica degli stimoli fa conto di un'offerta elastica che risponderà bene all'aumento di domanda; una misura del salario minimo conta su un'offerta rigida che non risponderà all'aumento di costo del personale. Dov'è la coerenza? L'unica coerenza che scorgo in questa doppietta è quella con la solita missione della politica in economia: sovvenzionare la domanda e limitare l'offerta.