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  1. Henri Schmit Rispondi
    Interessante. Il tema è importante, perché condiziona l’altra faccia della medaglia, il numero di imprese attive, al netto delle chiusure. La crisi sanitaria, le misure pubbliche e il blocco di certe procedure hanno creato una “bolla” di aziende troppo indebitate, fra cui alcune viabili altre no. Nel 2021 sarà difficile smistare le imprese “indebolite” da quelle “condannate”. Solo gli imprenditori, gli investitori, le banche e gli analisti finanziari sono in grado di valutare e distinguere. Per forza (effetto ritardato e peggioramento dovuto alla recessione) ci sarà un’esplosione delle cancellazioni volontarie e d’ufficio. Servirebbero due riforme immediate: 1. semplificazione della procedura fallimentare e 2. agevolazione fiscale degli aumenti di capitale (per es. esonerazione in capo all’investitore delle plusvalenze realizzate o solo maturate nei primi 5 o più anni). Tutti i paesi europei stanno pensando o agendo in questa direzione.
  2. Fausto Rispondi
    Ritengo ahimè che questa analisi rimanga ancora ottimistica: si stima il numero di aziende che chiuderanno, ma il dato più rilevante è il numero di RAMI DI AZIENDA che cesseranno l'attività. Ritengo che con questa lente, il numero di unità produttive che verranno meno sarà almeno il doppio.