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  1. Gianluca Miatto Rispondi
    Le persone positive dal 6 di ottobre al 19 Novembre sono stati 1.011.349 Il 0,5% delle persone positive finisce in terapia intensiva ovvero sono finite in terapia intensiva 5057 persone (fonte Ministero della Salute) I morti dal 6 di ottobre al 19 di Novembre sono 12.584. Quindi le terapie intensive dovrebbero essere vuote perché i morti sono 2,4 volte le persone ricoverate in terapia intensiva. Andiamo avanti…. Anche ipotizzando una mortalità in terapia intensiva molto elevata del 40% (Covid-19: mortalità in terapia intensiva - Med4Care) ovvero di 2023 morti, restano 12.584 – 2.023 = 10.561 persone che NON sono morte in ospedale. Dove sono morte? Quando sono state dichiarate positive queste persone decedute, visto che non sono mai passate dall’ospedale? Non vi sembra strano? O c'è qualcosa di sbagliato nel mio ragionamento?
  2. ELENA SCARDINO Rispondi
    Un dato che non riesco a trovare,forse perché non lo so riconoscere, è il numero dei pazienti che guariscono.
  3. Piero Carlucci Rispondi
    I dati sugli ingressi giornalieri alle terapie intensive sono disponibili sulle pagine pubblicate a cura del dott. Paolo Spada qui https://public.flourish.studio/story/435616/?fbclid=IwAR3lNjIAeSj1jseBE3hNMBExAg7s5qOhmgjyH6Sr6Cmd19lImmgpjVOT0W8. In particolare il dato che cerca è alla pagina 2
    • Enrico Rettore Rispondi
      Qui ci sono le variazioni giornaliere=ingressi-uscite. Non ci sono i due termini della differenza.
  4. Andrea Bonanni Rispondi
    Articolo molto interessante e prezioso per la comprensione di cosa stia accadendo. Una domanda: i dati sugli ingressi in t. i., mi par di capire, allora non mostrano nemmeno la % di positivi al covid in ingresso, o sbaglio? Non voglio entrare nell'annosa questione se uno sta male "per" il covid o "con" il covid, perché alla fine il dato per la salute pubblica sono i posti letto a disposizione, o meno per tutti i malati gravi, però se si vuole monitorare l'andamento della pandemia in relazione alle misure adottate, il dato degli ingressi giornalieri andrebbe anche "depurato" da chi entra in t. i., ad esempio, perché è caduto dal terzo piano di un palazzo ( a prescindere se risulti positivo o meno al tampone che gli hanno fatto per procedura). Grazie per l'ospitalità
  5. Mauro Rispondi
    Buonasera, all’estero questi dati sono disponibili? La Francia sembra essere avanti a noi di un paio di settimane (come noi a Marzo rispetto gli altri paesi europei) e si potrebbe vedere se le misure prese ad esempio a Parigi siano servite oppure no. Grazie.
  6. Michele Lalla Rispondi
    Ottimo articolo e chiaro, come sempre. Rilevo una ovvietà paradigmatica, forse per questo spesso sottaciuta o ignorata: la rilevazione di quei dati è una operazione titanica; forse, il protocollo è stato anche migliorato/ modificato in itinere, almeno agli inizi. Di fronte alla marea montante di domanda di cura e l'assillo di tante cose da fare da parte degli operatori, la meticolosità della rilevazione (e trasmissione) locale incontra ostacoli non banali. Non è cosí?
    • Enrico Rettore Rispondi
      Grazie Michele, rispondo a te ma vale anche per gli altri che chiedono più o meno la stessa cosa. Il dato sulle TI è un dato amministrativo. Può essere che mi sfugga qualche dettaglio importante, nel quale caso mi scuso. Però, a occhio, lo stesso documento amministrativo dal quale viene tratto il saldo tra ingressi e uscite dovrebbe contenere anche i due termini della differenza. Se fosse così, il carico di lavoro aggiuntivo sarebbe trascurabile: fornire al sistema informativo un numerino in più. Perché non viene fatto? Alzo le mani...
  7. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Ottimo articolo
  8. andrea Rispondi
    ipotesi sul motivo per cui il governo ha deciso di non fornire questi dati? Altri paesi forniscono questi dettagli ?
  9. Savino Rispondi
    Diritto costituzionale alla salute è il diritto di accedere alle cure. Non ce ne facciamo nulla se ci viene sbarrata la porta di un ospedale o di una terapia intensiva causa impedimento logistico o mancanza di personale, cioè problemi di organizzazione sanitaria che si ripercuotono sulla collettività.
  10. Enrico Motta Rispondi
    Articolo di grande chiarezza e interesse. Chiederei all'autore se gli stessi ragionamenti sono secondo lui applicabili ad un altro numero che ci viene trasmesso tutti i giorni: il numero di pazienti ricoverati giornalmente nei reparti Covid non intensivi. Anche per questo numero ci viene trasmesso il "saldo", senza specificare quanti entrano realmente.
    • Enrico Rettore Rispondi
      Certamente, vale lo stesso discorso.
  11. Cristian Rispondi
    Buonasera,i dati ci sono, un po' nascosti vero, da desumere anche: "Percentuale dei casi in terapia intensiva sul totale dei casi attivi, media mobile degli ultimi 7 giorni". Report quotidiani tratti dal sito della regione Lombardia. Questo il link: https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/cittadini/salute-e-prevenzione/coronavirus/covid-19-lombardia-altre-regioni Il problema è: perchè nessuno li legge? Perchè nessuno li cerca? Considerato l'analfabetismo basico matematico del 99% degli Italiani posso comprendere perchè in tv non vengono spiegati ... Negli analfabeti ci metto anche i conduttori televisivi. Cordialità
    • Enrico Rettore Rispondi
      La ringrazio per la segnalazione, ma temo di non capire, porti pazienza. Ho provato a frugare dove suggerisce, ma non mi sembra di vedere il dato sul *numero di persone entrate* in TI giorno per giorno. Se preferisce, può scrivermi direttamente all'indirizzo enrico.rettore@unipd.it.
      • Mauro Alberti Rispondi
        https://drive.google.com/file/d/13Tq-xSddaNkZWoD-C0HIvMqEOxS4WaHC/view Pag. 7: credo che i "ricoverati" siano quelli che sono entrati in TI, ma lo deduco solamente dal grafico della pagina precedente per Valle D'Aosta, che è diverso. Certamente il dato è molto molto poco fruibile, per usare un eufemismo.
  12. Mario Denari Rispondi
    Articolo condivisibile, incredibile che dati facilmente reperibili non vengano raccolti (un altro dato da raccogliere a costo quasi zero è la "sintomatologia" dei tamponi effettuati, non solo di quelli risultati positivi: permetterebbe di capire meglio la selezione rispetto alla popolazione di riferimento). Ci sarebbe da discutere anche sul fatto che si è deciso di fare un'enorme indagine campionaria sui contagiati la scorsa primavera, per fare una fotografia una tantum, invece di optare per indagini campionarie più piccole e limitate, ma ripetute nel tempo. Se avessimo dati mensili sui positivi o sierologicamente positivi derivanti da indagini a campione, integrate da informazioni su occupazione, età, zona di residenza, composizione familiare ecc ecc sarebbe possibile avere un'idea realistica su dove cercare i focolai e su come valutare l'efficacia di eventuali misure restrittive. L'enorme e costosa indagine del giugno scorso è utile solo ad avere un'idea molto approssimativa del vero rapporto ricoveri/positivi o morti/positivi e a davvero poco altro. Il che dovrebbe far aprire gli occhi sulla nostra benemerita ISTAT, che sarebbe bene dare in gestione a gente che ne capisce e che ha un minimo di visione d'insieme. Velo pietoso poi sul CTS e sul governo, che prendono decisioni senza un minimo di trasparenza sui dati e sulle valutazioni che portano alle loro decisioni. Il motivo è ovvio, le decisioni le prendono senza preoccuparsi delle evidenze e inseguendo gli eventi
  13. Savino Rispondi
    Manca la restituzione degli stipendi da parte dei responsabili che hanno tolto agli italiani il diritto costituzionale a curarci,
    • Tiziano Capriotti Rispondi
      Assolutamente d'accordo con Savino che mi ha preceduto
    • Michele Lalla Rispondi
      Cerchiamo di usare argomenti e non invettive, che, oltretutto, rischiano di essere fuori luogo e infondate. Lei non sbaglia mai su suo lavoro? ... Dobbiamo essere consapevoli che l'errore è una componente ontologica dell'agire umano.
      • Savino Rispondi
        In altri lavori, chi sbaglia (e anche chi non sbaglia) paga, in quelli sanitari no.
        • Michele Lalla Rispondi
          Grazie della risposta. Mi piace esprimere due precisazioni: (1) i medici quando sbagliano, ora pagano e questo è un problema in sanità, poi non è scontato che in altri lavori si paghi perché gli scaricabarile esistono dappertutto e le procedure sono inefficienti; (2) individuare il colpevole della inadeguatezza della sanità è pressoché impossibile (i dirigenti delle ASL? Gli assessori regionali? I ministri della sanità? E da dove (da quale legislatura) si parte? ... La traiettoria politica degli ultimi 20 anni e il tambureggiamento dei media (evito i riferimenti agli arti, ma chi vuole può arrivarci) è andata in un unica direzione: abbattimento dei costi e, quindi, del personale e delle funzioni. Qualcuno ricorda le disquisizioni sui costi delle siringhe e le chiusure dei piccoli ospedali? ... Sto debordando: chiudo.