logo


  1. serlio Rispondi
    Uno Stato degno di questo nome dovrebbe provvedere a sanare tutte le criticità emerse da questo studio, rendendoci più robusti ed in grado di affrontare meglio le crisi che sicuramente seguiranno (non è certo un augurio come qualche stupido sicuramente penserà). Si tratta in qualche modo di riportare a casa tutte le produzioni essenziali, al netto delle materie che non possediamo, Se la prima obiezione che viene in mente è il loro costo comparato a quello fornito dalla globalizzazione tanto amata dalla sinistra terzomondista, direi che anche le assicurazioni si pagano, nella speranza di non utilizzarle mai. Certamente è tutto più complesso di quanto scritto, ma il prncipio che dovrebbe informare l'azione è invece piuttosto semplice. Occorre un po' di tempo e molta volonta....
  2. bob Rispondi
    Prof. a sostegno della Sua tesi le riporto una equazione che a me non torna. In tre settori: edilizia, ristorazione, agricoltura la presenza di italiani è nulla. Di rimando le statistiche ci dicono che siamo il Paese con il più alto numero di abbandoni scolastici, il minor numero di laureati, ancora nel 2020 percentuali di analfabeti paurose. Il Paese senza memoria dimentica che per oltre 30 anni siamo stati in balia di un “sedicente” ministro delle riforme espressione della miglior commedia all’italiana (comicità che neanche il miglior Totò ha raggiunto). Da aggiungere che si è distrutto un sistema-Paese a favore di regionalismi locali che proprio in questa emergenza hanno mostrato il peggio del peggio; questa “politica”, anche nei rapporti con il mondo, ha fatto molto più danni dell’epidemia stessa. Ho sempre osservato con sospetto l’esaltazione della “Italia dei capannoni” sottolineando che preferivo quella dei laboratori, dei centri di ricerca, delle ottime Università che sono terreno di semina per progetti e produzioni nel tempo e non alla “bisogna quotidiana del tirare a campare”. Il profetico Marchionne diceva: al mondo non frega a nessuno che siamo belli, che abbiamo il tempo bello, che sappiamo cantare….” lo diceva entrando ad Agosto negli uffici completamente vuoti della FIAT, azienda che in quel momento perdeva 5 milioni di euro al giorno. Tiram a campà sappiamo cantà….