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  1. Vincesko Rispondi
    Nell’articolo non si fa nessuna menzione del riparto dei 209 mld. La prima bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) aveva assegnato al Sud appena il 30% del totale delle risorse, cioè un livello neppure proporzionale alla popolazione, come avviene (anzi meno) da decenni nell’iniquo e incostituzionale riparto delle risorse fra le tre ripartizioni territoriali dell’Italia: Nord, Centro e Sud. Nell’attuale seconda Bozza (pag. 117), il 30% è diventato 34%, che rappresenta la quota di popolazione del Sud, ma comunque è ben lontano dal 45% della cosiddetta “clausola Ciampi” e ancor di più dal 60% che rappresenta la quota maggioritaria auspicata, anzi prescritta per la quota a fondo perduto dall’Unione Europea per il Mezzogiorno (66%), che sarebbe la misura minima congrua sia per cominciare seriamente a colmare i divari territoriali (obiettivo UE per il Next Generation EU), sia per compensare il Sud dello “scippo” dei fondi ordinari degli ultimi decenni determinato dal riparto iniquo e incostituzionale (art. 119), secondo il prof. Mirabelli, basato sulla spesa storica e contravvenendo a quanto stabilito dalla legge 42 del 2009 (cosiddetta Legge Calderoli sul federalismo fiscale, mai applicata finora). Peraltro, la stessa Bozza attesta che il moltiplicatore del Sud è quasi 5, mentre quello del Nord è inferiore a 1.
  2. Ferdinando Boero Rispondi
    Assieme a fisici ingegneri e matematici non viene in mente a nessuno che ci vogliano anche, ripeto: anche, esperti di ambiente?
  3. Ferdinando Boero Rispondi
    Uno dei pilastri di Next Generation EU è la protezione della biodiversità. La parola non c'è, in questo documento. L'ambiente è solo un fornitore di risorse. Questo piano è stato scritto da economisti, quelli che hanno costruito il sistema "vecchio" e che fanno finta di proporre un sistema "nuovo", come chiede il new green deal. Chi ha causato i problemi non può essere chiamato a risolverli usando la stessa logica che li ha causati. Nella commissione Colao non c'era un solo esperto di ambiente. E di sicure non ce n'era neppure uno neppure nel gruppo che ha partorito questo documento. Non hanno neppure letto bene le istruzioni: https://ec.europa.eu/info/strategy/recovery-plan-europe_en dove si cita esplicitamente biodiversity protection. Se si risponde ad un bando bisogna riprenderlo punto per punto. Come mai questa totale incompetenza sul capitale naturale?
  4. Henri Schmit Rispondi
    Sono abbastanza d'accordo con l'analisi che non dimentica l'aspetto delle riforme strutturali, tallone d'Achille dell'ntero piano. L'idea dell'UE, poi battezzarta NGEu è agli antipodi delle proposte italiane veicolate anche su questo forum dall'articolo di Giavazzi Tabellini 27 marzo, e assomiglia molto al MES ordinario come l'ho fatto notare nel mio commento sotto quel primo articolo e sotto altri. Il punto fondamentale sono le CONDIZIONI fra cui le più importanti non sono le modalità d'uso ma le riforme strutturali, fattore molteplicatore per eccellenza. L'Italia invece di insistere sulla sovranità (limitata per via dell'adesione all'UE e soprattutto euro-sistema) dovrebbe invocare le condizioni europee, condividerle e realizzarle. Senza le riforme strutturali i fondi del PNRR saranno acqua sulla sabbia del deserto.
  5. Maria Deli Rispondi
    Per attuare qualsiasi programma sarebbe indispensabile togliere alle regioni molte delle competenze che sono state loro assegnate dalla riforma del titolo quinto. Sanità in primis, ma a seguire anche infrastrutture, sviluppo economico, turismo, trasporti, ambiente. Occorrono macro progetti di rilancio in tutti questi ambiti. Le regioni invece pensano solo al consenso nei propri territori e mancano di una visione di insieme, che invece è quella che ora serve all'Italia. Nessuna regione cresce da sola. Accorpiamole e assegniamo loro solo compiti amministrativi. Avremmo sicuramente meno costi per la collettività, meno burocrazia e più efficienza.
  6. Giovanni Matichecchia Rispondi
    Sarà necessario riformare la macchina amministrativa oggi ancora immano ai potentati e disattenta alle esigenze del Paese.
    • enzo de biasi Rispondi
      Ecco si, bravo , ottimo, una bella idea soprattutto nuova. Della questione venne incaricata una Commissione parlamentare presieduta dll'On.le Luigi Sturzo, correva l'anno 1953 e .siamo ancora in attesa. Risparmio ai lettori/trici il seguito delle altre commissioni e cosiddette leggi di riforma della P.A. approvate e non applicate , se non per dettagli che interessavano i dipendenti nei successivi 67 anni. Come si sa i dipendenti della PA sono oltre 3.6 milioni e tutti tengono famiglia e come è noto il Paese Italia, non sapendo come risolvere i problemi -di solito- ricorre al voto del popolo. Chi può rinunciare , in partenza, a circa 10 milioni di voti potenziali ?
  7. enzo de biasi Rispondi
    E' dagli anni ottanta del secolo scorso che il Paese Italia spende poco più poco meno del 40% di quanto viene approvato in sede UE una volta approvati progetti strutturali. Da 40 anni nulla è cambiato, perchè dovrebbe cambiare adesso ? L'Italia, società politica, economica e civile è rimasta la stessa nel suo DNA . Il 2026 l'anno di termine non varrà per noi che -come sempre- chiederemo la proroga. Accanto al numero di esecutivi che si saranno succeduti (3 o 4 come afferma l'autore) l'altro elemento ostativo è la usuale incapacità di gestione accertata ed acclarata a livello centrale e periferico; tuttalpiù ( e con fatica e ritardi) saremmo in grado di osservare i termini d'inzio della presentazione dei progetti esecutivi. Cosi è l' italia da 40 anni.
    • Maurizio Angelini Rispondi
      Certo, Enzo De Biasi, c'è da rimpiangere come mai COVID 19 non riesca a fare più di 7-800 morti/die. In Italia neanche i virus funzionano.
      • enzo de biasi Rispondi
        Niente affatto ! Il Covid 19 ha avuto il merito di mettere a nudo i problemi sottovalutati da decenni, inoltre i ha favorito una maggiore pulizia dell'aria, dell'acqua e dell'ambiente; infine -per gli amanti del teatrino politicante- senza Covid 19 l'attuale esecutivo avrebbe già tirato le cuoia. Cos'altro poteva (può) fare il Covid 19 da solo ? I morti lasciamoli in pace, sta agli Italiani viventi prendersi in mano il loro futuro se lo vorranno; pensando soprattutto a figli e nipoti (next generation). .
  8. Ezio Pacchiardo Rispondi
    La gestione e l'utilizzo del Recovery Fund (RF)richiedono capacità e conoscenze non comuni, e nella distinzione dei ministri in carica tra i semplici propagandisti, i politici e gli statisti solo questi ultimi sono i candidabili al ruolo che si prospetta per gestire con competenza il RF. Non a caso il RF è assegnato per generare una nuova Italia, per superare tutte le difficoltà che sino ad ora hanno favorito le spese correnti a svantaggio degli investimenti, situazione che non ha promosso la produttività e che quindi ha mantenuto e cresciuto il debito. Ora tra i ministri in carica pochi a giudicare da ciò che stanno facendo hanno le conoscenze necessarie per il nuovo compito, la scelta quindi di manager provenienti dalle industrie potrebbe risolvere il problema delle conoscenze delle tecnologie e del loro sviluppo. Ma ciò non basta è necessario che gli individui incaricati di tale compito abbiano anche una “visione” del futuro specifico del settore loro assegnato e globale per guidare uno sviluppo armonico e per ciò integrato con gli altri filoni industriali. La combinazione quindi di manager qualificati e statisti è la soluzione che più si adegua all'esigenza di fare bene. Ma forse le 300 persone previste sono eccessive, forse servono solo poche persone qualificate come aiuto ai ministri che dovranno essere responsabili dell'uso delle risorse.
  9. Luigi Bonini Rispondi
    Tutto interessante, ma come si giustifica la sanità all'ultimo posto?
    • Henri Schmit Rispondi
      Perché ci sarebbero i 37 miliardi del MES pandemico senza condizioni, con un risparmio sugli interessi rispetto al debito sovrano.
  10. Alessandro Pescari Rispondi
    Un piano del genere nel nostro sistema-Paese fa i brividi soltanto a pensarlo. Figuriamoci ad applicarlo. Purtroppo conosciamo bene e da molti anni come vengono (non)gestiti i fondi europei e lo spreco di risorse fondamentali per la crescita del Paese. Lo scenario che si prospetta nei prossimi anni è indubbiamente cupo; in particolare per la perdita di posti di lavoro già in corso. É su questo punto che si dovrebbe intervenire con programmi ben fatti per formare le persone ai nuovi "bisogni" (lavori) che la tecnologia e l'economia in genere richiederà. L'auspicio è che la burocrazia, unitamente a procedure vetuste non facciano naufragare anche questa opportunità per il rilancio della nostra società che mostra ritardi importanti rispetto alle economie dei Paesi UE di riferimento.
    • Jeriko Rispondi
      Concordo con quanto dice, tranne che per la parte relativa alla formazione delle persone ai nuovi bisogni. Su questo punto c´e´ un grande malinteso in cui si pensa che se il mercato del lavoro cerca, ad esempio, informatici allora e´ sufficiente un corso di tot ore per diventare informatico; stessa cosa per ogni altra professione. Su questa strada si getteranno le basi solo per produzioni di basso livello, dove occorre manovalanza e non competenza. Se il mercato richiede professionalita´tecniche di alto livello servono igegneri, fisici, matematici.
      • Henri Schmit Rispondi
        Condivido queste osservazioni, ma allargo: ingegneri, fisici e matematici ci sono, mai abbastanza. Ma il tassello mancante è la formazione digitiale di tutti gli altri: 1. gli adetti delle PA; la digitalizione è un intervento non solo tecnico ma anche LOGICO che dovrebbe essere l'occasione di un ripensamento delle procedure esistenti, in un'ottica di efficienza, di comprensibilità (Sabino Cassese ha pubblicato osservazioni similari pochi giorni fa in un intervista). 2. i giovani e i disoccupati, per i quali ci dovrebbero essere corsi di formazione +/- gratuiti, ovunque per tutti i livelli; potrebbe essere una condizione per ottenere altri benifici sociali. Rcentemente un Italiano insegnante di informatica è stato premiato in UK come eccellenza mondiale. Perché non partire da un asset umano come questo?