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  1. Nicola Rispondi
    Ottimo articolo. Aggiungerei il problema del precariato del personale scolastico e universitario perché, oltre all'ammontare della spesa che é basso, c'é anche l'instabilita' che si trasforma in precarietá per chi dovrebbe/vorrebbe lavorarci. Il personale scolastico e universitario ha carriere troppo incerte per poter essere in grado di garantire un servizio di qualita'. La letteratura scientifica ha dimostrato che conta non solo la quantita' di spesa, ma anche la sua stabilita' nel lungo periodo. Aggiungo un ultimo punto. Bisogna anche considerare l'invecchiamento della popolazione ed il degiovanimento (vd. Rosina), cioé il fatto che ci sono sempre meno giovani da formare nelle scuole. Questa sarebbe una grande opportunita' per migliorare il sistema educativo, scolastico ed universitario, ma risulta l'ennesima occasione mancata.
  2. Vincenzo Provenza Rispondi
    Ogni volta si affronta l problema delle risorse ma se è vero che spendiamo meno è anche vero che da noi si fanno meno figli e qualunque aumento o investimento nella scuola si tramuta di fatto in un favore ai professori, ai peggiori in particolare. Anche per l'Università spendiamo "poco" ma i risultati qualitativamente sono mdesti se non scarsi ma i baroni sono sempre pronti a depredare nuove risorse che dovessero essere stanziate. Le riforme passano dall'ottimizzazione dell'esistente prima di pensare a nuovi investimenti
  3. Giuseppe Rispondi
    Certo FSE, provate ad iscrivervi o cercare un corso che formi competenze in ambiente innovativo, esempio industria 4.0 per citarne una. Equivale a fare un viaggio nel deserto senza più ritorno. E parlo del Veneto. Per riqualificarmi aggiornare le mie competenze, essere competitivo in questa nuova era che dovrebbe essere digitale e quindi easy access, che di fatto non lo è, devo arrangiarmi al solito, da me, con i fondi FDM (Fatti Da Me). Parlo da adulto con famiglia.
    • Savino Rispondi
      Caro Giuseppe, forse già mi hai sentito dire o scrivere che la migliore formazione resta l'auto-formazione. Massimizzando quei pochi rudimenti che abbiamo avuto a disposizione e con un approccio riflessivo, critico e interdisciplinare all'apprendimento possiamo scalare montagne che la farraginosità, anche da noi subita, dell'universo formalistico e burocratico di scuola, università ed altre entità pedagogiche diversamente impedirebbe di tentare.
  4. Luca Cigolini Rispondi
    Grazie per la chiarezza e per la precisione dei dati. In seguito all'emergenza Covid, per riaprire in sicurezza, avremmo avuto bisogno di ingenti risorse in personale aggiuntivo per poter ridurre il numero di alunni per classe. In pratica si è invece scelto di continuare la strategia del risparmio, accorpando classi non sufficientemente numerose e creando una parte del problema che si dovrebbe risolvere!
  5. Savino Rispondi
    Adesso le istituzioni fanno l'ipocrita atteggiamento da sceriffo, raffigurato da De Luca and Co., minacciando lanciafiamme sui comportamenti individuali. Speranza vuole segnalare i familiari che si riuniscono. Ma, dietro quelle facce da duri ci sono decenni di inefficienze in sanità, scuola, università, ricerca, trasporti, strade, infrastrutture materiali e digitali, amministrazione pubblica e giudiziaria. Non fanno impressione a nessuno, men che meno alle giovani generazioni il cui futuro hanno segnato per sempre con il disimpegno di bilancio. Loro ed i loro manager ad ingozzarsi e la povera gente a soffrire e a morire sia di covid che di fame che di disagio.
    • giuseppe brunetti Rispondi
      Concordo con tutto quanto indicato nell'articolo. Molti anni fa ho avuto l'occasione di fare il rappresentante di classe per diversi anni. Ricordo molti abbandoni già dal secondo superiore. Pochi stimoli per gli studenti nel proseguire gli studi. Carenza generale su tutti i fronti dagli insegnanti ai metodi di insegnamento. Meglio il metodo di Barbiana. Chi è riuscito a laurearsi in quel periodo lo deve soprattutto all'aiuto e allo stimolo da parte dei genitori che con insistenza continuavano a pagare la retta universitaria insistendo indirettamente nel far proseguire gli studi ai propri figli.