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  1. Inventarsi un lavoro Rispondi
    Articolo molto interessante, grazie mille!
  2. Fla Rispondi
    Mestamente mi chiedo, ma quando gli autori parlano di spesa pubblica, dicendo che essa è il male assoluto, perchè, in combutta con altri noti studiosi, "dimenticano" sempre di affermare che essa è superiore alle entrate solo ed esclusivamente (negli ultimi 20anni circa) a causa del ricarico interessi? Esistono le tavole ISTAT o questo studio http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-e-do/La-spesa-dello-stato/La_spesa_dello_Stato_dall_unit_d_Italia.pdf per certificare questa ovvietà. Perchè non le usano? Perchè continuano ad omettere scientemente questo dato? Al netto degli interessi, lo Stato avrebbe un avanzo di circa un centinaio di miliardi. Presi da chi? Dai suoi cittadini? E girati a chi? alle banche...Ecco i "mercati" a cosa servono. Gli autori dovrebbero prima di tutto chiedersi se gli interessi alle banche, prima di tutto il resto, possano essere una delle fonti (se non la maggiore) da cui attingere per le politiche di occupazione di questo paese. Saluti.
  3. paolo borghi Rispondi
    , e la organizzazione dei servizi e delle azioni locali di intervento per il mercato, per farlo funzionare e per ottimizzarlo superando l'attuale informalità, e la organizzazione dei servizi e delle azioni locali di intervento sul mercato (a favore delle fasce "tutelate"), Pluralità, assimetrie e sinergie di mission e di intervento devono ritrovare altri equilibri superando la faida tra pubblico e privato, e tra privato e il nuovo privato-sociale.
  4. paolo borghi Rispondi
    Prima di misurarsi su chi dovrà o potrà fare (privati, pubblico, privato sociale, bilaterali ecc.) 3 considerazioni: 1. credere che i problemi si risolvano semplicemente aumentando le intermediazioni - piu' o meno in competizione ma con un impatto su avviamenti che non supera ancora il 4%!!! - significa confondere una difficoltà e la marginalità di tutti i servizi per l'impiego con le modalità di intervento su un mercato del lavoro sempre piu' ristretto in cui dominano sempre piu' intermediazioni familiaristiche e di prossimità, una forte offerta di qualificati non occupati, una drammatica eccedenza dell'offerta sulla poco e incerta domanda disponibile. 2. occorre ripensare le strategie di medio periodo riclassificando i rapporti tra i diversi soggetti di politica attiva, la struttura degli aiuti alle assunzioni nazionali e territoriali, a partire dai rapporti tra i servizi per il lavoro-impiego e i servizi e le iniziative per la formazione professionale (che dovrebbero passare a ragionare sui fabbisogni occupazionali dell'offerta e della domanda di lavoro, superando le logiche dei cosiddetti fabbisogni formativi), servirà anche per discutere meglio degli obblighi necessari per gli utenti e degli standard delle diverse strutture. 3. occorre sempre piu' distinguere la pianificazione dei piani per il lavoro e l'occupazione (in sinergia con i processi di sviluppo e occupazionali!) e di lotta contro l'esclusione sociale (in sinergia con le strutture di Welfare)...
  5. alberto Rispondi
    Accanto alle proposte degli autori credo, come peraltro già sottolineato da altro contributo su questo stesso sito, che sia anche indispensabile potenziare e qualificare i servizi di intermediazione dei centri per l’impiego, attraverso l’indicata riduzione delle attività amministrative realizzabili in larga parte on line, l’attivazione e l’utilizzo di canali telematici (cliclavoro e specifici portali provinciali (es. J4U) che fungano da snodo territoriale cui i datori di lavoro e tutti gli operatori del mercato accedano per la promozione e diffusione delle domande di lavoro - direttamente o mediante incarico di preselezione ai Cpi -) e la realizzazione e il consolidamento da parte di tutti i servizi pubblici per l’impiego delle “buone pratiche” di marketing territoriale che permettano di avvicinare e agganciare, in maniera estesa e fiduciaria, l’utenza datoriale che non può che rappresentare lo sbocco naturale di ogni politica attiva per il lavoro.
  6. Federico Rispondi
    Buonasera, grazie per l'editoriale. Ritengo che le soluzioni suggerite vadano nella direzione giusta, e vi siano spunti di grande interesse. Ma è fondamentale anche - finalmente- si modernizzare ed internazionalizzare il sistema Paese (il rischio, è quello di retrocedere a Stato- villaggio vacanze in una progressiva spirale involutiva), mettere mano alle privatizzazionie, ripristinare l'efficienza della giustizia e il fisco. se non si abbatte la pressione fiscale (con il ricavato delle privatizzazioni), temo che ogni interessante proposta non possa neppure venire implementata in modo efficiente, o senza alimentare la spesa corrente (e sempre lddove vengano effettuate nell’ambito di un coerente progetto di apertura del mercato, e non si riducano al mero trasferimento di monopoli pubblici in mani private (soluzione "oligarca dell'est" per intenderci). prioritario implementare un contesto business-friendly, ripristinando giustizia, fisco, e abbattendo la burocrazia...Saluti
  7. Antonio Damiano Rispondi
    E se pensassimo ad una serie di incentivi economici da conferire alle società di collocamento private che riescono ad trovare un'occupazione stabile al disoccupato?
  8. nello nelli Rispondi
    Credo non ci si voglia rendere conto che non si tratta di creare lavoro, la situazione è talmente al Limite che dobbiamo inventare le occupazioni del futuro. Oramai nel mondo ci avviciniamo al collasso demografico, perdipiu' l'enormi richieste dei popoli in via di sviluppo ci porta a spostare milioni di esseri umani, a spostare molteplici lavorazioni, il tutto a scapito delle popolazioni piu' sviluppate ed oramai avvezze a tenori di vita molto spesso assurdi, o perlomeno esosi. Oltre ad inventare nuovi lavori, ci dobbiamo preparare a rivedere i nostri sistemi di vita, oramai il mondo è al culmine, è pura illusione pensare di continuare a salire , la soluzione è nel ripartire con equita' le risorse , con equita' le professioni , altrimenti dobbiamo aspettarci rivalse sociali, flussi migratori senza controllo , imbarbarimento del vivere collettivo , praticamente il sistema non sara' piu' controllabile. Pensare di tenere milioni di persone non impegnate in attivita' lavorativa, al di fuori di una vita dignitosa, credo non ci voglia molta immaginazione ed intelligenza per capire cosa ci aspetta , quale sara' il futuro delle prossime generazioni.
  9. Piero Rispondi
    I posti di lavoro si creano tutelando e facendo crescere le imprese, cosa che in Italia non si fa, oggi alle imprese serve il credito, le banche on hanno i soldi per concedere il credito, devono essere patrimonializzate, hanno minusvalenze in bilanio create dalla diminuzione del valore dei titoli del debito pubblico,; con queste premesse non si esce se non con una politica monetaria espansiva effettuata con strumenti non convenzionali, lo stanno facendo tutte le altre economie, usa,Giappone,Inghilterra, solo l'Europa, germanio centrica non lo fa, perché a loro l'euro ha creato in dieci anni un surplus commerciale più alto di quello della Cina. Tutti coloro che icono che stampare la moneta non serve a niente devono tornare sui libri e studiare.
  10. Maurizio Cocucci Rispondi
    Davvero un articolo molto interessante che invita a trovare vie più concrete per risollevare l'economia rispetto alle 'facili' quanto dubbie soluzioni di politica monetaria.