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  1. Sebastiano Privitera Rispondi
    Fca, chiedendo un prestito di 6,3 miliardi di euro... ha fatto scatenare un putiferio. Il putiferio è scaturito principalmente perché paga imposte in Olanda e in UK. Con l'aggiunta della risposta sui 5,5 miliardi di dividendi che si vogliono distribuire. Dall'articolo, tutto questo, non si capisce bene.
  2. Giovanni Battista Morlino Rispondi
    Molti degli aspetti trattati sono condivisibili. Ma perché possa considerarsi un articolo che analizzi tutti gli aspetti, stupisce il fatto che la scelta olandese venga trattata solo come un aspetto di governance. Nei fatti c è anche una meno nobile pratica di elusione fiscale. Pratica diffusa nelle grandi aziende, ma il fatto che non venga affrontata mette in dubbio tutta l analisi.
    • Henri Schmit Rispondi
      Sono d'accordo con questo commento. Dopo aver fatto l'osservazione la questione è di chi è la colpa : di FCA, dei suoi azionisti, dei governi e legislatori di NL e UK, o del governo e del legislatore italiano che non hanno provveduto a chiudere il loophole?
  3. Monica Favoino Rispondi
    C'è qualcuno in grado di fare una analisi delle promesse che FIAT aveva fatto e poi ha effettivamente mantenuto a fronte di precedenti aiuti di stato ricevuti ? diciamo che una analisi degli ultimi 5 anni potrebbe essere utile in tal caso.
  4. Andrea Malan Rispondi
    Condivido il dubbio sull'effettivo numero di occupati FCA in Italia: lo stesso comunicato di FCA in cui annuncia la richiesta di prestito parla di 55mila occupati diretti: rispetto a 86mila è una differenza non da poco
  5. ettore falconieri Rispondi
    Dare addosso alla Fiat è una moda vecchia di decenni che piace a non pochi.....cattivissima FCA che dà lavoro solo a migliaia di lavoratori
    • Emanuele Rispondi
      Giusto. I 6 miliardi diamoli direttamente ai dipendenti invece che agli azionisti.
  6. Firmin Rispondi
    Non capisco perché per uno stato sovrano sia ritenuto accettabile indebitarsi con condizionalità anche pesanti, mentre per una impresa no. Non è un problema ideologico, ma di normale pratica finanziaria. Se non sbaglio, il prestito degli USA alla FCA nel 2008 comportava condizioni molto più stringenti.
  7. Michele Rispondi
    FCA dichiara nel suo report sul Q1 2020 € 18,3 mld di liquidità + €3.5B new incremental bridge credit facility syndicated in Apr ’20. Quasi lo stesso livello di liquidità del Q1 2019. Davvero hanno bisogno delle garanzie statali italiane? Una azienda che - al di là della sede legale - è fondamentalmente azienda USA, dove nel 2019 ha realizzato più del 100% del suo EBIT. Lo stato italiano non dovrebbe garantire prima le tante aziende medie e piccole e lasciare che FCA si rivolga a Trump, a Macron o al governo olandese? Ma soprattutto chi si illude sulla sorte degli impianti italiani dopo la vendita ai francesi? Sarebbe davvero una beffa: lo stato italiano garantisce 80% dei 6.3 mld, FCA ci paga il dividendo straordinario di 5,5 mld, e la vende ai francesi che poi massacrano gli stabilimenti italiani... PS: i dipendenti in Italia sono molto meno degli 86 mila indicati nell’articolo visto che l’Annual Report 2019 a pagina 31 indica 60.636 employees in Europe (In diminuzione del 8% vs 2017)
  8. Enrico Poli Rispondi
    Sembra che successive interpretazioni dei decreti sulle garanzie Sace, con un plafond di 200 miliardi di euro, consentano di portare la quaota garantita dal 70% all'80%. Vi risulta?
  9. Enrico Poli Rispondi
    Siamo su una piattaforma di esperti di economia ed imprese, ci si aspetterebbero commenti meno caratterizzati da pura ideologia astratta, anche se coerenti con le improvvide esternazioni di Carlo Calenda.
    • Enrico Franco Rispondi
      Su questa piattaforma, invece, ci si aspetterebbe che si controbatta e si argomenti nel merito, e non ci si limiti a etichettare negativamente i commenti non condivisi e basta.
  10. carlo giulio lorenzetti settimanni Rispondi
    I problemi sono forse più d'uno. Non solo quello della scelta legittima - ma discutibile - di un sistema di governance più favorevole al gruppo di controllo.(voto multiplo).Vi è la sede fiscale a Londra della controllante e la circostanza, finora non smentita, di una liquidità, pare, di svariati miliardi che potrebbero essere investiti, almeno in parte, in FCA Italia invece di ricorrere al prestito di 6.3 miliardi e alla garanzia dello Stato. Infine, la questione del dividendo, che sarà pure "scritto nella pietra" ma che appare inevitabilmente inopportuno e degno di quella tradizione evocata nel titolo dell'articolo :"il lupo ..ecc.
  11. Enrico Franco Rispondi
    Tutto giusto quanto scrivono gli Autori, ma stranamente omettono del tutto un altro punto molto importante della vicenda: il dividendo straordinario di 5,5 miliardi che i soci FCA riceveranno in base all'accordo di fusione con Peugeot, casualmente dello stesso ordine di grandezza del prestito richiesto, garantito dallo Stato. Il Presidente FCA ha già detto che quel dividendo non si tocca perché sta “scritto nella pietra”. Benissimo, perché già pattuito in un accordo complesso e importante. Ma è così stravagante immaginare che il prestito a FCA Italia venga erogato in tutto o in parte dagli stessi soci beneficiari del dividendo stesso, così giustamente premurosi per le sorti della filiera italiana di FCA, evitando così di attingere a risorse garantite da uno Stato e quindi dalla Collettività già in gravissime difficoltà sanitarie ed economiche? O la “sacralità” del dividendo concordato prevale comunque, anche in una economia di mercato straordinariamente sconquassata da uno tsunami sanitario come quello in cui ora viviamo?
  12. alberto pera Rispondi
    Ok per quel che riguarda le conclusioni riguardo l'impatto sulla filiera automobilistica. E non ritengo molto rilevanti le obiezioni basate sul trasferimento in Olanda della sede di FCA (anche se il tema della Corporate Governance e del controllo italiano delle imprese strategiche richiederebbe forse una riflessione più ampia): ma non mi sembra irragionevole l'osservazione che di fronte alle esigenze di liquidità FCA dovrebbe considerare il congelamento del dividendo per 5,5 miliardi deliberato in vista della fusione con PSA.