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  1. Carlo Rispondi
    E se invece di costruire nuove case (presumibilmente nelle grandi citta') guardassimo al futuro e tentassimo di accelerare la diffusione del lavoro da casa? L'Italia e' peina di seconde case vuote per 11 mesi all'anno e di paesini spopolati. Magari con servizi adeguati - a cominciare da internet veloce - e con i costi bassissimi di affitto che hanno, potrebbero rivelarsi un'alternativa piu' interessante di una casa popolare di 65 mq...
  2. Giuseppe Cusin Rispondi
    Il 13 luglio 2020 l'Istat ha reso noto che nel 2019 rispetto al 2018 le nascite sono diminuite ancora (-4,5 %), mentre sono aumentati gli italiani che hanno trasferito la propria residenza all'estero (+8,6 %).Si tratta di fenomeni che continuano da tempo, senza che venga preso nessun provvedimento per contrastarli. Il cattivo funzionamento del mercato delle abitazioni è uno dei fattori che li condizionano: affitti troppo alti e patrimonio immobiliare largamente obsoleto, insieme ad una mobilità che funziona male, sono circostanze note. Un piano per la casa come quello proposto dal prof. Lungarella è un'ottima proposta. Investimenti pubblici per aumentare il patrimonio abitativo, se ben gestiti, si autofinanziano in gran parte, e un aumento dell'offerta di abitazioni ad affitti bassi oltre che diminuire gli affitti delle abitazioni esistenti, ne diminuisce anche il prezzo di mercato. E' facile capire come questo faciliti la formazione di nuove famiglie e aumenti il livello dei salari reali.
  3. bob Rispondi
    E' classico in un Paese senza memoria che si vada avanti per spot. Aggiungo che ad una classe politica di una mediocrità assoluta ( non riscontrabile in nessun periodo storico di questo Paese) fa comodo andare avanti per spot non avendo spessore per fare altro. Aggiungerei la situazione culturale di questo Paese ( analfabetismo + analfabetismo funzionale) alimentato da un regionalismo inutile oltre che dannoso. Il disastro è compiuto. I periodi storici sono diversi ma sul progetto per qualità e lungimiranza non si discute: Il Piano Casa INA- Fanfani del dopoguerra. Caro prof almeno un accenno .
  4. Pier Giorgio Visintin Rispondi
    Sono daccordo con Fabrizio che dice: la popolazione sta pure calando! E questo è il problema concreto. Su questo tema non sento proposte, non vedo studi, e neppure proposte. Questo è il primo problema in Italia. Intorno al tema principale ci sono quelli correlati: gli asili nido magari diffusi e autogestiti dai genitori, il lavoro delle madri, ed per finire gli aiuti alle madri con figli e alle famiglie. Si può, sicuramente, dire meglio, ma a parte il dire è meglio il fare.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Il tema è importante, l'idea è interessante, ma la proposta non mi convince interamente. L'edilizia popolare presenta delle criticità non menzionate: 1. la disponibilità dei terreni e/o immobili e la definizione (e approvazione) delle caratteristiche urbanistiche e architettoniche per la costruzione o la ristrutturazione; 2. le condizioni di finanziamento: forma, costo e rimborso; 3. gli appalti e il controllo dell’esecuzione dei lavori; 4. la definizione e l’applicazione delle condizioni di accesso e di selezione dei beneficiari; 5. le condizioni di affitto; 6. la capacità della mano pubblica di gestire la proprietà immobiliare (manutenzione e locazioni). Mi fermo qua. In Lombardia, la realtà che mi è più vicina, la gestione delle ALER non mi sembra un modello da sviluppare; andrebbe prima radicalmente riformato. Guarderei piuttosto al Trentino, o all'estero. Le ipotesi di costo dell'articolo mi sembrano congrue, ma non è chiaro se comprendono l'acquisto di terreni o immobili. Per l'occupazione offrirei un'alternativa ai beneficiari: affitto calmierato p.es. di € 250 al mese per appartamenti da 60 m2, nella periferia di Milano) o acquisto con riserva di proprietà in 20/30 anni a rate di € 450/350. Sarebbe importante includere nel piano previsionale un costo annuale alto di gestione e di manutenzione, tallone di Achille di numerosi casi esistenti di social housing. Sarebbe una garanzia del mantenimento del valore nel tempo, invece del solito degrado.
  6. Giuseppe Andria Rispondi
    Ottima la proposta di recupero del patrimonio edilizio già esistente. Case per chi non ha la casa e con canoni calmierati e poca spesa pubblica, non è mica roba da buttare e poi l'edilizia è una componente importante della domanda aggregata che mobilita naturalmente gli investimenti in altri settori produttivi. Speriamo che chi decide legga ogni tanto lavoceinfo e prenda seriamente in considerazione questa proposta da due piccioni con una fava. Per quanto riguarda la gestione, certo Comuni, IACP e "compagnia cantando" sono troppo lenti, bisogna trovare il modo per mettergli le ali.
  7. Fabrizio Fabi Rispondi
    Altre costruzioni ? in un paese che ha il doppio dei vani ncessari alla popolazione (che sta pure calando) ? Oltretutto mettendo nella gestione i Comuni, le Regioni, gli IACP ? Mi pare follia !!! Molto meglio invece aumentare l'IMU su tutte le abitazioni non affittate (incluse le prime case), alleviandola o azzerandola invece su quelle date in locazione... Capisco che, in tempi di populismo, sia un discorso ostico, ma la verità non si può occultare indefinitamente. Le risorse pubbliche che la UE renderà disponibili devono invece essere usate anzitutto a migliorare l'apparato produttivo e la qualificazione dei lavoratori. Salverei solo l'dea della "rottamazione" dell'edilizia brutta, in zone alluvionali, ex abusiva, non antismica, soprattutto quella degli anni Sessanta e dintorni.