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  1. tommaso Rispondi
    Non conoscevo il libro, e la ringrazio per averlo presentato. Tuttavia, mi rimane un grosso buco logico dopo la lettura della sua presentazione. La tesi del libro è che Cina e Germania grazie alle loro disuguaglianze interne prosperano sullo scenario globale, e con il conseguente accumulo di ricchezze si vanno a comprare il debito degli USA. Ma mi domando: gli USA non sono uno dei paesi con il coefficente di Gini più alto al mondo (il 3°, ma il 1° tra i paesi OCSE e G20) e di sicuro molto più alto della Germania (il doppio + o -)? E allora qualcosa non mi torna, e qualche fattore non è considerato... Grazie
  2. Enrico D'Elia Rispondi
    Quando nelle università di insegna il teorema di Heckscher-Ohlin sulle conseguenze della globalizzazione si dimentica di spiegare che la specializzazione e la convergenza tra la remunerazione dei fattori nei diversi paesi può provocare proprio simili disastri. Salari e profitti cinesi in USA e UE non possono che aumentare le disuguaglianze all'interno di ciascun paese creando tensioni sociali e squilibri economici potenzialmente esplosivi. La mobilità dei capitali e la sostanziale immobilità dei lavoratori accentuano il problema. Forse bisognerebbe pensare a frenare i movimenti di capitale che destabilizzano il sistema.
    • bob Rispondi
      a mio avviso il problema non può essere affrontato con teorie tecniche ma filosofiche. Basterebbe porsi una domanda: a cosa serve l'economia? Se come obiettivo supremo il sistema economico deve servire a creare ricchezza e benessere, tecnicismi per proteggere capitale, profitto si trovano. Ripensare e alzare l'asticella. Non credo che bisognava essere Nostradamus per capire che l'entrata nel WTO di un paese medioevale e affamato come la Cina , creasse scompensi che sono sotto gli occhi di tutti. La Storia ci insegna che quando si preferiscono scorciatoie invece che progetti lungimiranti il risultato sono tragedie. Il tirare a campare come da 30 anni a questa parte ha fatto la politica USA porta a questi risultati. Non parliamo dell' Europa dove patetici "politici" pensano ancora di affrontare l' Oceano con un canotto, dove paesi grandi poco più di un condominio e che vivono affittando uffici pretendono di dettare l'agenda politica
  3. Mauro Artibani Rispondi
    Buon giorno Prof, oltre due anni or sono, ebbi modo di riflettere sui temi trattati in "Trade wars are class wars ": Perchè tanto debito in giro per il mondo? Beh, mi prendo la briga di provare ad indovinare: quando la capacità produttiva accumulata dalle imprese supera i vantaggi generati dagli aumenti di produttività, la relazione virtuosa, che aveva consentito di legare gli aumenti di reddito a questa produttività, si interrompe; l’equilibrio salta. Eggià, se tu che lavori hai finito per produrre troppo hai lavorato male, ti riduco il salario! Bene, cosa fare quando sul mercato ci sta, giust’appunto, troppa offerta e poca capacità di spesa per acquistarla? Beh, una cosa viene fatta: finisce Bretton Woods nel ’71; viene eliminata la convertibilità tra dollaro e oro. Se il denaro che remunera il lavoro, insomma, non basta a fare tutta la spesa necessaria per fare la crescita possibile, lo Stato ne stampa nuovo di zecca; si prende a debito, si rimpingua il portafoglio: buono per fare proprio quella spesa. Et voilà il gioco è fatto!...https://professionalconsumer.wordpress.com/2018/05/28/i-tedeschi-fanno-le-pentole-ma-non-i-coperchi/
  4. Catullo Rispondi
    Il libro lo suggerisce ma la realtà mi sembra diversa con nessuno degli effetti previsti da molti economisti sul commercio americano. Quindi mi sembra già il presupposto iniziale errato.
  5. Claudio Dordi Rispondi
    Bellissimo articolo, Fausto, e, spero, bel libro! Ci sono moltissimi spunti interessanti che mi coinvolgono direttamente. Grazie!