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  1. Mahmood Rispondi
    Per garantire dignità e sicurezza alle famiglie italiane, in tempo di Covid come sempre, devono essere garantiti loro beni e servizi essenziali. La garanzia di accrediti fissi mensili invece distorce pesantemente un'economia già segnata dal lavoro nero, oltre e non garantire il "positivo" impiego di questo denaro. Dare reddito di cittadinanza a un disoccupato con problemi di alcolismo o gioco d'azzardo, ottimo impiego delle limitate risorse pubbliche. Chi versa in stato di bisogno deve avere ASSICURATO un tetto, il riscaldamento, indumenti adeguati, acqua, cibo, sanità, istruzione in caso di minorenni. Ma la garanzia di avere dei soldi se non risulta ufficialmente che hai un reddito rimane una delle maggiori follie di questo Paese. Pagheranno i contribuenti olandesi? Speriamo, che se pagano solo i non evasori italiani il gioco non dura molto.
  2. Carlo Rispondi
    Il problema del costo della vita poteva essere mitigato se il rdc fosse stato accompagnato da maggiorazioni per tenere conto delle diversità climatiche: infatti qui in Veneto ho in mente un fatto di cronaca riguardante persone povere che si sono scaldate con il braciere. Inoltre il rdc è stato approvato senza tenere conto che il sistema fiscale, con criteri blandi, all’interno delle relazioni parentali riconosceva delle detrazioni: infatti se un nonno ha la famiglia del figlio che percepisce il rdc, con le detrazioni per familiari a carico tra figlio, nuora e 2 nipoti, gode di circa 2000 euro di detrazioni a cui si aggiungono quelle per le spese scolastiche/universitarie, sanitarie ecc. E quindi ritorna la tematica della trappola della povertà: per chi ha redditi bassi o nulli non conviene accettare lavoretti o bassi salari perché gli aiuti vengono da molteplici canali (ad. es. esenzione ticket). Quindi sarebbe utile fare il “tagliando” al rdc ma ancora di più revisionare a fondo i sistemi welfare/fisco/sanità perché è da qui, cioè dalla trappola della povertà, deriva l’insofferenza della classe media verso la tassazione e la mancata percezione di risorse per la natalità.
  3. Mauro Cappuzzo Rispondi
    Due osservazioni: a) la scarsa istruzione non preclude l’accesso al lavoro, anzi, vi sono numerosi lavori che non richiedono istruzione ma solo buona volontà; b) le famiglie straniere povere: perché sono venute in Italia? Evidentemente stanno comunque meglio rispetto a dove vivevano. Perché parte delle imposte pagate dai cittadini italiani devono essere impiegate per favorire gli immigrati?
    • Massimo Baldini Rispondi
      Sono belle domande, grazie. E' vero ci sono moltissimi lavori per cui una bassa istruzione è sufficiente, però tutti i dati dicono che la probabilità di non trovare un lavoro è maggiore per chi ha poca istruzione. Sulla seconda domanda, la ribalto: perché uno straniero che lavora in Italia dovrebbe pagare le imposte?