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  1. Adriano Devita Rispondi
    ho seguito con attenzione le discussioni sulla DAD visto che mi occupo da anni professionalmente di questo.Trovo molto deludente che tutti si siano concentrati sulla distanza. La questione dovrebbe esser come utilizzare gli strumenti offerti dalla rete per migliorare le azioni educative. Si dovrebbe parlare di "formazione in rete" e di educazione. Invece si parla di quiz e insegnanti inadeguati. Non sarà facile superare questi atteggiamenti.
  2. Luca Cigolini Rispondi
    "la capacità di utilizzare le tecnologie per innovare la didattica, personalizzando l’insegnamento, stimolando l’interazione tra ragazzi e sostenendone il lavoro autonomo". Ritengo che questo nobile obbiettivo sia poco pertinente: queste scelte didattiche non sono legate allo strumento digitale, bensì sono desiderabili (in maggiore o minor misura) in qualsiasi azione educativa in qualunque contesto, sono previste dalle attuali norme e sono raccomandate ad ogni piè sospinto da qualsiasi insegnante e qualsiasi formatore. Si tratterebbe di "innovazione" solo laddove non fossero presenti; ma posso testimoniare che la scuola italiana su questo punto ha già innovato molto negli ultimi decenni e queste raccomandazioni da tempo non sono più solo pii desideri di qualche pedagogista sognatore. Certo, sono presenti a macchia di leopardo, con ampie eccezioni che devono essere stigmatizzate e sulle quali è necessario agire. Però leggendo questo termine - innovare la didattica - nel vostro del resto apprezzabilissimo articolo, ricavo la sensazione che quando si parla di scuola inevitabilmente - foss'anche solo per un vezzo linguistico - si ricada nel pregiudizio per cui dagli anni Sessanta nulla si sarebbe mosso! Fortunatamente non è così (almeno stando a quel che vedo direttamente e per quel che leggo qua e là).
  3. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo! I tre consigli pratici colgono nel segno e trasformati in progetti concreti (investimenti, risorse umane, costo, tempo, effetto previsto) dovrebbero figurare fra le prime priorità del Recovery plan italiano. Chi se ne occupa? Chi lo sa fare? Chi lo sa valutare? Chi né controlla l’esecuzione? Ancora Arcuri? Non trovo fra le tabelle statistiche il confronto fra paesi europei (e oltre) sulle capacità digitali (conoscenze, attrezzature, infrastrutture, uso effettivo), dalle famiglie e dalla PA (di cui le scuole fanno parte).