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  1. Henri Schmit Rispondi
    Invocare il peso demografico degli stati a favore dello strumento NGEu/RRF come definito all’unanimità il 21/07 è fuorviante. Se si contassero davvero i voti dei cittadini europei la bilancia sarebbe meno favorevole; penderebbe probabilmente dall’altra parte. Ma soprattutto la questione ancora aperta non è pro o contra la soluzione adottata, ma come definire la governance abbozzata all’articolo 19 per garantire il rispetto delle condizioni condivise. I paesi frugali hanno accettato a malavoglia la proposta franco-francese del debito comune e dei prestiti e trasferimenti ai singoli stati, perché temono che l’UE non sarà in grado di gestire un uso conforme, efficace e convergente di queste risorse dai singoli stati; che alcuni non saranno in grado di investire secondo le modalità concordate fra cui figura anche il rispetto di un piano di riforme che pesa maggiormente sui paesi inefficienti che non su quelli più competitivi. I frugali pensano meno ai governi illiberali dell’est che non ai governi incapaci (sarà il governo Conte2 in grado di realizzare un piano di riforme e di investimenti credibile?) e recalcitranti (sarà il prossimo governo italiano dopo le elezioni del 2023 ancora intenzionato di seguire il sentiero stretto della convergenza?) del sud. Il maggiore rischio europeo e dell’euro-zona si chiama Italia, un paese dove oltre 2/3 delle forze parlamentari sono o erano euroscettiche o a favore di un Italexit. Le prossime elezioni italiane sono attese con apprensione. 3/3
  2. Henri Schmit Rispondi
    Esistono poi due modi di decidere nell’UE, uno detto sovranazionale l’altro intergovernativo. Più precisamente esiste il metodo comunitario che vale per le competenze pre-Maastricht, riconosce l’esclusiva dell’iniziativa alla Commissione e prevede una codecisione fra PE e Consiglio il quale vota in linea di massima a maggioranza qualificata. Il resto - fra cui il budget settennale, eventuali obblighi di politica fiscale e qualsiasi allargamento delle competenze UE - è deciso dal Consiglio (cioè dai governi nazionali, doverosamente abilitati dai loro parlamenti) e all’unanimità. Un punto di vista superficiale vorrebbe ricondurre tutto, in particolare alcuni principi di politica economica e fiscale alla regola della maggioranza. Questo porrebbe un grave problema di democraticità, di trasparenza e di responsabilità (tre concetti correlati). 2/3
  3. Henri Schmit Rispondi
    Mi piacerebbe commentare alcune espressioni che avrei formulato diversamente. Devo dividere in tre. Non è chiaro che cosa si intenda con politica fiscale europea. Significa armonizzare le regole fiscali nazionali? In quel caso riguarderà la base imponibile, non le aliquote. O significa tasse europee per ingrossare il budget UE? Bisogna riconoscere che tali tasse esistono già, cioè i dazi e l’IVA, benché di entrambe solo una certa quota sia versata all’UE. Ma soprattutto nuove tasse europee (carbon, plastic, digital …) non cambierebbero nulla alla situazione vigente dei residenti perché sarebbero prelevate tutte (come l’IVA uniformemente) dagli Stati sui loro contribuenti.
  4. bob Rispondi
    Gli USA arrancano, l'Europa fa i compitini, La Cina cresce alla media del 4%. Tutto il resto è fuffa
  5. Marcello Romagnoli Rispondi
    "Nel complesso, l’Europa ha risposto bene, come dimostrano le analisi dell’Osservatorio Monetario" Direi proprio di no! Recovery funds. Prestiti, non fondo perduto come sarebbe necessario e ciò per la strana chimera che è la BCE. Non si sa se arriveranno, quando e quanto. Saranno debito da ripagare e che ci metterà in assoluta sudditanza. Anche i soldi creati dal nulla, in modo intelligente e nella giusta quantità, da parte di una banca centrale costituisce un debito dello stato con se stesso. L'acquisto da parte della BCE di titoli privati apre una voragine sulle garanzie della concorrenza: chi sarà finanziato sarà in vantaggio rispetto al concorrente che non lo sarà. Non mi stupirei che la prima si comprasse la seconda coi soldi della BCE La frase "Tuttavia, la ripresa del quantitative easing da parte della Bce è avvenuta in un contesto istituzionale ancora non chiaro, che la espone a controversie legali, come dimostra la sentenza della Corte costituzionale tedesca del maggio scorso. " Spiega molto bene che le cose non vanno come dovrebbero andare in un sistema capace di reagire bene agli shock esterni. Lo si è sempre saputo. Arridateci la Lira che è meglio!
  6. Alberto Chilosi Rispondi
    Il sostegno della BCE funziona fino al momento in ci si manifestino spinte inflazionistiche rilevanti. Dopo sarebbero dolori, soprattutto per l' Italia. Per quanto riguarda gli eurobonds non ci sono ancora cespiti strutturali permanenti che ne garantiscano la solvibilità e il rating al di là degli interventi della BCE.
  7. Savino Rispondi
    I politici italiani (vedi Di Maio, tra le sue clientele a Pomigliano e dintorni) millantano la disponibilità di risorse che non hanno, che non si conosce se, quando e come riceveranno e di cui non c'è stata quantificazione, visto che il tutto si intreccia con le complicazioni della pandemia in Europa, col bilancio comunitario, con la realizzabilità da parte di chi finanzia (frugali) e di chi ha aspettative (Paesi di Visegrad e dell'Est) e con la concessione di eventuali anticipi. Inoltre, e non per ultimo, la questione del debito pubblico italiano rimane tutta in piedi, così come il ricorso in maniera costante agli scostamenti di bilancio e la necessità di una revisione complessiva della spesa dello Stato e della spesa pubblica complessiva di tutte le istituzioni e le entità amministrative repubblicane, a partire, come già hanno evidenziato Boeri e Perotti, dai compensi manageriali della sanità, ormai decisamente spropositati rispetto al fallimento degli obiettivi aziendali di sanità pubblica pressocchè ovunque.