logo


  1. Max Rispondi
    La qualità della forza lavoro è sicuramente importante per garantire l'efficienza di qualsiasi settore, quindi anche del settore pubblico. Riferendosi al caso italiano, tuttavia, e riguardo all'efficienza non credo ci sia tanto un problema di qualità nella PA in media, anche perché i salari nel privato non è che siano stellari, ma di norme che regolano il funzionamento del settore pubblico, e semmai di incentivi dei lavoratori una volta entrati. Ho visto casi di lavoratori capaci e super-motivati quando entrano, ma che perdono rapidamente la propria motivazione e si adeguano a norme che sembrano fatte apposta per non far funzionare la PA (ad ogni livello). Bisognerebbe semplificare. La legittima battaglia contro la corruzione è diventata un'ossessione. Per acquistare un tablet per fare didattica online bisogna passare per lunghe e complesse procedure, che faranno si che lo stesso arrivi a didattica finita. Le misure per il controllo di qualità e la valutazione sono così complesse che drenano tempo e risorse di docenti ed amministrazione e sono spesso utili solo a rispettare requisiti formali e non sostanziali. Nel settore della sanità, aste per i vaccini fatte per risparmiare che vanno deserte per cui si dove procedere all'acquisto in emergenza, spendendo molto di pù. Potrei continuare, ma il problema della scarsa efficienza nella PA italiana mi sembrano le sue regole di funzionamento prima ancora della qualità dei suoi lavoratori.
  2. Federico Rispondi
    Privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego; non ne parla più nessuno. Qualcuno ci ha rimesso anche la vita! E' questa la chiave per una maggiore efficienza PA.... a costo 0!
  3. Firmin Rispondi
    Credo che chiunque abbia avuto a che fare con un concorso pubblico (da candidato o da selezionatore) sappia quanto casuale (se non controproducente) sia il risultato finale. L'uso massiccio di test a risposta multipla (perfino per i dirigenti), lungi dal rendere più trasparenti le procedure, contribuisce solo a selezionare individui dotati di buona memoria (compresi soggetti si limiti dell'autismo). Le prove scritte privilegiano l'adesione incondizionata alle tesi mainstream e quindi escludono creativi e persone con un forte senso critico. Quelle orali, oltre ad essere più manipolabili, servono solo a selezionare chi ha buone doti di comunicazione. Nelle commissioni manca uno psicologo in grado di tracciare un profilo attitudinale del candidato. I commissari sono scelti quasi sempre tra coloro che non avranno mai alle proprie dipendenze i vincitori, quindi sono deresponsabilizzati rispetto ai risultati. Tutto questo li rende più sensibili a pressioni politiche, di lobby e sindacati (che spesso organizzano anche i corsi preparatori ai concorsi). Molto meglio il modello anglosassone con assunzione tramite cv e colloquio col responsabile diretto e concreta possibilità di licenziamento dopo un periodo di prova.
  4. Savino Rispondi
    Selezionare i migliori (tutti quelli che stanno cercando altrove, fuori dai confini nazionali), selezionare in modo trasparente, tenere lontana la P.A. dalla convenienza e dalla connivenza politica, selezionare, come si diceva, chi ha la vocazione pubblicistica, selezionare persone oneste e non disponibili a fare la cresta con risorse pubbliche o a prendere mazzette. La Ministra Dadone, come suggerisce Cassese, non può pensare solo ai dipendenti pubblici attuali, imboscati a casa con l'alibi dello smart working, deve PENSARE SOPPRATTUTTO ALL'UTENZA.
    • Maria Cristina Migliore Rispondi
      Savino, sulla base di quali dati si afferma che chi lavora a distanza è un imboscato?
      • Savino Rispondi
        esperienza diretta