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  1. Savino Rispondi
    E' da terzo mondo che l'Italia sia bloccata non per il virus ma perchè la sanità non è organizzata. Nel managment delle ASL tanti prepotenti Don Rodrigo con signorotti al seguito.
  2. Giuseppe Terzaghi Rispondi
    Posso usare in questo contesto il termine "gerontocrazia" ? Intesa come metodo che privilegia gli anziani rispetto ai giovani, nella scuola ora come in "quota 100" tempo fa. Giovani che peraltro subiscono inconsapevoli, bastandosi le briciole cadute dalla tavola dei nonni, coem se la loro emarginazione da qualsiasi scelta fosse semplicemente fisiologica. Vero che certe scuole, in cui ho insegnato diversi anni, non valgono il maggiore rischio di contagio, come vero che ad ottobre frotte di ragazzini si accalcavano sulla strada di scuola senza quasi precauzioni; ciò è deplorevole tanto quanto la chiusura e richiede soluzioni. Ma non dimentichiamo che la scuola, coi suoi limiti, è l'unico vero sostegno che la società di noi anziani fornisce a chi ci seguirà. Se togliessimo loro anche questa, chi farebbe funzionare il mondo dopo l'epidemia?
  3. Giacomo Marzo Rispondi
    Non si può misurare gli effetti della chiusura delle scuole in questo modo. La coda dei contagi rimane moldo a lungo all'interno delle famiglie, le persone ospedalizzate sono di solito gli anziani, che rappresentano il secondo se non il terzo contagio all'interno del nucleo (e.g. bambino->genitore->nonni). Per questo motivo la coda è molto più lunga di quella mostrata nei grafici: mettiamo che un bambino contagia un genitore al decimo giorno, un genitore ai nonni al decimo giorno, i nonni manifestano sintomi gravi da ospedalizzazione al decimo giorno (è provato che i pazienti infetti i primi dieci giorni possano avere sintomi lievi e un successivo crollo polmonare, nella seconda fase della malattia). Questo porterebbe ad un orizzonte di 30 giorni circa, non coperto dai dati degli autori...
  4. Michele Lalla Rispondi
    Ora un effetto c'è. Questo effetto si misura con morti, per piccoli numeri che siano. Si possono paragonare i due costi? A me sembra un mantra folle quello della scuola in presenza e uno spreco inutile di risorse (?) intellettuali. Perché non ci si ingegna a pensare a una organizzazione diversa? Se questo mantra di origine propagandistica dell'area politica dell'opposizione, che naturalmente ha trainato una parte di partiti al governo, fosse stato cambiato con una prospettiva organizzativa multivariata, partendo da lontano e con una proiezione anche futura, perché no?, oggi avremmo una organizzazione migliore e un tasso di contagi inferiore. Infatti, la scuola comporta anche un intasamento dei trasporti e un ampliamento dei controlli e disagi a ogni caso covid-19 che vi si presenta, con azioni del personale dirigente (spesso incapace), e un affollamento della già pressata sanità. Ora, tutta questa reazione a catena è assente dal modello ... Sui dati, poi, cosí contestati occorre proprio considerare la Campania come un caso speciale, inclusi i comportamenti collettivi deprecabili che tutti o molti hanno visto. Ne consegue che anche le conclusioni ballano su questi movimenti/ danze di onde sussultorie incontrollate. Forse è un caso che le analisi/ tamponi eseguite/i in Campania per conto delle società di calcio erano finti? O sono stati nascosti apposta? Tante domande, poche risposte ... Potrei, poi, dire: "Che ne sapete, voi, della DaD? Io ho studiato le medie via PAT"