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  1. Carlo Giulio Lorenzetti Settimanni Rispondi
    In realtà è tutto l’assetto dei poteri locali ad aver bisogno di una profonda revisione, cominciando dai numeri: ottomila comuni sono troppi; altrettanto dicasi per le venti regioni. Accorpamenti razionali su scala geografica economica e sociale comporterebbero di per se’ significativi miglioramenti nel governo del territorio e un miglior uso delle risorse. Vi e’ poi la questione delle regioni a statuto speciale che andrebbero ripensate, essendo mutate le condizioni storiche che ne furono all’origine. Nel merito degli equilibri istituzionali e della distribuzione dei poteri tra Stato e regioni, una riforma del titolo quinto della Costituzione appare ormai matura e l’ esperienza dei mesi della pandemia avrebbe molto da insegnare a tale riguardo.
  2. EY Rispondi
    Ma si, invece di andare avanti torniamo indietro alla gestione efficiente della spesa pubblica degli anni ottanta. Quanto al virus ci può spiegare perché non è stato attuato il piano pandemico che avrebbe garantito la prevalenza dello Stato senza bisogno di modificare alcunché? Si poteva fare dal 31 gennaio ma non è stato fatto. Perché?
  3. MG Rispondi
    Credo che il sostanziale fallimento delle riforme Bassanini e Amato sia legato, come spesso accade nel nostro paese, alla mancanza di una visione d'insieme del problema e nel caso specifico dell'assetto costituzionale complessivo : rispetto alle esperienze di altri paesi, in cui si è optato per un modello realmente federativo (Germania, Stati Uniti) oppure con una evidente preminenza del potere centrale (Francia), in Italia si è scelta la solita via di mezzo; cioè si sono delegati ampi poteri ai centri amministrativi periferici ma senza dotarli della dignità costituzionale necessaria per esercitarli in modo efficace e responsabile (le Regioni non sono diventati Stati federati) né si è rafforzato adeguatamente il potere esecutivo centrale, dotandolo di quella continuità di mandato indispensabile per dispiegare una strategia di governo efficace e definendo chiaramente il suo ambito di intervento per poter esercitare, quando necessario, una efficace primazia nel confronto con le amministrazioni periferiche (come la recente pandemia ha drammaticamente evidenziato). Temo che nel prossimo futuro questa contraddizione, se non verrà affrontata per tempo, emergerà con sempre maggiore forza creando ulteriori tensioni nella vita pubblica del paese, in un contesto di prevedibile carenza di risorse finanziare soprattutto a livello delle amministrazioni periferiche.
    • bob Rispondi
      (le Regioni non sono diventati Stati federati". Quali? Il Molise, l' Umbria, Friuli etc? Ma di cosa parliamo. A parte che uno Stato federale ha un principio fondamentale: Stato Centrale forte! Vedere il "Trump de noantri" con 20 microfoni ( le radio del quartiere) scimmiottare ogni sera un Capo di Stato oltre che patetico è assurdo e crea un danno al Paese incalcolabile a livello di rapporti internazionali in termini di credibilità soprattutto
  4. Henri Schmit Rispondi
    Sono molto d’accordo con il primo dei tre punti critici da migliorare (non mi pronuncio sugli altri due): la riforma “federalista” del 2001 (da tempo criticata dagli stessi suoi autori, fra cui M. D’Alema) ha aumentato il malfunzionamento di numerosi servizi pubblici e il numero dei casi litigiosi trattati dalla Corte costituzionale. Manca ovviamente una clausola di supremazia forte almeno quanto quella prevista dall’infelice revisione del 2016. Il problema è a mio parere ancora più profondo: la legge elettorale ha rinforzato il potere regionale di tipo ducale (elezione diretta del presidente e maggioranza certa quasi immutabile nell’assemblea) e indebolito il governo centrale (pilotato da 15 anni dai capipartito, signori delle liste bloccate, non necessariamente eletti e a volte ineleggibili, dal 2017 di nuovo senza iper-maggioranza certa e immutabile). Perde la democrazia, perde lo stato, guadagnano i presidenti di regione, non tutti capaci di assicurare servizi adeguati e non abbastanza controllati per il potere che possiedono.
  5. bob Rispondi
    la vera emergenza di questo Paese è riformare con logica e buonsenso il Titolo V . Senza una riforma che riporti al centro dello sviluppo il sistema- Paese non si va da nessuna parte. Inoltre con coraggio è da mettere mano alle autonomie la vergognosa sistematica forma di ricatto che fanno territori grandi come un condominio di Roma all'intero Paese per non produrre nulla se non favoritismi locali e nepotismo becero