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  1. Michele Rispondi
    Credere che “il premio salariale all’entrata” sia “maggiore per le categorie “emarginate” nel mercato del lavoro” è come credere che la luna sia di formaggio. Al di la delle teorie della “compensazione dei differenziali salariali”, il salario viene semplicemente determinato dal potere contrattuale tra le parti. Che le categorie emarginate abbiano un potere contrattuale superiore a zero è una rassicurante idea romantica, contraddetta dalla triste realtà.
  2. Enrico D'Elia Rispondi
    I risultati dell'analisi dei dati Inps sono estremamente interessanti. Lo sarebbero ancora di più se si indagasse la retribuzione complessiva mensile o annuale invece del salario giornaliero che, nel caso del lavoro a progetto o simili ha spesso uno scarso significato. Infatti, almeno dal punto di vista legale, questo tipo di contratti non prevede un orario di lavoro, ma il raggiungimento di un obbiettivo. L'analisi esclude inoltre i lavoratori assunti con partita Iva, che formalmente non sono neanche dipendenti, ma che costituiscono ormai il grosso del lavoro "flessibile". Per questo tipo di lavoratori parecchie evidenze aneddotiche e qualche dato fiscale sembrano smentire la tesi degli autori.
    • Amegighi Rispondi
      E' interessante il riferimento ai "lavoratori" con partita IVA, appunto formalmente non dipendenti. E' evidente che possano essere una "stortura" del sistema, ma credo anche che, nello sviluppo tecnologico delle imprese. Penso che queste avranno sempre più la necessità di competenze che vanno ben al di là di un "dipendente", ma sempre più di un "consulente" ai vari livelli in senso verticale (ammesso e concesso che possano avere in futuro, date le competenze sempre più estreme, dei livelli verticali).
  3. Emilio Rispondi
    Finalmente il mercato del lavoro avrebbe secondo questo nuovo studio l'andamento che dovrebbe avere. Le spiegazioni sono a mio avviso piuttosto semplici: è come la locazione a breve termine che normalmente è più cara della locazione a lungo termine e riflette principalmente la probabilità che l'immobile in locazione abbia periodi in cui non renda. Poi ci sono ovviamente altri fenomeni come nel parallelo tra lavoro e locazioni la possibilità di non riavere facilmente l'immobile libero e la difficoltà nel liberarsi di dipendenti non più necessari. Uno studio che da un motivo contro tutti quelli che predicano che il lavoro in italia è troppo caro perché ci sono troppi contratti a tempo indeterminato e quindi ce ne vorrebbero più a tempo determinato!!!
  4. Michele Lalla Rispondi
    Dati interessanti e, per certi versi giusti: il lavoro temporaneo DEVE costare di piú. Certamente contraddicono qualche teoria economica, il senso comune, e l'esperienza empirica sul campo. Un dubbio viene sul periodo di tempo pagato/ lavorato sui dati INPS, perché una tipica modalità diffusa di evasione nell'uso del lavoro temporaneo consiste nel fare risultare un minore tempo di lavoro al mese, che fa alzare la paga mensile e/o oraria. Avete controllato questo dato? Tanto per rilevare un punto critico. Complimenti agli autori.