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  1. Enrico D'Elia Rispondi
    Più di un decennio di easy money dovrebbe aver dimostrato che i prezzi dei beni e servizi reali non risentono troppo della liquidità creata dalle banche centrali per il semplice fatto che l'offerta di moneta è stata quasi interamente assorbita dai mercati finanziari. Se questi ultimi non provvedono al finanziamento dell'economia reale è evidente che questa immane massa di moneta ha solo una minima influenza su prezzi, investimenti e crescita, smentendo in un colpo solo le teorie monetariste e quelle keynesiane.
    • Leonardo Rispondi
      Condivido pienamente il suo pensiero. Rimango comunque dell'idea che ad arrivare ad un'alta inflazione non ci voglia molto. Non condivido con l'autore (condividendo il resto) l'idea della bontà dell'aziine dell'inflazione sul bilancio statale che non può passare per artifizi monetari, sopratutto per il conparto creditizio.
  2. Zipperle Rispondi
    Sarà interessante vedere cosa succede ai panieri usati per misurare l'inflazione, visto il notevole cambiamento (non tutto reversibile nel breve termine) nei consumi a seguito dell'epidemia: A. Cavallo, un economista che se ne intende di inflazione, sia perché è argentino sia perché ha fondato una società (https://www.pricestats.com/) che misura in tempo reale l'inflazione raccogliendo dati online, ha recentemente pubblicato il seguente paper e si scoprono già a a pochi mesi dallo scoppio dell'epidemia alcune nuove evidenze: Inflation with Covid Consumption Baskets
  3. emilio Rispondi
    Siamo alle solite: gli economisti fanno previsioni ma poi queste si rivelano spesso poco utili…. Non sarà il caso di dare meno peso a queste previsioni e lavorare più con logica sulle materie che hanno un impatto sul benessere degli Italiani? Per il debito pubblico: guardare meglio come e dove si spendono i soldi pubblici e da chi le tasse vengono pagate sarebbe il minimo da fare!! attendere un alleggerimento del debito grazie ai tassi lo trovo un po' illusorio…. con tutte le risorse che questo governo - un po' anche giustamente - ha speso da tutte le parti con pochi controlli restiamo nel razionale e iniziamo a chiedere a chi ha preso i benefici ora se ha mai contribuito prima…. l'italia è piena di persone che chiedono aiuto ma non hanno mai pagato un euro di tasse ...
  4. Marcello Romagnoli Rispondi
    All'aumento del prezzo dovuto a una diminuzione della offerta e a un tentativo di recuperare furbescamente quanto perso causa non intervento governativo, corrisponderà un calo della domanda causa persone che perderanno il posto di lavoro. Quindi tra pochi mesi credo che non si porrò il problema dell'inflazione, casomai della deflazione
  5. Felice Rispondi
    A inzio gennaio del 2015 l'Eurozona era in zona di deflazione e l'esperienza europea, a partire dal 2015 a oggi, di immettere liquidità tramite il QE non sembra sia riuscita a produrre tantissima inflazione, anzi. Si vedrà..
  6. Maurizio Sbrana Rispondi
    Per Le fasce popolari maggioritarie, un incremento importante dell'inflazione, sarebbe una tragedia nel dramma del postcoronavirus... Per far calare il Debito Pubblico, che il Governo faccia una seria Riforma fiscale Che incrementi Le scarse ENTRAte da parte dei ceti benestanti...
  7. Francesco Esposito Rispondi
    Ritengo quantomeno improprio attribuire al Financial Times le idee contenute in un articolo che, sebbene pubblicato dal quotidiano britannico, non riflette né l'opinione del suo Editorial Board né quella di un suo giornalista. Il contributo di cui al link è un Opinion di Rob Burnett che, come è precisato in calce al testo, è fund manager della società londinese Lightman Investment Management. Ben diverso il caso dell'Economist, i cui articoli, come noto, non sono firmati proprio per permettere alla testata di parlare come se avesse una singola voce. Per il resto, commento interessante.
  8. Antonio Aquino Rispondi
    L’esperienza degli anni settanta del secolo scorso evidenzia in effetti come un progressivo, inatteso, aumento del tasso d’inflazione può avere effetti significativamente positivi sull’onere del debito pubblico. Per disinnescare le aspettative inflazionistiche, tuttavia, negli anni ottanta le banche centrali si videro costrette a stimolare aumenti dei tassi d’interesse reali tali da determinare significativi aumenti dell’onere del debito pubblico. Sulla base di quelle esperienze sembra illusorio pensare oggi di poter fare affidamento su un aumento dell’inflazione al fine di alleggerire in prospettiva il peso del debito pubblico italiano.