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  1. Roberto Battiston Rispondi
    Buongiorno, leggo oggi questo articolo. Volevo fare notare due cose. 1- la differenza nella riapertura delle scuole è ben diversa da 10 giorni (14 versus 24 settembre, in quanto le votazioni ed il week end relativo hanno ridotto questa differenza di 4-5 giorni). 2-la riapertura è stata in molti casi a ritmo ridotto nei primissimi giorni 3- sulla pagina https://www.robertobattiston.it/estrapolazione-andamenti-regionali-della-seconda-ondata-covid19/ si può trovare l'andamento di R(t) per le varie regioni.in 14 casi si trova che l'inizio della crescita di R(t) in settembre/ottobre avviene entro 10 giorni dalla riapertura delle scuole. In 7 casi questa correlazione non è evidente. Ci possono quindi essere effetti regionali legati non solo alla scuola ma al contesto complessivo delle infrastrutture. 5) nel caso nazionale (combinazione pesata di tutte le regioni) la ripartenza è nettamente visibile nei primissimi giorni di ottobre 5) su https://www.endcoronavirus.org/countries ci sono dati molto interessanti su questo tema, in particolare ma non solo, per USA e Israele. E' importante confrontarsi con tutti le analisi fatte non solo un sottoinsieme. Grazie per l'attenzione
  2. Alfonso Pacitti Rispondi
    Complimenti per questo interessantissimo articolo Volevo segnalare che avevo scaricato dal Sito del Sole 24ore dedicato al COVID le curve di contagi di Torino, Roma e Napoli ed avevo notato una brusca e contemporanea impennata dei casi nelle tre città da metà ottobre circa partendo dalla situazione piatta di Torino e da situazioni analoghe di Roma e Naoli di lento incremento. SI vede a occhio che a metà ottobre è cambiata la cinetica dalla fase precedente ( mi piacerebbe mandare la diapo) A questo punto la domanda è quale evento possa aver scatenato la stessa cinetica in tre città diverse che si dovrebbero comportarecome compartimenti separati, (Torino parte con incremento nullo ma da livelli superiori x l'la prima ondata!) Molto giusta l'idea di distinguere l'andamento di città con date di apertura diverse ed il paragone con la Germania. Questa sua analisi da ottobre avrebbe dovuto far parte di un processo di monitorizzazione... Credo che tutti siamo dispiaciuti dall'idea che la riapertura delle scuole possa avere avuto un pesante effetto "trigger" ma a questo punto si può scendere in una analisi dettagliata delle potenziali concause perchè probabilmente più fattori esterni concorrono tra cui i i trasporti ..
  3. Beniamino Rispondi
    Siamo in una società che tutela sempre e solo i vecchi. I vecchi devono avere le pensioni i giovani non le avranno, i vecchi devono avere una pensione superiore a quanto hanno versato i giovani con lavori precari versano e basta, i vecchi sono ricchi i giovani sempre più poveri, i vecchi devono essere tutelati perché muoiono di Covid a discapito dei giovani a cui viene impedito di andare a scuola, lavorare, fare sport, vivere. Siamo ormai una società destinata ad implodere su se stessa. Non dobbiamo chiudere le scuole, dobbiamo tutelare i nostri vecchi. Deve essere chiuso l'accesso alle case di cura, le persone non attive dal punto di vista lavorativo devono stare a casa e ricevere la spesa o il cibo già pronto a casa. Questo fino a quando avremo un vaccino efficace. La popolazione giovane e produttiva deve continuare a vivere per poter mantere tutti.
  4. Marcello Rispondi
    Lo studio “indagine sulla propagazione del virus nelle scuole”, a cura dei professori Enrico Bucci, Guido Poli e Antonella Viola, conferma che la scuola non è un luogo speciale o più protetto rispetto al virus, ma che allo stato "Il tasso di infezione scolastica appare seguire quello della comunità circostante. La probabilità di infezione in una scuola non è significativamente diversa da quella della società nel suo complesso". Va però aggiunto che le scuole sono state riaperte da meno di un mese e in moltissimi casi operano con il tempo parziale e orario ridotto...Traete voi le conclusioni.
  5. Marina Rispondi
    Il numero degli alunni positivi è utile , ma dà un'idea solo parziale di quello che sta succedendo nelle scuole. C'è infatti un effetto "domino" per cui a fronte di un positivo chiude una classe intera , in alcuni licei a causa dei poistivi in poche classi chiude tutta la scuola. Quindi il Ministero dovrebbe fornire dati su quante classi sono in "sospensione". E magari per quante di queste è stata attivata la didattica a distanza. Altrimenti facciamo solo finta che "le classi siano aperte" e non rafforziamo la DAD
  6. Tommaso Rispondi
    Grazie del contributo, chiederei solo un paio di chiarimenti riguardo a quello che fate. Non vedo citate nel testo le regioni che compongono i due gruppi. State confrontando Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Puglia (24 settembre) con il resto d'Italia? Se sì, potreste mostrare quanto i risultati sono robusti, ad esempio escludendo le regioni sotto il milione di abitanti, particolarmente sensibili al fatto che normaliziate i contagi alla popolazione? Esiste modo di sfruttare la variazione intraregionale, in modo da controllare parzialmente per il fatto che si stiano confrontando aree del paese molto diverse? Nel testo dite di controllare per gli effetti fissi regionali. Come lo fate se non state effettuando una regressione multivariata? Grazie
    • Salvatore Lattanzio Rispondi
      Grazie del commento e dei suggerimenti. Per quanto riguarda, la definizione dei due gruppi di regioni, è corretto: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Puglia sono nel gruppo di controllo. Le altre (tranne P.A. Bolzano, Friuli e Sardegna, che hanno aperto in date diverse) sono nel gruppo trattato. Sulla popolazione, ho risposto sotto a un commento che suggerisce di pesare le regressioni per la popolazione. L'effetto che trovo è più piccolo, ma il cambio di trend resta. Proverò anche a escludere le regioni sotto il milione di abitanti, ma pesare per la popolazione dovrebbe essere un modo alternativo di rispondere allo stesso dubbio. Per quanto riguarda la variazione intraregionale, effettivamente è quella che sto sfruttando considerato che sto includendo gli effetti fissi (che includo proprio perché la regressione è multivariata). L'effetto comunque è confermato anche se, invece delle regioni, utilizzo le province come unità di analisi.
  7. Paolo Brunori Rispondi
    ciao Salvatore, grazie per lo spunto indubbiamete interessante. vorrei chiederti se utilizzi medie pesate o ogni regione vale 1. grazie
    • Salvatore Lattanzio Rispondi
      Ciao Paolo, grazie. Non ho utilizzato pesi, ma potrebbe essere interessante vedere i risultati delle regressioni pesate (magari per la popolazione/densità/dimensione).
  8. Savino Rispondi
    I focolai nascono da persone in giro per futili motivi e in un ambiente troppo amicale, tale da lasciar cadere le protezioni della mascherina e le regole di distanza e di igiene. Le nostre città vanno liberate dalla gente che gironzola per motivi diversi da sanità, lavoro e studio. A maggio non fu riaperta l'Italia per far guardare gli edili che lavorano nei cantieri o per passeggiare nei parchi o per giocare a carte o per andare in palestra, ma fu riaperta per consentire da subito il ritorno alle attività produttive ancora in piedi ed, in prospettiva, per la riapertura di scuole e università. La riflessione è anche sociologica: troppi pensionati baby e troppi sussidiati generano una società del disimpegno e della disponibilità al consumo nei servizi non di primaria necessità, una massa eccessiva di persone che gira la città al solo scopo di tempo libero e intasa le aree urbane adibite ad edilizia scolastica e logistica aziendale.
    • Paolo brunori Rispondi
      Grazie della risposta. Quindi qui la Campania conta quanto il Molise? Potrebbe essere un problema serio! Riesci a ricalcolare con medie pesate per la popolazione regionale?
      • Salvatore Lattanzio Rispondi
        Se peso per la popolazione, trovo comunque il cambio di trend ma l'effetto è più piccolo (la differenza media dell'ultima settimana si attesta a 2.4 casi in più nelle regioni trattate). È interessante e preoccupante che con i pesi emerge un cambio di trend anche nel numero di ricoveri ospedalieri. Grazie ancora.
  9. Marcello Rispondi
    Mi sembra una discussione surreale. Stiamo parlando di un virus aerobico ad alta contagiosità che a oggi ha un Rt=1,8 e una letalità di oltre il 12% in Italia, quindi con uan dinamica esponenziale. Discutiamo se le scuole siano un vettore di amplificazione del contagio, certo che si non ci vuole un edpidemiologo per affermarlo. Il contributo delle scuole allo sviluppo della pandemia dipende però da molte circostanze e soprattutto dalla diffuisione del virus. Si dovevano riaprire le scuole? certo che si, ma non in queste condizoni. Sapete come si fa il distanziamento in molte scuole elementari e medie romane nello stesso municipio del MIUR? Mettendo i bambi e i ragazzi in un banco da due uno al posto e l'altra a capotavola. Vi sembra serio, a me non molto, soprattutto se guardo gli studi pubblicati da Lancet che dicono che la probabilità di non contagiarsi cresce con un fattore pari a 2,02 per metro e che se si usassero le mascherine FFP2 la probabilità di contagiagiarsi sarebbe del 15%, gestibile. Sento parlare di debito pubblico che cresce, che non abiamo le risorse ecc, a me purtroppo sembra che in troppi non abbiano ancora capito cosa stia accadendo. I nostri nonni hanno avuto la IWW, i nostri genitori hanno vissuto la IIWW, noi stiamo fronteggiando la IIIWW contro il coronavirus e in guerra i bilanci degli stati belligeranti sono così. Volete avere un'idea di cosa ci aspetta per le e riaperture di scuole e università? In Francia il 30% dei conntagiati sono studenti