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  1. Filippo Ottonieri Rispondi
    Io in effetti trovo che si dovrebbe cercare di rispettare la logica della transizione al contributivo, che non dovrebbe prevedere affatto un'età minima pensionabile, e semmai si dovrebbe trovare un modo equo per "convertire" le residue annualità retributive in un monte contributi attualizzati. A quel punto, a patto che l'ammontare della pensione superi un minimo, si dovrebbe poter andare in pensione a qualunque età, ovviamente con un calcolo attuariale del valore della pensione. Sarebbero magari in pochi a potersi permettere di andare in pensione, poniamo, con l'equivalente di una "quota 100", ma sarebbe forse un modo di liberarci finalmente del feticcio dell'età della pensione. Si va in pensione quando si matura una pensione sufficiente.
  2. Francesco M. Rispondi
    Mentre mandiamo in pensione, con il regime retributivo, dei 62enni con 38 anni di lavoro, a me l'INPS dice che andrò (forse, se le cose non peggiorano) in pensione nel 2036, a 68 anni e con 40 anni di lavoro, con il regime contributivo. Quindi, sì: si tratta di un conflitto tra generazioni, poche storie. Un bel regalo che i giovani fanno ai vecchi.
  3. Andrea Rispondi
    Non si chiama Recovery Fund, ma NextGen EU. Non OldGen EU. Non usatelo per i 60enni, usatelo per chi deve ancora nascere oggi. Diverse coppie che conosco non vogliono fare figli per timore che questi vivrebbero in un mondo peggiore. Se usate così Next Gen EU aspettatevi che l'Italia si spospoli.
  4. Paolo Rispondi
    I dati presentati così sono fuorvianti: - l'aumento del rapporto spesa pensioni/pil per il 2020 è da imputare in larga misura al crollo del pil causa covid - la staffetta generazionale ben difficilmente può avvenire se l'Italia perde 9 punti di pil nel 2020 sempre a causa del covid - quanto allo scalone, certamente esso esiste ma proprio perchè quota 100 non è stata rinnovata - il problema pensioni non può essere visto solo in un'ottica contabile
  5. Fabio Eboli Rispondi
    Non sono un esperto del tema ma mi permetto di esprimere la mia opinione. A parte il discorso sull'equità che può essere condivisibile ma che va applicato a tutti i provvedimenti temporanei, l'analisi presentata mi sembra parziale e di breve periodo, basata su calcoli contabili piuttosto che sulla necessità di inquadrare il problema in un contesto più generale ed attuale. Mantenere al lavoro, in questa fase storica contrassegnata dalla rapida innovazione digitale e dal radicale mutamento delle professionalità richieste, persone ultrasessantenni con produttività più bassa (al netto di processi di "reskill and upskill", che non ridanno necessariamente le motivazioni) e stipendi più alti rispetto agli analoghi ventenni e trentenni è davvero meno costoso per il sistema? Vale la pena non “approfittare” dell'enorme potenzialità del nuovo "esercito di riserva", ovvero i tanti giovani che sono costretti a portare le loro competenze all'estero o rientrano nella famigerata categoria dei NEET? Da altra angolazione, l'aumento dell'aspettativa di vita va necessariamente tradotto in aumento dell'età pensionabile? O forse potrebbe essere piuttosto auspicabile una sua riduzione, in modo da lavorare meno ma lavorare (quasi) tutti (anche considerando che oggi sempre più il lavoratore 60enne ha i genitori 80enni o 90enni fortunatamente ancora in vita a cui badare)? Aumentando, al contempo, il benessere individuale e la coesione sociale anziché esacerbare la conflittualità generazionale?
    • Andrea Rispondi
      Non ho risposte certe. Qualche spunto che potrebbe essere anche campato in aria. A: Mandare in pensione gente che può lavorare non so che effetto abbia sulla produttività, ma sicuramente non aumenta la produzione, quindi impoverisce il paese nel complesso. B: I giovani puoi assumerli anche senza licenziare gli anziani. Più gente lavora più posti di lavoro si creano (anche in maniera diversa: in genere un nuovo imprenditore "crea" più posti di lavoro di un nuovo barista). In genere, l'unico settore dove per assumere sei costretto a pensionare sono le PA, ma anche lì se mancano i medici o non fai i concorsi per gli insegnanti, i giovani non li assumi. C: I giovani scelgono di andare all'estero per ragioni legittime. D: Sarà difficile lavorare meno se ogni generazione siamo una frazione di quella precedente e immigrati non ne vogliamo. E: Sarebbe bello nonostante tutto poter andare in pensione gradualmente, lavorando un po' meno con il passare del tempo, oppure passando ad altre mansioni. F: Dovremmo imparare da altre parti dove si concilia meglio vita e lavoro. Sia per occuparti del genitore 80enne, che per occuparsi del figlio di 3 anni (vedi lettera (C) e questioni di genere). Qui sta alla società cambiare però.
  6. Roberto Rispondi
    Quota 100 ha risposto all’esigenza di tanti lavoratori che non ritengono giusto lavorare più di 40 anni oppure dopo i 65 anni. Tutto ciò è aggravato dal fatto che gli orari di lavoro in Italia rispetto a tanti altri paesi europei sono superiori e fare un part time, ammesso che te lo concedano, significa essere poveri. Quindi finché gli orari di lavoro non rientrano nella media europea come i salari, chi offrirà la prospettiva di pensioni anticipate avrà consistenti riscontri nelle elezioni nazionali.
  7. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Credo che problema posto dal succedersi di riforme delle pensioni sia irresolubile nei termini attuali. Se si facesse un reddito universale di base unito ad una flat-tax unito ad una pensione di base contributiva ma obbligatoria ed un secondo pilastro di mercato forse se ne potrebbe uscire. Ma ciò richiede un lavoro di progettazione multidisciplinare
  8. Giacomo Rispondi
    Che cosa c'entra il recovery fund? Ha veramente senso utilizzarlo per pagare delle pensioni anziché per risanare l'Italia?
  9. Giorgio Radin Rispondi
    ... e tutti i contributi versati all'Inps in circa 40 anni dove sono finiti? Non ritengo giusto colpevolizzare chi dopo 40 anni circa di contributi versati decide di andare in pensione dicendogli che saranno i suoi figli a mantenerlo! Secondo aspetto: se una ditta decide di non rimpiazzare chi va in pensione vuol dire che il dimissionario era di troppo: pensiamo anche ai costi che una ditta deve sostenere e non solo ai dipendenti!
  10. Rony Hamaui Rispondi
    Quota 100 va abrogata subito senza preoccuparsi troppo dei così detti problemi di equità. E' un provvedimento dannoso e costoso che andava cancellato dal giorno 1 del governo Conte 2
  11. Alberto Isoardo Rispondi
    Mi fanno sorridere questi attacchi a quota 100 quando le prime a non volere persone anziane sono le aziende stesse. Inoltre la difesa ad oltranza della legge Fornero conni problemi che ha creato fa a pugni con gli accordi che i governi fanno con i grandi gruppi (vedi le banche). In pratica per i bocconiani dovrebbero essere penalizzati solo quelli che lavorano nelle piccole e medie imprese. L’altra incongruenza è l’incapacità di comprendere che in mondo che cambia rapidamente servono soluzioni alternative. Poi è vero probabilmente i professori universitari non si stressano, beati loro, ma non li stesso per gli altri lavori partivolarnrnte nel privato. Ci sono cambiamenti caratteriali che solo i ciechi non riescono a vedere e questi cambiamenti mal si prestano ai lavori in team. Insomma servirebbe ipotizzare una società che riesca a trarre beneficio dalle esperienze lavorative di chi va in pensione ed anche un vsntaggio ecomomico per la collettività guori dalle aziende di provenienza. Insomma serve uno sforzo di fantasia se non si vuole finire come la Fornero sempre in televisione a ripetere le stesse cose!
  12. Alessandro Rispondi
    Io leggo cose diverse. DAL SITO INPS. Pubblicato il Rendiconto generale INPS per il 2019 • le entrate contributive passano da 231.166 nel 2018 a 236.211 milioni di euro nel 2019, con un incremento di 5.045 milioni di euro (+2,2%); • nel 2019 la spesa complessiva riferita alle prestazioni pensionistiche, che include anche la componente di natura assistenziale, è pari a 262.299 milioni di euro e rappresenta il 14,7% del Prodotto interno lordo (PIL); Essendo netti i contributi e lorde le pensioni, sulle pensioni si guadagnano 40 miliardi di euro. A che serve mettere vecchi contro giovano, centoquotati rispetto ad altri pensionandi?
  13. Giuseppe Rispondi
    Penso che sarebbe utile riattivare la APE volontaria, semplificando la procedura di domanda ed erogazione.
  14. Michele Rispondi
    re-skilling, ma di cosa stiamo parlando? La regione FVG ha basato TUTTE le sue politiche attive sui lavoratori disoccupati. Se non sei disoccupato non accedi a nessun tipo di FORMAZIONE e nemmeno al programma di CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE. Quindi quelli che vorrebbero continuare a lavorare ma non si trovano bene con quello che stanno facendo sono costretti a cercare ogni possibile via di fuga dal lavoro. Non dico che sia sbagliato sostenere chi non ha il lavoro e chi ha problemi anche seri a livello personale, ma non dare NESSUNA possibilità a chi vorrebbe crescere e reinventarsi mi sembra proprio stupido. P.S. ho 57 anni e 40 anni di contributi, mi piacerebbe lavorare ancora 10 anni ma se mi fanno andare in pensione, anche con il 40% di penalizzazione, CI VADO!!
  15. Savino Rispondi
    Aveva ragione la prof.ssa Fornero, bisogna garantire ai nostri giovani oggi il lavoro dignitoso e domani delle dignitose pensioni. Invece qui gli scostamenti di bilancio sono all'odg, tanto Pantalone sono i figli e i nipoti.