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Con il Covid-19 si riduce anche la speranza di vita

Nel 2020 l’aspettativa di vita nelle province lombarde più colpite dall’epidemia di Covid-19 potrebbe contrarsi di vari anni, sia per gli uomini sia per le donne. Si tratta dell’evento che ha causato più perdite di vite umane dalla seconda guerra mondiale.

Quante sono le vittime del coronavirus?

Qual è il costo totale, in termini di vite umane, dell’epidemia di Covid-19 in Italia? Come già evidenziato sulle colonne di questo sito, la stima delle vittime attribuibili direttamente o indirettamente all’epidemia è tutt’altro che agevole. Le statistiche sui decessi diagnosticati Covid-19 dall’Istituto superiore di sanità consentono una valutazione parziale del fenomeno. Infatti, sfuggono al computo sia i decessi da Covid-19 non diagnosticati, sia quelli indirettamente indotti dall’epidemia.

Una valutazione più completa è resa possibile dai dati sui decessi giornalieri totali diffusi dall’Istat relativi ai 6.866 comuni (l’87 per cento del totale) subentrati nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Sulla base di tali dati, il rapporto Istat-Iss del 4 maggio evidenzia come l’eccesso di mortalità nelle aree più colpite dall’epidemia sia solo in parte spiegato dai decessi diagnosticati Covid-19. Ciò conferma la necessità di guardare alle morti totali per una stima più accurata del costo in vite umane dell’epidemia.

Una sua possibile misura è data dalla riduzione attesa nella speranza di vita. L’Istat, come riportato nel rapporto del 23 aprile a cura del presidente Gian Carlo Blangiardo basato sul numero di decessi totali, prevede una contrazione nell’aspettativa di vita alla nascita per il 2020 tra 0,4 e 1,4 anni. Le stime si riferiscono all’aspettativa di vita a livello nazionale, non differenziate né per sesso né per area geografica. Tuttavia, data la forte eterogeneità territoriale nella diffusione del virus, è probabile che le previsioni sottostimino l’impatto reale di Covid-19 sulla speranza di vita.

Così cambia la speranza di vita

Muovendo da queste considerazioni, in un recente lavoro utilizziamo i dati dell’Anpr sui decessi giornalieri a livello comunale per stimare l’impatto della prima ondata di Covid-19 sulla speranza di vita nelle cinque province più colpite – Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza – e nell’intera regione Lombardia. Stimiamo l’impatto sia su base stagionale, prendendo come riferimento il periodo che va dal 1° gennaio al 15 aprile, sia su base annuale. Per le stime su base annuale, ipotizziamo due scenari al termine della prima ondata di Covid-19, che fissiamo al 30 aprile.

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Nel primo scenario, che definiamo “conservativo”, facciamo l’ipotesi che tutti coloro che sono morti durante la prima ondata di Covid-19 sarebbero morti, comunque, entro l’anno. In altri termini, ipotizziamo un effetto harvesting completo, per cui al picco di mortalità fa seguito una riduzione. In tale scenario, l’effetto principale dell’epidemia è quello di concentrare i decessi nel primo quadrimestre del 2020. Sebbene poco probabile, l’ipotesi ci permette di stimare il livello massimo della speranza di vita nel 2020.

Nel secondo scenario, che definiamo “realistico”, ipotizziamo che al termine dell’epidemia la mortalità torni ai livelli osservati nel 2017, l’ultimo anno per cui disponiamo dei dati sui decessi totali per sesso e fasce d’età a livello comunale.

Il grafico 1 riporta le stime su base stagionale. Nel 2020 si osserva una vistosa riduzione nella speranza di vita per entrambi i sessi. Rispetto alla media rilevata nel periodo 2015-2019, il calo per gli uomini si attesta a 5,1 anni nella provincia di Brescia e fino a 7,8 anni nella provincia di Bergamo, mentre per le donne il calo varia da 3,2 anni nella provincia di Piacenza fino a 5,8 anni nella provincia di Bergamo. Disaggregando le stime per gruppi d’età, osserviamo che il “contributo” maggiore alla riduzione nella speranza di vita su base stagionale nelle zone considerate proviene dalla fascia d’età 60-79 nel caso degli uomini e 75-94 nel caso delle donne.

Grafico 1Fonte: Simone Ghislandi, Raya Muttarak, Markus Sauerberg, Benedetta Scotti (2020), “News from the front: Estimation of excess mortality and life expectancy in the major epicenters of the Covid-19 pandemic in Italy”. Le bande in azzurro definiscono gli intervalli di confidenza al 95 per cento.

Le stime su base annuale sono riportate nel grafico 2: poiché l’impatto dell’epidemia è diluito sull’intero anno, le variazioni risultano meno drastiche. Nello scenario conservativo, la speranza di vita risulta invariata nella maggior parte dei casi, ma cala, seppur lievemente, per gli uomini nella provincia di Bergamo. Ciò perché in quella provincia i decessi maschili nella fascia d’età 70-79 anni registrati tra il 1° gennaio e il 15 aprile 2020 hanno già superato il totale della medesima classe d’età nell’intero 2017. Nello scenario realista la speranza di vita nelle zone considerate si contrae marcatamente. Nella provincia di Bergamo, la più colpita, l’aspettativa di vita nel 2020 si riduce di 3,6 anni per gli uomini e di 2,5 anni per le donne rispetto alla media 2015-2017, attestandosi sui livelli registrati 15 anni fa.

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Grafico 2Fonte: Simone Ghislandi, Raya Muttarak, Markus Sauerberg, Benedetta Scotti (2020), “News from the front: Estimation of excess mortality and life expectancy in the major epicenters of the Covid-19 pandemic in Italy”. Le bande in azzurro definiscono gli intervalli di confidenza al 95 per cento.

È probabile, e certamente lo speriamo, che il calo stimato per il 2020 sia riassorbito nei prossimi anni, con un ritorno della mortalità ai trend storici. Se confrontato con l’andamento dell’aspettativa di vita da inizio Novecento a oggi, è però evidente che per le popolazioni delle cinque province lombarde l’ondata epidemica del Covid rappresenta l’evento più traumatico, in termini di costi umani, dal secondo dopoguerra a oggi.

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  1. Emanuele

    Quindi abbasseranno l’eta’ pensionabile? 🙂

    • GGB Cattaneo

      Giusta osservazione, anche il prezzo della benzina scende quando scende il prezzo del petrolio

  2. ELENA SCARDINO

    chi sa se qualcuno calcolerà i risparmi dell’INPS con tanti anziani defunti?

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