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  1. Carmine Meoli Rispondi
    Misure temporanee per contenere la disoccupazione da pandemia o mitigarne gli effetti sono indispensabili . Ma perché dimenticare che una disoccupazione elevata e un monte salari contenuto pregiudicano la crescita del PIL? Qualche economista stima che ogni punto di minore disoccupazione determina 3 punti di crescita del PIL . Eppure politiche per il pieno impiego ( anche al netto dell’afflusso di lavoratori stranieri ) non se ne vedono neppure in governi giallo-Rossi!!!!
  2. Andrea Guarducci Rispondi
    Il Sindacato fa quello che la politica gli permette. I livelli sono tre e non due 1) dipendenti statali 2) dipendenti in aziende con più di 15 3) dipendenti con meno di 15 a cui si possono associare i precari. Quello che va fatto è un modello che unifichi i livelli oggi esistenti. Tutti occupati a tempo indeterminato con un sistema di reclutamento attraverso una formazione continua intesa come formazione teorica e pratica. I lavoratori che partecipano ai percorsi di formazione continua ricevono un sussidio pari al 70% dell’ultimo stipendio se singoli e 90% se hanno figli. Durante il periodo di pratica presso un’ azienda il costo per la stessa per un periodo congruo a raggiungere la produttività media su quella posizione, sarà del 100% previsto da CCNL con il costo al 50% tra l’azienda e la società di Formazione. Via quindi cigs e Naspi. Resta solo per tutti una cig per difficoltà temporanee come c’è oggi. Sui licenziamenti via la reintegra e indennizzo in caso di illegittimo licenziamento con un risarcimento pari a 15 mensilità più il costo della formazione teorica e pratica per un massimo di 15 mensilità. Nomina di una commissione provinciale che entro 60 giorni emetta un verdetto definitivo sui licenziamenti. Non impugnabile davanti al giudice. La commissione di rappresentanti delle maggiori organizzazioni sindacali paritetica con voto doppio del presidente in caso di parità, il presidente è un giudice di pace.
  3. Firmin Rispondi
    Le politiche attive del lavoro hanno notoriamente un costo elevatissimo rispetto ai risultati in tutti i psesi. La triste verità è che il mercato del lavoro è strutturalmente determinato dalla domanda. Imprese piccole e arretrate come quelle che caratterizzano l'economia italiana hanno bisogno essenzialmente di operai e venditori, non hanno "capienza" per ingegneri o figure professionali intermedie. Quindi i processi di riqualificazione servono a poco.
  4. Savino Rispondi
    Il modello sbagliato assistenziale e la precarietà per le generazioni che si approcciano ora al mondo del lavoro. Il modello, ancor più sbagliato, della tutela ad oltranza (assistenzialismo + zero flessibilità + sindacalismo sfrenato + ammortizzatori sociali a iosa + precocità previdenziale e non coperta da effettiva contribuzione) per le contemporanee generazioni precedenti. Così lasciano convivere chi ha tanti ombrelli quando piove e chi resta scoperto. Queste non sono politiche occupazionali e questo non è welfare e il principale responsabile di ciò è il sindacato.