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  1. bob Rispondi
    L' Europa non ragiona da Continente come gli USA e la Cina. La "timidezza" di questo comportamento sarà un grave rischio per la penisola Europea. Sul modello sociale e di qualità della vita l' Europa è avanti un secolo rispetto agli altri Continenti, non lo dicono solo i numeri lo dice la Storia. Quella Storia che paradossalmente è il motivo che fa si che non diventi Continente Unito
  2. giancarlo finesso Rispondi
    Nel commercio globale esistono condizioni (non solo di produzione) estremamente differenti: L'uso del territorio e dell'ambiente, lo sfruttamento, la tassazione, la stessa commercializzazione del prodotto con esubero di grandi navi ecc... Tutte queste integrazioni non rappresentano attualmente un costo finale per un "prodotto sostenibile" con il presupposto che sarà lo stesso mercato a premiare comportamenti piu' corretti. A me pare che si stano semplicemente premiando i più scaltri e potenti, con buona pace per il bene comune e per il futuro del pianeta. Per questo credo sia davvero opportuna una riconsiderazione del WTO (non solo per far vincere gli interessi di Trump)....
  3. davide445 Rispondi
    ETO? Sarebbe fantastico. Invece che lasciare solo passare il WTO da fantoccio degli USA a fantoccio della Cina, definire un modello che rispecchi i valori EU. Dubito che chiunque ci potrebbe perdere rispetto alla situazione attuale.
    • Lupe Rispondi
      "Dubito che chiunque ci potrebbe perdere rispetto alla situazione attuale." Sbandierare presunti valori che renderebbero il presunto "modello UE" migliore degli altri non renderà migliore un bel niente. Certo, possiamo continuare a credere che è tutta colpa di Trump, l'anticristo della globalizzazione, che gode nel distruggere il "bene" del libero mercato perché è "malvagio", e autocelebrarci come il nuovo fronte del bene che con il suo modello salverà il mondo. Molto lusinghiero. L'evidenza delle dinamiche storiche ci dice però che ciò che sta mettendo in crisi questo modello è la totale incapacità di generare benessere condiviso e distribuito. Più che "smussare la globalizzazione nelle sue ricadute negative sulle componenti più esposte della società europea" (che in quanto più "esposte" devono accettare un destino di immiserimento) bisognerebbe rimettere al centro il lavoro, perché se veramente non si tratta di "un’aprioristica e ideologica adesione della Ue al principio del libero scambio" la UE dovrebbe essere disposta ad accettare una regolamentazione dei mercati (compresi quelli finanziari) se ciò può essere utile allo scopo. Ormai il progetto europeo sta in piedi solo sulle storie che ci raccontiamo su quanto è indispensabile.
      • Gianni Paramithiotti Rispondi
        Grazie dello stimoalnte commento. Lo scritto illustra i comportamenti che da tempo hanno messo in crisi il multilateralismo e le ricadute che questo ha esercitato sull'impostazione della politica commerciale comune, vera politica europea insieme alla PAC. Non vuole certo né attribuire colpe per la crisi né avanzare autocelebrazioni per le soluzioni della stessa. Tantomeno esprimere giudizi di valore sui comportamenti altrui. La Ue vive di commercio internazionale. La politica commerciale ha come obiettivi quello della sua salvaguardia/sviluppo e quello di proporre globalmente un modello che affermi/tuteli altri interessi e diritti (fra cui certamente quelli del lavoro) insiti nel nostro modello sociale. Ritengo che a questo scopo la Ue sia disposta ad accettare, anzi a proporre, una regolamentazione dei mercati, tenendo ogni volta conto delle caratteristiche di coloro con cui ci si confronta.
        • bob Rispondi
          "La Ue vive di commercio internazionale" ma anche di un notevole e ricco mercato interno (500 milioni di abitanti) con una classe media diffusa non paragonabile ad altri Continenti. O no?
          • lupe
            Purtroppo le politiche generate dalle istituzioni europee vivono tutt'altro che sul mercato interno. Ma ha fatto bene a ricordarlo: i benefici di un unione monetaria e finanziaria (a patto che le distorsioni generate dal cambio fisso e la frammentazione del mercato del lavoro ma anche dei diversi sistemi produttivi vengano compensate, e non è certo il caso dell'UE) risiedono proprio nella costruzione di un grande mercato interno, che le politiche di austerità hanno distrutto. Come tutti i progetti umani, l'UE è una scommessa: si è scelto un modello mercantilista nella convinzione che avrebbe premiato i "virtuosi" spingendo i "porci" a diventare virtuosi, grazie a una presunta interdipendenza fra paesi che ci avrebbe "costretto" a superare gli egoismi nazionali per il "bene comune". La scommessa è stata clamorosamente persa. Piuttost' che niente, l'è mica nei piutost, ma quei cos!
        • lupe Rispondi
          Grazie della risposta e mi scuso se il tono può essere sembrato sgarbato, non si trattava di un giudizio di merito sul lavoro svolto. Il problema di fondo però, è che noi possiamo raccontarci che l'UE operi per "affermare e tutelare altri interessi, tra cui quelli del lavoro" ma non è così. E non solo non è così nei fatti (anche presumendo la buona fede più totale, i lavoratori europei e gli aspiranti tali non se la passano affatto bene, per diretta conseguenza dell'architettura europea) ma soprattutto non è così nemmeno in teoria. I trattati si limitano a un mero elenco di valori positivi (e come si fa a essere contro? Mi ricorda la polemica sui quesiti referendari di anni fa a Milano, in cui parola più parola meno si chiedeva ai cittadini se volessero una città "migliore") verso i quali l'unione europea non si prende nessuna responsabilità. Hai voglia poi a farti promotore di "ambiziosi" progetti, se il tuo peso politico è quasi nullo, perché i membri si disprezzano l'un l'altro, l'utilità in funzione antisovietica è per ovvie ragioni venuta meno e per di più da anni adotti politiche commerciali predatorie (ricordiamoci che la Germania ha potuto godere di una svalutazione dell'euro del 20% circa negli anni del QE). Poi è chiaro che non veniamo ritenuti interlocutori credibili. E davanti a ciò che facciamo? Rilanciamo con l'"ambizioso" progetto di una "terza via europea alla globalizzazione"? Genio o tracotanza? Ai posteri l'ardua sentenza.