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  1. Mitja S. Rispondi
    Farei attenzione a trarre conclusioni e suggerimenti definitivi in merito alla didattica a distanza e le modalità d’insegnamento a distanza. Innanzitutto va precisato che la didattica a distanza, in Italia, è stata messa in campo in un momento di crisi non prevista. Probabilmente il nostro Belpaese paga un gap importante per ciò che riguarda l'utilizzo delle nuove tecnologie a livello didattico ecc., conseguenza anche degli scarsi investimenti nell'educazione su vari livelli. Non bisogna sorvolare sul fatto che su vari piani il trend degli ultimi anni è stato quello di mettere i giovani ad imparare sul campo, in impresa, alternando scuola e lavoro (ASL)... Altra mole di investimenti a livello scolastico ed universitario andata “persa”, perlomeno stavolta a causa di fattori che gli economisti definirebbero esogeni al modello ASL. E poi, come si riesce ad assicurare che la DAD supporti le competenze cosiddette "soft skills", apparentemente tanto ricercato sul mercato del lavoro... C'è bisogno di molta attenzione stavolta a venire a conclusione e: cerchiamo perlomeno di non mettere i giovani studenti con hamburger e patatine dinnanzi allo schermo piatto...
  2. Alberto Rispondi
    Da studente universitario sono d'accordo con quanto detto dalle autrici: la DAD resterà inevitabilmente dopo la pandemia. A mio avviso, il problema è la mancanza di empatia: studiare da soli nella propria camera fissando uno schermo per ore non è la stessa cosa che frequentare l'università in presenza. Mi auguro che, una volta tornati in presenza, si continuerà a rendere disponibili le lezioni in streaming, ma questo dipende molto dalle università e dalla mentalità dei professori, ancora troppo conservatrice su questi aspetti...
    • Mitja S. Rispondi
      Attenzione a trarre conclusioni e suggerimenti definitivi in merito alla didattica a distanza e agli insegnamenti a distanza. Innanzitutto va rammentato che la didattica a distanza, in Italia, è nata in un momento di crisi non prevista. E' nata a seguito di un gap importante (perdonabile, non perdonabile?) in Italia per quanto riguarda l'utilizzo delle nuove tecnologie a livello didattico ecc., conseguenza anche degli scarsi investimenti nell'educazione di vari livelli. E non ci scordiamo che su vari livelli il trend degli ultimi anni è stato di mettere i giovani ad imparare sul campo, in impresa... Altra mole di investimenti a livello scolastico ed universitario andata persa, perlomeno stavolta a causa di fattori che gli economisti definirebbero esogeni. E poi, come assicura la DAD le competenze cosiddette "soft skills"... C'è bisogna di motla attenzione stavolta a venire a conclusione e a fare i saputelli in anticipo: cerchiamo perlomeno di non mettere i giovani studenti anche con hamburgher e patatine dinnanzi allo schermo piatto...
  3. Andrea Rispondi
    Io provengo dal Dipartimento di Economia di Modena e già all'epoca in cui frequentavo io (2013-2019) parecchie lezioni venivano registrate e caricate sul portale degli studenti. Per ovvie ragioni era più diffusa tra i professori che, per la materia che insegnavano, erano costretti a fare uso della lavagna digitale (una materia a caso: matematica) o powerpoint. E ricordo che era una manna dal cielo quando, per X motivi, si era costretti a saltare una o più lezioni (oppure per un dubbio pre-esami). Sinceramente ricordo di essere rimasto stupito quando svariati amici mi hanno detto che non era per nulla uso comune registrare e seguire qualche lezione da casa. E dire che basta letteralmente avviare un programma e spingere un pulsante. Detto ciò, di nuovo il tema dell'istruzione e della digitalizzazione viene affrontato per l'ennesima volta in maniera superficiale (il bonus smartphone, ad esempio). Ma questo non riguarda solo la DaD, è un problema di più ampio respiro che indica l'ingombrante analfabetismo tecnologico degli italiani. Mi chiedo se ne usciremo mai.
  4. vito lavolpe Rispondi
    Chi Le scrive è un Docente Universitario che ha migliaia di Studenti Iniversitari. La DAD è stata "necessaria" ma L'Università si deve riprendere il suo ruolo di Campus Univesitario, dove comme ad Harvard per esempio si studia insieme, si mangia insieme, si fa sport insieme. E' necessaro stare insieme per far conoscere i ragazzi tra loro e con il docente, pr poi poter far meglio comprendere l'importanza della collobarazione. Immagini noi che siamo di Medicina. Ma come può sostenere di fare Medicina a distanza? Le nostre aule avrebbero invece bisogno di un miglioramento tecnologico, questa è la realtà. Ben vengano piattaforme di eleaning ( chi le scrive è stato tra primi in Italia a realizzare l'elearning insieme con l'Università di Ferrara nel 2004), ed altri strumenti tecnologici. Ma essi saranno solo di complemento, di ulteriore contributo ad una Didattica universitaria che deve rimanere IN PRESENZA.
  5. Savino Rispondi
    Gli anziani del Paese se la ridono tutti contenti, anche stavolta hanno truffato i giovani.
    • Raffaella Rispondi
      Gentile Savino, con quello che hanno patito gli anziani durante la pandemia penso che non abbiano molta voglia di ridere.
      • Savino Rispondi
        Stia tranquilla che gli anziani sono contenti, in questo Paese solo per vecchi, che i giovani rimangono ignoranti, così non calpestano gli orticelli che hanno coltivato. Ricordo che gli anziani e i baby boomers hanno guidato questa nazione da asini, prendendo tangenti per decenni a destra e manca e creando le inefficienze che il virus ha reso evidenti. Quindi, mentre anche i trentenni e quarantenni continuano ad avere la testa bassa sui libri, il resto della società, che non ha mai studiato e non conosce nè teoria nè pratica, comanda spudoratamente mandandoci a sbattere, come la pandemia ha evidenziato.
      • Stefano Rispondi
        L'articolo mi sembra alquanto generico e, soprattutto, non affronta il rapporto tra la modalità DaD e i contenuti delle diverse materie d'insegnamento. Sicuramente interessante il tema delle piattaforme pubbliche, in modo da non appaltare l'istruzione a Google, ma il governo italiano, in quest'ambito, ha fatto meno di zero. Consiglierei di approfondire la questione e di non limitarsi al solito atteggiamento acritico di esaltazione di tutto ciò che risulta essere "nuovo".
        • Felice Rispondi
          Mi permetto di aggiungere che nell'articolo ho fatto una estrema fatica a trovare un qualsiasi riferimento anche minimo alla letteratura scientifica che possa giustificare in maniera consapevole ed empiricamente valutata l'assunzione della DAD anche al di la' del dovuto e necessario utilizzo in tempi di emergenza pandemica. Per quel che riguarda la scuola secondaria, un approccio critico è ad esempio contenuto in un recente contributo di Marco Gui: "Il digitale a scuola. Rivoluzione o abbaglio?", in cui si sostiene che "prima ancora che fare didattica con le tecnologie è urgente educare all’uso consapevole dei media.". Sarebbe stato utile avere un simile approccio anche nei confronti dell'istruzione terziaria, senza indulgere, a mio avviso, in una mera apologia del "nuovismo" contrapposto al "l’obsolescenza dei metodi di insegnamento dei docenti".
    • umberto Rispondi
      Egregio, il primo corso on line l'ho frequentato nel 2012...avevo 59 anni. Dopo 8 anni e 37 corsi on line fatti...ti posso insegnare Analisi I, II III Fisica I, II, III Per riferirmi a qualcosa di analogo ad Ingegneria... Ho avuto modo di imparare dai migliori Insegnanti del mondo dal MIT a Stanford, ad Honk Kong, Madrid..solo per citarne alcuni e...la cosa divertente...chattare direttamente coi loro TA e qualche volta anche con loro... Il problema di molti giovani, non di tutti per fortuna...è che non sanno usare le tecnologie...sono paurosamente ignoranti...Amen... Oggi a 68 anni...non rido...mi rattrista solo la gigantesca quantità di occasioni che i giovani stanno perdendo... p.s. sentendo decine e decine di "inglesi" diversi...Inglese e Italiano oggi sono per me la stessa cosa... ...do the best you can...until you know better...