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  1. Emanuele Paris Rispondi
    non mi sono mai fidato molto della statistica, ma certamente è l'unico strumento che abbiamo su cui basare le nostre scelte e le nostre decisioni. Certamente in una situazione di emerganza viene difficile costruire dati solidi. Per quanto riguarda l'inflazione poi, da sempre sostengo che spacchettare l'indice generale dei prezzi verrebbe ad essere una scelta di equità sociale. Viene del tutto evidente che il paniere dei beni ha pesi diversi per classi sociali diversi; mia nonna dovrà sobirsi gli aumenti di pane, latte, gas, ed alimentari in generale, e non potrà compensarlo con una diminuzione magari dei biglietti aerei, hardware, telecominicazioni, e via dicendo. Io credo che spacchettare l'indice generale dei prezzi in 4/5 sotto classi e poi ancorare le decisioni in base alla classe di appartenenza verrebbe una scelta di buon senso ed equità sociale
  2. Enrico D'Elia Rispondi
    Non c'è dubbio che la variazione della SPESA dei consumatori dipende sia dalla variazione dei prezzi che da quella del paniere di beni e servizi acquistati. Sia prezzi che paniere cambiano in molte occasioni: durante una pandemia con lockdown accadono le sose spiegate benissino nell'articolo; ma anche durante un torneo di calcio internazionale o un'olimpiade aumenta molto il consumo di tv, patatine, birra e simili, mentre cala quello di spettacoli al cinema. Tuttavia, un indice calcolato tenendo conto sia della variazione dei prezzi che delle quantità è un indice della SPESA e non dei prezzi, come è scritto correttamente anche nelle norme che regolano il calcolo dell'indice armonizzato europeo. Come in qualsiasi esercizio di analisi shift and share, se si vuole misurare la pura variazione dei prezzi si deve necessariamente mantenere costante la composizione dell'aggregato. Un indice "alternativo" come quello calcolato in Francia misura forse l'inflazione "percepita", ma non quella reale (ossia calcolata in base alle sole variazioni dei prezzi).
  3. Roberto Coiutti Rispondi
    Il calcolo dell’inflazione sarà difficile anche per i mesi avvenire, con o senza futuri lockdown, perché c’è l’effetto smart working. Infatti da marzo ho ridotto drasticamente gli acquisti nella città dove lavoro ed aumentati nel paese dove risiedo, oppure gli unici acquisti di vestiario effettuato sono stati per vestiario informale o presso la grande distribuzione organizzata perché un conto è fare il funzionario e riceve l’utenza, un’altra cosa stare in casa davanti al computer e telefono. Per non parlare delle spese ai distributori automatici di cibi e bevande praticamente azzerati. E nel frattempo sto pensando di rinnovare la casa ed il mobilio.
  4. Savino Rispondi
    I giovani e le donne, cioè chi sfama i figli, già vivevano di lavoretti ora sono crocifissi in casa. Gli anziani prendono anche 2000-3000 euro di media di pensione, escono tutti i giorni di casa, infrangendo le regole dateci con la pandemia, e comprano 4 mele la volta o oggetti di poco valore. Io mi stupirei se l'inflazione lievitasse e se non fosse tutto bloccato.