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  1. Federico Leva Rispondi
    "Servono istituzioni attive", bel motto. A questo proposito mi duole osservare che, a oltre dieci anni di distanza dal picconamento della legge 133/2008, le università italiane sembrano ancora intorpidite (o ammanettate). In Finlandia si vedono ovunque campagne informative e pubblicitarie che promuovono la partecipazione al sistema universitario, in Italia invece mi pare che siamo ancora fermi alle solite discussioni pluridecennali su numero chiuso o no.
  2. Daniele Fano Rispondi
    Condivido il messaggio per cui serve "un cambiamento istituzionale a favore delle politiche attive del lavoro fondate su un investimento in capitale umano reale". In effetti questo era un pilastro previsto nel disegno iniziale della garanzia giovani, un "trip advisor" della buona formazione, pilastro rimasto purtroppo inattuato. Ciò posto penso che comunque le politiche ( anche del lavoro) siano un'arte del possibile e che sia sbagliato "buttare via il bambino con l'acqua sporca". Al di là di tutti gli annunci iniziali di "fallimento annunciato" Garanzia Giovani ha avuto tanti "plus" come evidenziato dal monitoraggio (anche il fatto che il monitoraggio ci sia stato, insieme ad una piattaforma che ha raccolto tantissime adesioni rappresenta un passa avanti rispetto al passato e insieme alla "sveglia" per tanti servizi del lavoro). Bisogna penso "ripartire da tre": serve secondo me una "cura shock" per l'istruzione e la formazione continua come ha fatto la Finlandia anni fa. Il Piaac dimostra che abbiamo bassissimi livelli di literacy e numeracy. Siamo il fanalino di coda della formazione continua in Europa. C'è una resistenza feroce alla valutazione e al monitoraggio. Superare questi ostacoli richiede uno sforzo di intelligenza e di coordinamento enorme. Ma cercare facili capri espiatori serve solo ad oscurare i problemi. Serve un riformismo paziente e pragmatico, proprio quello che ha ispirato il programma europeo Garanzia Giovani, del cui testo consiglio la lettura.