logo


  1. Antonio Focella Rispondi
    Penso che i principali commentatori si riferissero al clamoroso errore del (probabilmente) più famoso ente di previsioni politiche statunitensi, cioè 538 di Nate Silver che stimava un vantaggio nel voto popolare di 8 punti percentuali per Biden quando quello reale è inferiore al 3%, dal momento che in molti si erano affidati alla sua stima vista la fama del gruppo la sorpresa è stata forte nello scoprire i dati reali
    • Irene Solmone Rispondi
      E' possibile (anche se non credo), ma rimane il fatto che il voto rilevante ai fini dell'elezione del presidente americano sia il voto negli Stati e nei collegi elettorali. Parlare di "completo fallimento" è fuorviante e sarebbe comunque stato sbagliato, anche se si fossero riferiti ai sondaggi sul voto nazionale.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Trovo l’analisi, che ridimensiona le accuse di inaffidabilità, ottima. C’è forse un’imprecisione nell’ultima frase. Dobbiamo distinguere il voto nazionale (irrilevante), il voto negli Stati (molto condizionato questa volta dal voto per corrispondenza) e il voto dei grandi elettori (quello determinante). Trovo appassionante il circo elettorale americano, con 51 procedure diverse, la lotta dei candidati concentrata sugli swing states, tutto calcolato sui loro sondaggi, fondamentali, lo spoglio dei voti, in particolare del voto per corrispondenza, le contestazioni e il ruolo decisivo dei media e degli esperti nella determinazione del risultati ufficioso (!) che determina il comportamento dei protagonisti e quindi in qualche misura pure il risultato ufficiale (cf Gore 2000 ma anche Biden vincitore ufficioso indiscutibile dopo l’ammissione di Forbes). Il punto imbarazzante non sono i sondaggi o i media, ma il bias (la distorsione) del tutto artificiale e ingiustificabile del risultato dovuto al collegio elettorale combinato alla regola in quasi tutti gli Stati del Winner takes all. Una pessima regola che però da oltre 200 anni è rispettata da tutti. Anche quella è una lezione!
    • Irene Solmone Rispondi
      Sono perfettamente d'accordo. L'obiettivo dell'articolo era rispondere alla questione dei sondaggi, ma non si può non riconoscere che il problema sia il sistema dei collegi elettorali (i cui confini sono manipolati a favore dei Repubblicani con il gerrymandering) e dei grandi elettori. Tra l'altro, dei sondaggi recentemente pubblicati da Statista mostrano che più del 50% degli americani vorrebbe passare al voto nazionale per eleggere il presidente. Grazie del commento!
  3. Pippo Calogero Rispondi
    Se si trattasse di puro errore statistico però, dovremmo aspettarci discrepanze in entrambe le direzioni, mentre dobbiamo registrare come tutti gli errori vadano in un'unica direzione. Ovviamente non stiamo parlando di teorie del complotto, ma del fatto che probabilmente c'è qualcosa relativo al consenso trumpiano che i sondaggi non son riusciti a rilevare appieno in maniera sistematica.
    • Irene Solmone Rispondi
      E' vero. I principali sondaggisti americani, infatti, si stanno interrogando su quale sia stato il problema e sul perché di questa sottostima.
      • nicola cornacchia Rispondi
        Potrebbe dipendere dal fatto che spesso chi vota personaggi o partiti controversi tende a non ammetterlo rifiutando il sondaggio o mentendo. Anche in Italia abbiamo avuto esempi simili, non c'è bisogno di nominarli. In pratica ci si vergogna del proprio voto.
  4. Alberto Rispondi
    Mi scusi, non capisco bene la sua ultima affermazione: "il suo margine di vittoria [di Biden] sarebbe del 52-53 per cento, uno dei più larghi della storia americana recente". Può chiarirmelo?
    • Emiliano Rispondi
      Biden, su base nazionale, ha preso il 52%-53% dei voti, contro i 47%-48% di Trump. Questa è considerata una vittoria molto ampia, se si considera ad esempio che Reagan nel 1980 prese il 50,7% dei consensi in un'elezione in cui vinse praticamente in tutti gli stati guadagnando 489 grandi elettori.