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  1. Jacopo Gerani Rispondi
    1) Tre economisti, senza un epidemiologo, che scrivono su un sito letto principalmente da economisti di collaborazione epi-econ. Suggerirei inserire un epidemiologo tra le firme del prossimo articolo. 2) dire "i modelli SIR standard non includono behavioural responses" e' come dire "i modelli economici standard non includono behavioural responses". Se aveste fatto una breve ricerca prima magari! Raccomando leggere il lavoro del Centre for Health Econ and ID modelling di Antwerp (c'e' una sys review sul tema), e vari computational scientists 3) Detto tutto cio' sulla premessa che trovo largamente infondata e credo sia dovuta a un observer bias (cioe', gli autori non hanno assistito a collaborazione epi-econ, quindi non c'e'), il punto finale che ci sia piu' ricerca da fare, e che questa debba essere multidisciplinare, credo sia giustissimo. Cordialmente.
    • Marcello Rispondi
      Quindi il suggerimento è di usare dei modelli deterministici con parametri soglia stimati con metodo di monte-carlo e in cui l'incertezza è trattata con una procedura bootstrap in un modello additivo generalizzato (GAM), ho capito bene? Allora siamo a posto. L'incertezza non è il rischio gli intervalli di confidenza non funzionano, tanto è vero che l'IPCC cioè il più grande complesso di scienziati multidiscipline che si sia mai visto produce valutazioni che sono espressi con giudizi qualitativi, tiopo molto probabile ecc. Credo che si stia parlando di cose diverse, purtroppo
  2. Savino Rispondi
    I virologi debbono smetterla di fare le star in tv ed, in generale, il sistema medico e sanitario deve tirare fuori le problematiche organizzative sanitarie che sono all'origine dei lockdown piuttosto che il virus in sè.
    • Serendippo Rispondi
      Trovo illogico, contrario al metodo scientifico, non supportato da dati, affermare che il modello di Imperial College abbia portato a sbagliare le politiche di intervento non farmacologico. Anzi, la realtà dei fatti è stata una evidente sottovalutazione iniziale del problema e inevitabili misure drastiche successive. Cosa avrebbe aggiunto una possibile valutazione del comportamento delle persone fatta con i metodi "behavioural" degli economisti quando i fatti stanno dimostrando in modo eclatante che i comportamenti individuali in una pandemia sono tutt'altro che prudenti e/o risolutivi e tantomeno prevedibili? Vedasi USA, la "civilissima" Svezia, l'Italia e l'Europa della seconda ondata... Eccetera.
      • Marcello Rispondi
        per esempio che un evento estremo non può essere valutato con un approccio frequentistico, soprattutto quando non si è mai verificato prima. Uno dei migliori talk che ho visto recentemente è quello di Holmstrom in cui si usa una regeressione a tre variabili (UV ray, Season e Mobility) che formnisce un R quadro di circa 50% circa la cosiddetta seconda ondata, nonostante si sia in presenza di variabili correlate e quindi con enormi problemi di collinearità. Se si fa a testa o croce o se si applica il principio di ragione insufficiente la probabilità è del 50%. Fate un po' voi. I terorici delle decisioni studiano l'incertezza da Boole, Borel e Russel in poi e credo che oggi abbiamo molto, ma molto da dire su quello a cui assistiamo, purtroppo in pochi sembrano rendersene conto. In una situazione come questa di estrema incertezza epistemica e ontologica, di eventi estremi con bassissime probabilità e con conseguenze catastrofiche un approccio soggettivista alla probabilità è non solo necessario, ma obbligato, pena le strampalate e soprattutto errate previsioni e scenari offerti in più o meno tutti i paesi in questi terribili mesi. O mi sono perso qualcosa? Quindi magari si realizzasse questa collaborazione scientifica. In Italia abbiamo dipartimenti di eccellenza sul tema e non mi risulta che siano stati coinvolti. Risultato siamo sull'orlo del collasso del sistema sanitario nazionale, perchè il sistema di 21 indicatori non ha funzionato, perchè?