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  1. Alessandro Pescari Rispondi
    L'analisi pone in evidenza che l'universo delle Pmi sconta dei deficit che derivano da fattori diversi. Al di là dei settori di appartenenza che naturalmente in una situazione di emergenza sanitaria, possono rappresentare un punto di forza o al contrario di debolezza, ciò che emerge sempre di più è che il "piccolo" non è più così bello come fino a qualche anno fa. Di conseguenza, l'imprenditore è chiamato a porsi delle domande essenziali su come, e se possibile, rifocalizzare il proprio business in modo tale da avere dei margini soddisfacenti. In assenza di marginalità e/o di contrazioni rilevanti appare inevitabile dover intraprendere delle azioni anche di natura straordinaria, poiché in caso contrario il rischio è quello di un possibile default. Ecco dunque che la cultura d'impresa e la formazione (come rilanciata anche dalla legge di bilancio 2021) non può essere relegata in secondo piano.
  2. Savino Rispondi
    Troppa presenza nell'economia nazionale è riservata ai comparti stagionali e a quelli ricettizi e dell'enogastronomia. Nel riprogettare, segmento per segmento, le attività produttive occorrerà ripassare la vecchia classificazione di settore primario, secondario e terziario, a partire dalla scelta scolastica e formativa, laddove proliferano solo gli istituti alberghieri a discapito dei licei e, perfino, degli istituti tecnici. Non possiamo ridurci ad essere la nazione dei baristi, dei ristoratori e degli albergatori, ma dobbiamo guardare alla formazione professionale altrove, in altre abilità manuali.