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  1. Henri Schmit Rispondi
    La natalità va protetta con misure dirette, non attraverso il contratto di lavoro. Chi dice natalità dice maternità, infanzia, scuola. Aggiungiamo ambiente, sanità, sport, trasporti pubblici. Mi fermo.
  2. Michelr Rispondi
    Il jobact è solo l’ultimo di una lunga serie di riforme che nell’arco di oltre 20 anni ha causato una sempre maggiore precarizzazione del lavoro. La promessa era che la “flessibilità “ avrebbe portato maggiore crescita, produttività, investimenti etc. I risultati sono stati ben diversi: crescita della produttività a zero, crescita del PIL negativa, aumento delle diseguaglianze, disincentivo alle imprese ad aumentare il valore aggiunto, investimenti privati (ante covid) sotto del 20% rispetto al 2008. A lungo andare anche le conseguenze sociali negative si fanno sentire: ovviamente la denatalità, ma non solo! Fortemente legato alla precarizzazione c’è anche la fuga dei cervelli, l’atomizzazione della società, l’avversione alla EU, il populismo becero di destra. In poche parole il declino economico e civile del paese.
  3. Enrico D'Elia Rispondi
    (Continua) Se è questo il cash flow di un investimento in genitorialità è evidente che bonus e permessi sul lavoro non hanno alcun effetto sulla natalità.
  4. Enrico D'Elia Rispondi
    Dal punto di vista strettamente economico, un figlio è un investimento a lunghissima scadenza, che ormai comincia a non costare attorno ai 30 anni e, con le regole attuali, contribuisce alla pensione dei genitori dai (suoi) 50 in poi. Neanche la r&d e le opere pubbliche assicurano rendimenti così scarsi e incerti. Tra le cause della natalità, oltre all'incertezza assecondata (non determinata)dal jobs act metterei anche regimi pensionistici sempre più sfavorevoli, che riducono il "rendimento" economico dei figli anche quando questi sono occupati.
  5. Franco Rispondi
    La denatalità non è un problema, abbiamo un continente in piena esplosione demografica sotto di noi. Accogliere, accogliere, accogliere e il problema passerà da solo!
  6. Michele Mancini Rispondi
    Forse correlare direttamente Jobs Act e calo delle nascite (pur con le precisazioni evidenzate nell'articolo) può assumere un significato fuorviante. Purtroppo ogni riforma del diritto del lavoro dagli anni '90 almeno ad oggi è arrivata dopo per provare a disciplinare situazioni di fatto già createsi prima. Così è stato per ogni intervento all'insegna della flessibilità. Il Jobs act, ugualmente, ha preso atto della sostanziale crescente difficoltà che le imprese assumessero lavoratori subordinati alle vecchie condizioni. Quindi, piuttosto che lasciar proliferare false partite Iva prive di qualsivoglia protezione, sì è ritenuto preferibile "cedere" qualcosa sul piano delle tutele del dipendente e agevolare un ingresso a condizioni decenti dei giovani nel mercato del lavoro. Insomma, al di là delle criticità del Jobs Act (tra cui, due su tutte, l'aver creato un doppio binario di tutele tra assunti prima o dopo l'entrata in vigore e l'aver lasciato lettera morta il progetto di implementare solide politiche attive e di tutela del disoccupato incolpevole) forse il problema è per lo più collocato a priori nell'insieme di fattori (pregiuridici) che hanno reso sempre più incerto il futuro lavorativo delle nuove generazioni. Un noto giuslavorista scriveva giustamente che il diritto del lavoro è quella materia che si finisce per rimaneggiare quando ormai non si sa più dove metter mano per fare fronte a problemi complessi in realtà di natura economica, sociale, eccetera.