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  1. Lorenzo Maini Rispondi
    Potrebbe essere utile un "super ticket" per prestazioni sanitarie fumo-correlate da imporre solo ai fumatori. Dalle accise di tabacco lo Stato incassa 10 miliardi ma ne spende almeno 40 per curarle, quindi quei comportamenti gravano sulla collettività
  2. Lorenzo Rispondi
    Aggiungere un'aliquota (30-50% del costo del singolo prodotto?) destinata all'assicurazione contro le malattie da utilizzare per chi si ammala
    • Giovanni Carnazza Rispondi
      Bisognerebbe entrare più nel merito della struttura dell'imposta ora vigente sui prodotti a base di tabacco e sigarette elettroniche, andando a distinguere tra accisa ad valorem e accisa specifica e come queste gravano sul prezzo complessivo del prodotto. Per maggiori informazioni, le segnalo un mio recente articolo: Carnazza e Liberati (2020): "Tabacco, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato: sistemi di tassazione a confronto", Rivista di diritto finanziario e scienza delle finanze. Detto questo, trovo più costruttivo in termini di costi ex post per il servizio sanitario nazionale scoraggiare (attraverso il prezzo e campagne di informazione) il consumo di prodotti nocivi piuttosto che agire una volta che tali prodotti hanno già provocato danni. Ripeto in ogni caso che la sua proposta deve innanzitutto partire dal comprendere l'attuale sistema di tassazione del tabacco.
  3. Firmin Rispondi
    L'analisi è ineccepibile, ma la soluzione proposta lo è meno. Chi è vittima di certe abitudini è poco sensibile al fattore prezzo, altrimenti avremmo registrato una esplosione del consumo di eroina da quando le dosi sono scese a pochi euro al grammo. Le dipendenze, come tutte le altre forme di fidelizzazione, servono proprio a ridurre la reattività dei consumatori, stabilizzando i profitti dei fornitori. Quindi dubito che la leva fiscale possa modificare in modo significativo la diffusione delle sigarette tradizionali tra i più poveri.
    • Giovanni Carnazza Rispondi
      In letteratura economica, si fa principalmente riferimento al prezzo come strumento per scoraggiare questo tipo di consumi. E' chiaro che l'elasticità della domanda rispetto al prezzo in relazione a prodotti che danno dipendenza è molto bassa ma non completamente inelastica. Detto questo, faccio riferimento anche alla precedente risposta su come è strutturata l'imposizione nei diversi prodotti a base di tabacco e non (si veda sigaretta elettronica). Rimango dell'avviso che il miglior modo per combattere certi fenomeni nocivi sia un'educazione a monte che elimini l'inizio di determinate dipendenze. D'altro canto, non proponiamo di certo di aumentare il prezzo per scoraggiare i consumi tra i più poveri data la concentrazione più alta nel consumo tra queste fasce di reddito. Anche perché il rischio è lo scivolamento verso prodotti meno costosi e di minor qualità.