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  1. tommaso Rispondi
    Nella quasi totalita' delle analisi sulla risposta alla pandemia in Italia manca qualsiasi riferimento al livello culturale della popolazione. Si cerca di razionalizzare le "scelte" dei cittadini sulla base di assunti a mio modo di vedere troppo elaborati, stante lo stato culturale della societa': sulla base di molteplici indagini (per es. vedasi OCSE-PIAAC 2013), la literacy italiana e' inferiore non di poco a quella di moltissimi paesi sviluppati. Accampare motivazioni di convenienza, timori per la privacy, ecc ecc mi pare cozzi con la realta' assodata da questi studi. Anche il congenito e in questo caso autolesionistico egoismo che contraddistingue molti comportamenti puo' essere alla fine ricondotto alla difficolta' di capire ragionamenti elaborati. (Il primo lockdown vedeva una buona adesione per lo piu' per motivi emozionali.) Solo in questo senso il tema dell'articolo centra il bersaglio. Una popolazione di questo livello puo' essere obbligata, pagata/incentivata allo scarico della app, oppure puo' essere fatta una operazione indipendente dalla volonta' dei singoli, con il ricorso ai metadati dei grandi operatori. Probabilmente la terza via e' la piu' eticamente scorretta, come fatto notare in alcuni commenti, ma la piu' funzionale e perseguibile politicamente.
  2. oskar blauman Rispondi
    L'autore di quest'articolo forse non ha notato che Jacinda Harden e' stata rieletta e Trump no
  3. Antonio Carbone Rispondi
    Perdonatemi, ma per questa vicenda non c'è proprio bisogno di scomodare le teorie del mercato! Ne si può parlare del fallimento dell'App! Molto semplicemente: 1. Gli stessi esponenti del governo, dal primo giorno, non l'hanno quasi mai citata nei loro innumerevoli discorsi pubblici (tantomeno nelle seguitissime "dirette facebook"; 2. In seguito si è capito il perché di tale silenzio! L'app funziona, ma per far funzionare l'intero sistema di tracciamento c'era bisogno di un'altra infrastruttura informatica e di una organizzazione per il tracciamento. Solo adesso è stata avviata tale fase! Il bando dei "tracer" fatto dal commissario (che ricordano tanto i "navigator"). 3. Nel frattempo, l'app fa benissimo quello che deve fare. Cioè coprire il primo miglio del tracciamento. È il resto che, semplicemente, non c'è! È davvero inutile fare considerazioni sociologiche e di mercato! Se 40 milioni di persone avessero scaricato l'app, sarebbe stato esattamente lo stesso! Anzi molto peggio. Perché sarebbe stata palese l'ha quasi inesistenza del sistema alle sue spalle. Così invece, si potrà sempre dire:  sono le persone che non l'hanno scaricata! Avremmo dovuto comunicarne meglio l'importanza. E no! Il passaparola funziona ancora alla grande. Le persone hanno capito (e visto) molto bene che una notifica di Immuni non dava alcun diritto a un tampone e che il suo arrivo avrebbe solo precipitato il ricevente in un limbo amministrativo. Forse saremo pronti per la prossima pandemia... forse.
    • Pa Rispondi
      Sono abbastanza d'accordo. A cosa serve Immuni ? Al tracciamento. Però il tracciamento funziona solo con numeri piccoli di contagio, appena i numeri crescono risulta impossibile utilizzare la gran massa di dati. Il nostro sistema (storia recentissima, attuale) é risultato quasi subito inadeguato, quindi a cosa sarebbero serviti milioni di download di Immuni ? Se non serve perché dovrei correre dei rischi alla mia privacy ? E' vero, concediamo i dati ai "social" senza problema e poi siamo restii a concederli per il "bene pubblico", però la consapevolezza di tali comportamenti é limitata a pochi utenti informati, non certo alla generalità delle persone...
  4. Francesco Vatalaro Rispondi
    Il post di Resce a me pare tecnicamente ineccepibile e che sia stato equivocato per avere usato l'espressione "fallimento di mercato" laddove qualcuno dei lettori ha ritenuto che fosse implicita una critica al "mercato" messo a raffronto con lo "Stato". Con Ronald Coase, l'autore sostiene che il complessivo progetto di sistema dell'app di tracciamento non abbia funzionato perché la sottostante "transazione" fra Stato e cittadino - intesi come agenti di mercato - non avviene in quanto il beneficio esce dal mercato in cui i due soggetti operano per entrare in un mercato esterno (esternalità) a vantaggio di una indistinta "collettività": all'interno resta il vantaggio dllo Stato con la riduzione dei costi sanitari. Era quanto fin da aprile avevo scritto sul Foglio (senza esplicitare il ragionamento economico) scrivendo: "Avendo optato per la volontarietà dell’adesione, ciò potrebbe non bastare; si potrebbe pensare ad incentivi a carico dello Stato e a beneficio dei cittadini che la adottano, dai Giga di traffico dati, alle ricariche telefoniche, a partnership con i gestori telefonici e con imprese over-the-top.". Tutti gli altri argomenti addotti nei commenti (sfiducia nello Stato e sue inefficienze, sfiducia nella App, etc.) non fanno che allargare lo iato che approfondisce il "fallimento del mercato" di Immuni. Avrei sperato, in aprile, che l'esercito di consulenti del Governo meditasse almeno un po' su questi elementi, mai entrati però nel dibattito su Immuni.
  5. Luciano Forlani Rispondi
    Idem con android. L app Immuni doveva essere scaricabile per la maggior parte degli smartphone. Inspiegabile non averlo fatto. Gli android 6.0 operativi sono molti ....
  6. stefano Rispondi
    fallimento di mercato ? ma se è un app decisa dallo Stato ?? che c'entra ilmercato.. il mercato dovrebbe essere libero e spontaneo.. qua si tratta di un imposizione, statale, per questo è ffallita.
  7. Fabio Colasanti Rispondi
    Inutile dire che se la maggioranza fa una certa cosa (tipo rifiutare l'app) non è che avrà ragione? Com'era la storia che nella democrazia vince la maggioranza? Se ogni download è un voto, allora la maggioranza s'è espressa benissimo, ed ha sonoramente boccialo non solo l'app, ma la stessa idea di tracciamento. Oltretutto faccio presente che si può tranquillamente mentire sui social mentre se ti azzardi a mentire con l'Immuni sono sicuro che s'andrebbe sul penale per roba tipo attentato terroristico, pubblica sicurezza sanitaria e sicurezza nazionale.
  8. paola Rispondi
    Io non ho scaricato Immuni per una motivazione molto più semplice: il sistema operativo del mio smartphone, un iPhone 6, non la supporta! E' infatti necessario avere il telefono aggiornato ad iOs 13, mentre il mio si ferma a 12.4.8. Credo di non essere la sola in questa situazione e ritengo che, se l'obiettivo è si far scaricare l'app al 60% degli italiani, i requisiti richiesti al dispositivo dovrebbero essere minimi, altrimenti non c'è nessuna speranza di successo...
  9. Piero Carlucci Rispondi
    Magari "l’obbligatorietà di avere Immuni per chi vuole uscire di casa" è un tantino incostituzionale. E non mi sembra pertinente il richiamo al diritto costituzionale alla salute, né può essere invocato il divieto assoluto di uscita imposto dal lockdown che non fa certo differenza tra i cittadini in base a chi abbia o meno scaricato una app
  10. Savino Rispondi
    Gli italiani di massa comprano tecnologia costosa e avanzata solo per scriversi messaggini e mandarsi video banali, non credo sappiano andare oltre.
  11. Fabrizio Rispondi
    Secondo me, i cittadini non usano Immuni perché temono, correttamente, uno Stato inefficiente e quindi pericoloso, come quello italiano. In linea generale, sappiamo tutti che lo Stato ha poteri smisurati contro il cittadino, che certo non hanno Google e Facebook. Lo Stato, magari per errore, può quarantenare il cittadino, può imporgli seccature e oneri i più vari, può, al limite, incarcerarlo e trattenerlo lungmente senza neppure processarlo !. Errori e inefficienze terrificanti sono quotidiani; il cittadino comune lo sa bene, ed è logico che si tenga alla larga il più possibile dallo Stato italiano. Occorre aniztutto che lo Stato migliori, e di molto, la propria macchina burocratica "ordinaria", soprattutto la Giustizia.. Solo dopo potrà chiedere maggior collaborazione ai cittadini. Passare ai sistemi coercitivi, poi ... non ci voglio neppure pensare ...
  12. Alberto Isoardo Rispondi
    Credo che il problema della privacy sia secondario. Il problema grosso è l'inaffidabilità del pubblico, l'inefficienza, l'incapacità di procedere ai tamponi se non sei un politico, un calciatore o un attore. La gente non si fida delle asl che poi non rispondono e magari ti condannano a3 o 4 settimane senza darti gli esiti. Insomma più della privacy pesa la sfiducia che si ha nel pubblico e nei suoi rappresentanti.
  13. Luca Frigo Rispondi
    Gran parte del fallimento di Immuni è dovuto anche ad altri 2 fattori: 1) diversi medici lo hanno sconsigliato/boicottato 2) medici ed operatori sanitari non inserivano i codici per il tracciamento rendendola di fatto inutile.
  14. Giuseppe Rispondi
    Queste porcherie le lasciamo volentieri ai cinesi. Non mi scarico una app allo scopo di farmi mettere agli arresti domiciliari per un virus innocuo per la stragrande maggioranza delle persone. Non c’è un’epidemia di Ebola! È tutto profondamente sbagliato, ed è corso un attacco alla nostra civiltà per cinesizzarci. L’esempio compatibile con i nostri valori è la Svezia. Tutto il resto è una vergogna e spero che chi ha spinto verso tutto ciò, un giorno paghi per questi crimini, a cominciare dal rinchiudere le persone in casa senza intervento dell’Autorita giudiziaria
    • Antonio Carbone Rispondi
      Che vuol dire "virus innocuo per la stragrande maggioranza"!? 53.000 morti in 9 mesi per lei sono niente!? In pratica gli abitanti di Cuneo (o di Avellino). Aumentando le terapie intensive e con le chiusure. Figurarsi senza chiusure! Una volta sature sarebbe stata una strage. In questi giorni siamo a un ritmo di 700/800 morti al giorno. Come se si verificassero ogni giorno 5 alluvioni come quella di Sarno, quando a maggio 1998 morirono in un giorno 160 persone. Seguendo il suo criterio, i giornali non avrebbero dovuto nemmeno dare la notizia!!
      • Giuseppe Pistilli Rispondi
        Great Barrington Declaration . La inserisca su Google e studi un po‘ cosa dicono autorevoli esperti di Oxford, Harvard e Standord. In Svezia la seconda ondata non sta provocando alcuna emergenza perché si è lasciato vivere i giovani consentendo che s’immunizzassero. La Svezia infatti ha relativamente pochi morti nella seconda ondata per via dell’alto grado di immunizzazione raggiunto.
  15. Mario Porzio Rispondi
    Il fallimento è anche dovuto al fatto che chi l'ha scaricata non è ha avuto alcun beneficio. Un motivo è dovuto al fatto che se sei risultato positivo, non è semplice comunicarlo. Tutto passa attraverso un contatto telefonico delle ASL, che non sono state preparate a farlo. Prova ne è che la protezione civile ha richiesto 2000 persone 1500 medici + 500 non medici per il tracciamento. Con pochi casi forse era possibile ma con molti ci voleva qualcosa di più automatico. Sono pienamente d'accordo che le tracce lasciate in rete da ciascuno di noi possono essere utilizzate in qualunque modo ed è un problema di privacy molto più grande di Immuni
  16. paola dubini Rispondi
    Io credo che su Immuni siano stati fatti diversi errori, ma la cosa che più mi ha colpito è che non è stato fatto un lavoro adeguato di inserimento del processo nel piano di contrasto alla pandemia. Io ho scaricato subito Immuni e l'ho trovata funzionare benissimo, fino a quando ho ricevuto segnalazione di essere entrata in contatto con una persona positiva. A quel punto ho tristemente scoperto che:1. le ASL del Veneto, mia regione di residenza, non avevano messo in atto la procedura di raccolta dati di Immuni 2. Immuni mi suggeriva di mettermi in quarantena volontaria per 14 giorni dalla data di contatto, che, Immuni mi ha comunicato essere avvenuta 13 giorni prima. Non mi pare un fallimento del mercato, mi sembra una questione di incompetenza diffusa
  17. Claudio Rispondi
    Io la vedo diversamente. Non credo che gli Italiani siano così preoccupati per la propria privacy, che lasciano violare quotidianamente dai social, al di là di qualche dichiarazione dei politici. Gli Italiani non amano immuni perchè protegge gli altri cittadini, non se stessi. Mi spiego: tutti desiderano che le persone potenzialmente infette stiano a casa, ma molti preferiscono non sapere se hanno avuto un contatto sospetto perchè ciò li obbligherebbe ad un periodo di quarantena (magari inutile). E' ovvio che tutti avrebbero da guadagnare da un utilizzo universale di Immuni, ma il singolo ottiene il beneficio se tutti gli altri usano la App, non se la usa egli stesso. Quindi egoisticamente declina l'offerta.
    • Giacomo Rispondi
      Questo commento mi sembra completare perfettamente l'articolo. Se, infatti, dopo che sono stato potenzialmente tracciato mi viene fatto un tampone la cosa è utile, se mi si impone di stare 15 giorni in casa pur non essendo contagioso la questione è ben diversa.
    • Francesco Rispondi
      Assolutamente d'accordo. E' un problema di azione collettiva. E' il rischio della quarantena che dissuade dallo scaricare immuni. L'app non mi avverte di non frequentare gli infetti ma mi "punisce" con la quarantena per averli frequentati senza saperlo. E' dal punto di vista della razionalità individuale assurda. Se al posto della quarantena ci fosse il tampone immediato forse potrebbe funzionare almeno parzialmente perché sapere per tempo se si è o meno malati è un beneficio. Ma bisogna essere credibili e nessuno crede che l'autorità sanitaria italiana sia in grado di fare subito il tampone. Forse questo è il motivo per cui in Germanie ed Irlanda va un po' meglio.
  18. Matteo Rispondi
    Si afferma nell'introduzione che il mancato successo di Immuni è dovuto a timori per la privacy, ma non c'è nessun elemento che permetta di arrivare a questa conclusione. Si presenta l'Italia come un paese con massiccia penetrazione di Internet, quando qualsiasi analisi mostra che siamo tra i paesi più arretrati dell'UE. Affermazione condivisibile quella secondo cui bisogna ripensare le leggi sulla proprietà dei dati.
  19. Gemini Rispondi
    Grazie per l'articolo. Vorrei aggiungere due cose, su cui si spende molta poca attenzione nel dibattito pubblico: 1) tutti i dati di localizzazione dati a Google, Facebook and co sono constantemente condivisi, su base volontaria o commerciale, con le più svariate controparti. L'idea che scaricare o meno Immuni cambi la mole di dati sulla singola persona accessibile allo Stato è quindi profondamente sbagliata. 2) tale condivisione di dati personali raccolti ad esempio da Facebook è assolutamente illegale, come dimostrato da una lunga serie di sentenze, ultima delle quali la Schrems II della Corte di Giustizia Europea. Il problema che si trova quindi davanti il cittadino è duplice: installare una app su un framework (Google) in dichiarata violazione della norma fondamentale (direi costituzionale) sulla privacy, il GDPR, affidandosi alle indicazioni dello Stato, che contemporaneamente ha mostrato totale incapacità nella protezione della privacy nei confronti di Facebook nonostante 7 (sette!) anni di cause legali. è vero che Facebook conosce tutto su di noi - ed è altrettanto vero che vende, illegalmente, tali informazioni al miglior offerente. Perchè dovrei contribuire a questo sistema, di fatto avallando la violazione del GDPR, installando Immuni? Se lo Stato per legge impone restrizioni sul movimento, io rispetterò sempre le indicazioni. Ma non utilizzerò una piattaforma privata, americana, che viola la mia privacy, da anni, con il tacito assenso dello Stato.