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PagoPa, un portale a carico del contribuente

Concentrare i pagamenti alla pubblica amministrazione su PagoPa comporta molti vantaggi. Ma c’è il rischio di scaricare sugli utenti il costo della riscossione. Trasformare la piattaforma in un vero e proprio esattore unico potrebbe risolvere i problemi.

Finisce l’epoca delle esattorie

Dal 30 giugno 2020 le amministrazioni pubbliche sono obbligate a servirsi della piattaforma PagoPa per quasi tutte le riscossioni; lo stesso vale per i “prestatori di servizi di pagamento” (Psp, ossia: poste, banche, Sisal, Lottomatica, Paypal, Satispay, supermercati e altri ancora) che provvedevano a raccogliere le entrate per conto delle singole amministrazioni. Lo stabilisce l’articolo 65, comma 2, del decreto legislativo 217/2017, che innova e integra (almeno per la seconda volta) il Codice dell’amministrazione digitale del 2005.

Sembrerebbe una innovazione significativa, che spazza via definitivamente ciò che rimaneva del sistema delle esattorie, fonte di inefficienze e perfino corruzione. Rappresenta un passo verso una amministrazione pubblica completamente digitale, che ci avvicina alle buone pratiche diffuse in molti paesi, in cui autorizzazioni, corrispondenza, crediti e debiti della Pa possono essere gestiti comodamente da un pc o uno smartphone, laddove la connessione internet sia abbastanza stabile e veloce. Come molte altre innovazioni, anche questa viene dall’applicazione di una direttiva europea, la “Payment Service Directive 2” (Psd2), che integra banche e sistemi di pagamento elettronici, con vari vantaggi per gli utenti e parecchi problemi di privacy e sicurezza.

Gli svantaggi per gli utenti

Per il momento, i contribuenti vedono soprattutto gli svantaggi del nuovo sistema. Per gestire la piattaforma è stata creata una apposita società che, oltre a riscuotere un canone dalle amministrazioni pubbliche, lascia a carico dei contribuenti i costi previsti dal canale di pagamento prescelto. I costi variano da zero (per esempio per pagamenti inferiori a 10 euro tramite Satispay) fino a 2-3 euro a “bollettino” per molti Psp. Per pagamenti unitari dell’ordine di un centinaio di euro, il costo può dunque rappresentare una “addizionale” dell’1-2 per cento sull’importo originale. Oltretutto, si tratta di una sovraimposta fortemente regressiva, poiché generalmente i Psp applicano la stessa commissione su bollettini di qualsiasi importo (a parte la lodevole eccezione di Satispay).

Per chi utilizzava gli strumenti di pagamento tradizionali cambia poco, perché si era già rassegnato a pagare un obolo a poste, banche e altri centri di riscossione. Chi invece utilizzava l’addebito diretto a costo zero sul proprio conto corrente, “aprendolo” alle richieste delle Pa in anticipo rispetto a quanto previsto dalla Psd2, si è visto precludere questo canale e ora si trova a pagare, oltre al dovuto, anche gli oneri di riscossione che prima erano sostenuti implicitamente dalla Pa. Come se non bastasse, la piattaforma PagoPa non prevede ancora un addebito automatico, che pure è contemplato dalla Psd2, con il rischio di ritardi sanzionati da more e penali. Il nuovo sistema sembra dunque penalizzare i contribuenti più fedeli e puntuali e, tra questi, proprio quelli tenuti a pagamenti più modesti perché hanno reddito, consumi e patrimonio minori. L’aggravio complessivo per i contribuenti sarà di poco meno di 40 milioni di euro l’anno, pur considerando una commissione di appena un euro sulle due rate della Tari e ipotizzando che soltanto per un quarto dei 74,3 milioni di immobili censiti in Italia si facesse prima ricorso all’addebito in banca.

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Trasformare PagoPa in un acquirente unico

La neonata società PagoPa, nelle sue Faq si dilunga a spiegare che le commissioni pagate da chi aveva un addebito bancario sono solo una partita di giro, che verrà più che compensata dai minori costi sopportati della Pa (i quali si traducono a loro volta in minori imposte e più servizi) e dalla concorrenza tra le banche, che farà diminuire le commissioni. Questa giustificazione non richiesta dà adito a parecchie critiche. La prima è che non tiene conto del tempo perso dal contribuente per eseguire ogni volta i pagamenti che finora erano effettuati automaticamente dalla propria banca in modo puntuale ed esattamente nel giorno di scadenza, ossia senza inutili perdite di liquidità e rischi di sanzioni. La seconda perplessità riguarda l’effettiva riduzione delle imposte in misura corrispondente ai risparmi conseguiti dalle amministrazioni. Al massimo, i risparmi saranno distribuiti su tutti i contribuenti e non solo su quelli tenuti al pagamento di specifiche imposte e tariffe tramite PagoPa.

Tuttavia, la critica più rilevante alle tesi della società PagoPa è che i prestatori di servizi di pagamento avranno pochi incentivi a ridurre le proprie commissioni, perché si troveranno a operare in un mercato di pochi fornitori e moltissimi utenti non coalizzati tra loro. In queste condizioni, la teoria economica e l’esperienza storica suggeriscono che gli oligopolisti si accordano tra loro ai danni dei clienti. Un possibile rimedio è la pubblicazione delle condizioni praticate dai diversi Psp, in modo da mettere il contribuente nelle condizioni di scegliere quello più a buon mercato. Ad esempio, una soluzione simile è stata adottata con successo dal ministero dello Sviluppo economico, che pubblica i prezzi dei carburanti praticati nei singoli punti vendita sul sito e dai numerosi siti che confrontano tariffe assicurative, servizi telefonici ed energia. Anche con questo espediente, resta però il rischio che i Psp propongano “pacchetti” di servizi, nei quali PagoPa è solo un prodotto civetta. Per il momento, è previsto una sorta di unbundling per le sole carte di credito, poiché la piattaforma promette di individuare automaticamente il Psp più conveniente (Faq A17-A18), ma solo se l’amministrazione creditrice accetta questa forma di pagamento e senza escludere costi imposti dai gestori delle carte. Come osservato in passato dall’Antitrust, è anche possibile che la pubblicazione dei prezzi faciliti la collusione, sebbene sia un rischio piuttosto remoto, visti i tanti mezzi di comunicazione a disposizione dei Psp per concordare commissioni livellate verso l’alto.

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Una soluzione più radicale sarebbe la trasformazione di PagoPa in un vero e proprio “acquirente unico”, come quello che esiste già per energia elettrica e gas: da un lato, fornisce gratuitamente i servizi di riscossione alla Pa e, dall’altro, può contrattare da una posizione di forza le condizioni per utenti e contribuenti offerte dai diversi Psp. Non sembra tuttavia che sia l’orientamento scelto dal legislatore e la stessa società PagoPa dichiara che “non è un sito dove pagare, ma una nuova modalità per eseguire […] i pagamenti verso la pubblica amministrazione”, ovvero si accontenta di rimanere un portale a carico del contribuente.

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13 commenti

  1. Carlo

    Finalmente si parla di questo costo di riscossione, che attualmente per esperienza personale ammonta a 1 euro per transazione se l’utente seleziona l’intermediario più conveniente fra quelli proposti nella videata principale. L’idea dell’acquirente unico va assolutamente sostenuta. E’ incomprensibile che il miglioramento da pubblica amministrazione “digitalizzata” si realizzi attraverso l’introduzione di costi che, in molti casi, si potevano evitare con la precedente struttura di pagamenti. L’antipolitica si forma a partire da queste cose, non dimentichiamolo.

  2. Gerardo Coppola

    Complimenti e’ di articoli come il suo che abbiamo terribilmente bisogno in Italia.

  3. Emilio Primi

    E’ assordante il silenzio delle associazioni che dovrebbero difendere i diritti dei consumatori.
    Propongo a “la voce info” di pubblicare la struttura della societa’ pagoPa, con i nomi dei costituenti. Credo che questo aiuterebbe a capire chi ci lucra.
    Infine: una forma di disobbedienza civile: quando l’unico mezzo di pagamento e’ pagoPa autodetrarre dall’importo il costo di riscossione.

  4. Penso che l’articolista si concentri troppo sugli svantaggi e poco sui vantaggi. Che ne è del fatto che si può pagare da casa anziché andare di persona presso i punti fisici? che ne é del fatto che si mettono in concorrenza tutti i sistemi di pagamento lasciando al cittadino la scelta del piu conveniente per lui (esattamente il contrario di quello che sostiene l’articolista! PagoPA ha aumentato la concorrenza, non l’ha diminuita). Che ne è del fatto che i cittadini non devono più usare forzatamente il modello F24 che certo è gratuito ma non semplice da usare come un avviso PagoPA (ognuno ha diritto a scegliere cosa è per lui/lei più comodo anche se piú costoso). E potrei andare avanti…. Inoltre è da considerare che i costi che non pagavano i contribuenti che usavamo MAV e SSD (RID) erano pagati da altri contribuenti e che la gestione delle RID richieste costi amministrativi elevati alle PA che vengono eliminati dal passaggio a PagoPA (non bisogna essere un esperto dell’ABC per ragionare in modo un po’ più ampio dal punto di vista del controllo di gestione). Inioltre PagoPA permette di utilizzare i propri canali di home banking e le comuni APP di pagamento cosa che una prospettiva di Acquirente Unico non favorirebbe dal punto di vista tecnico. Da ultimo le PA non sostengono costi per utizzare PagoPA

    • Alessio Borriello

      Queste osservazioni mi lasciano veramente perplesso. Vediamo. Si può pagare da casa… esattamente come prima. Anzi, con l’addebito sul CC era la banca a pagare direttamente. Inoltre, siamo tutti abituati a pagare da casa e in un modo molto semplice: dammi un iban e io ti faccio il bonifico. Punto (e il costo del bonifico è uno dei criteri per scegliersi il conto, specie online). Poi, mettere in concorrenza tutti i sistemi di pagamento. A parte il fatto che i vari sistemi di pagamento erano in concorrenza anche prima, come ben spiega l’articolista, gli oligopoli si comportano sempre nello stesso modo. Più interessante è il discorso sui costi impliciti o i sussidi incrociati. E’ possibile che ci fossero sussidi incrociati (ma bisognerebbe conoscere bene quelle strutture di costo per saperlo). Quello che però non si capisce proprio (che si usino o meno i principi ABC) è per quale motivo questi costi dovrebbero magicamente scomparire. Se le amministrazioni sostengono costi elevati per MAV e RID, il fatto che i pagamenti li gestisca qualcun altro può forse far sperare in una maggiore efficienza e quindi in un minor costo dei pagamenti stessi, ma certo non nella loro scomparsa. Inoltre, se prima non pagavo niente con l’addebito bancario e ora pago due euro, vuol dire che qualcuno adesso – a seguito di questa redistribuzione dei costi che assumiamo abbia sanato dei sussidi incrociati – dovrebbe pagare di meno. E chi è che sta pagando di meno?

      • Lorenzo

        ma quale semplificazione? solo un aggravio di costi per il contribuente. Prima potevo pagare con bonifico a costo 0 e alla data che volevo, ora tramite banca pago 2 euro e non posso indicare la data del pagamento. Spero vivamente che qualche unione consumatori si faccia avanti e che alla fine non sia consentito un unico metodo di pagamento

  5. Fernando Di Nicola

    Nel complimentarmi con l’autore e con lavoce per aver riservato attenzione al tema, vorrei aggiungere che tra le precedenti forme di pagamento gratuite per il contribuente c’erano i MAV, ad es. usati per pagare online la Tari al Comune di Roma. Ora, oltre a pagare tra 1,5 euro e oltre 2 di commissioni di pagamento, mi è capitato finora di vedere rifiutato il pagamento Tari sia tramite banca che bollettino postale, per disfunzioni che rischiano di tradursi anche in sanzioni per il contribuente. E’ per questo peggioramento del rapporto tra contribuenti ed Enti pubblici che abbiamo istituito e finanziato l’ennesimo Ente “poco utile”, quando non dannoso?

  6. Marco Martini

    Dall’ultima nota integrativa al bilancio di pagoPA, pubblicata sul sito della società, si desume che finora il 90% dei costi di gestione è rappresentato da pagamenti ad una controllata di CDP che gestisce materialmente la piattaforma dei pagamenti e che la quasi totalità delle entrate deriva da erogazioni dell’Agenzia Italia Digitale. Quindi la nuova società si configura come un puro intermediario senza compiti operativi.

  7. Massimiliano

    Se ha ragione il prof. Martini pagoPA dovrebbe essere chiusa perché duplica l’attività di entità già esistenti e (da quello che di desume dal suo sito) ha un numero di amministratori superiore a quello degli impiegati, contrariamente a quanto previsto dal testo unico sulle partecipare (art. 20, comma 2, lettere b e c del Dlgs 175/2016)

  8. Luca Pinese

    Il Decreto Semplificazioni (DL n. 76 del 16/07/2020) ha prorogato il termine a decorrere dal quale i pagamenti alle PA.devono essere effettuati dai prestatori di servizi di pagamento (PSP) esclusivamente attraverso PagoPA

  9. Mario

    Nel 1776, Adam Smith aveva scritto:
    The Mandarins and other tax-gatherers will, no doubt, find their advantage in continuing the practice of a payment which is so much more liable to abuse than any payment in money.

    An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, CHAP. II, PART II, ARTICLE I, p. 441.

    • Enrico D'Elia

      Ringrazio il sito e tutti i commentatori, che hanno confermato come anche un piccolo aggravio può risultare irritante quando si parla di tasse. Sono sbalordito dalla lungimiranza di Adam Smith (…tanto che ho voluto prima verificare la correttezza della citazione, che viene effettivamente dal Libro V della sua opera principale). Se si voleva razionalizzare il sistema dei pagamenti verso la PA forse sarebbe stato sufficiente generalizzare l’uso del modello F24 senza bisogno di creare una spa. In ogni caso invito tutti, e pagoPA in particolare, a confrontare il costo complessivo (per contribuenti e PA) della riscossione prima e dopo l’avvio del nuovo sistema. Solo una verifica empirica imparziale potrà dirci se la piattaforma pagoPA è efficiente o meno.

  10. Pier Paolo

    Buongiorno. Vi espongo il mio caso pratico:
    pagamento di una visita medica dal sito http://www.pagonlinesanita.it

    Inserisco CODICE PAGAMENTO 16 cifre + CODICE FISCALE
    Si apre pagina PAGOPA che chiede un accesso SPID2 quindi ancora USERID + PASSWORD
    Per il riconoscimento di SPID è necessario ancora l’inserimento di un CODICE OTP ottenuto per sms su cellulare oppure la conferma con APP dedicata (ad esempio PosteID che però chiede un PIN aggiuntivo).
    Entrati con SPID su PAGOPA si sceglie la carta di credito con cui pagare (doppio clic necessario ma non indicato) e viene ancora richiesto il codice CIV della carta.

    Per fare tutta questa procedura ho dovuto inserire 6 codici diversi, usare browser, cellulare e carta di credito impiegando in tutto 15′. A parte le considerazioni sulla spesa di 1€ (perché dovrei pagare visto che il lavoro l’ho fatto tutto io) mi chiedo quante persone siano in grado di effettuare questi tipi di pagamento. Prima potevo pagare in pochi secondi con bonifico dal mio home banking oppure inserire i dati della mia carta di credito, ora devo districarmi fra codici ed aggeggi nella speranza che non mi vengano chiesti aggiornamenti di password e che tutto sia fatto nella giusta sequenza. Mi si dirà che potevo andare una cassa CUP o un ufficio postale o un Sisal point. Ecco che il cerchio si chiude: torniamo agli anni ’80 nell’era pre Internet! Questo si che è progresso! Ho l’impressione che il progetto PAGOPA non abbia il avuto l’interesse del cittadino al suo centro. Sarebbe molto utile conoscere una statistica dei pagamenti PAGOPA e verificare quanti bollettini sono pagati online o presso i luoghi fisici di riscossione. Grazie al dott. D’Elia per l’illuminante articolo.

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