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  1. Francesco Beghelli Rispondi
    Ricerca e soluzioni politiche innovative dovrebbe anche fare dei passi in più nella comprensione delle reti delle diaspore transnazionali dove le comunità nazionali distribuite permettono una globalizzazione dal basso. Se queste reti venissero riconosciute e supportate ci sarebbero spazi per creare innovazione, nuove opportunità economiche e nel contempo appianare le disuguaglianze internazionali. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli autori.
    • Massimiliano Bratti Rispondi
      Gentile Francesco, grazie del commento. Sicuramente gli imprenditori immigrati hanno una conoscenza migliore del mercato del paese da cui provengono. Creare delle reti, in cui questa conoscenza viene messa a disposizione ed a servizio delle imprese "native" che intendono entrare in quei mercati (ad esempio in qualità di intermediari all'export), soprattutto le PMI, ed avviare collaborazioni tra imprenditori potrebbe andare a beneficio di tutti, ed anche dell'innovazione. Almeno questa è la mia opinione.
  2. Fabrizio Razzo Rispondi
    Positivo l’apporto di chi immigra per lavorare e intraprendere attività. Ma non diventi apologia accademica dell’immigrazione. Anche perché tanti “imprenditori “ stranieri approcciano in modo troppo disinvolto l’impegno non rispettando regole contrattuali, igieniche, sul lavoro minorile, ecc. facendo così concorrenza sleale. Anche lo studio citato si ferma al 2011 quando con la caduta di Gheddafi abbiamo subito ben altra immigrazione ove difficilmente si possono riscontrare potenziali imprenditori se non nel settore criminale.