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Traffico sulle reti: fotografia dell’Italia in lockdown

Nel periodo di lockdown si è registrato un forte aumento del traffico sulle reti di telecomunicazione fisse e mobili. È come se l’Italia avesse fatto un corso accelerato di aggiornamento digitale. Le nuove abitudini resisteranno al ritorno alla normalità?

L’andamento dei flussi di traffico

L’esperienza di confinamento domestico che tutti abbiamo conosciuto negli ultimi due mesi ci ha costretto a nuove abitudini e comportamenti nel lavoro, nella socialità e nell’intrattenimento. Il denominatore comune di molte tra queste attività è stato l’utilizzo delle reti di telecomunicazione fisse e mobili per stabilire quei contatti che il distanziamento fisico impediva.

I dati sui flussi di traffico sulle reti ci raccontano quindi alcuni tratti importanti di come il tempo è trascorso. Quelli raccolti da AgCom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e pubblicati nell’Osservatorio sulle comunicazioni indicano una crescita molto significativa del traffico rispetto all’espansione osservata nei due mesi precedenti all’emergenza Covid-19. Per le reti fisse si è passati da una crescita attorno al 20 per cento rispetto all’anno precedente per i primi due mesi del 2020 a un aumento del 90 per cento nel primo mese di lockdown rispetto al marzo 2019.

Il dato colloca l’Italia ben al di sopra dell’aumento di traffico riscontrato negli altri paesi europei, in parte perché alcuni di essi hanno adottato più in ritardo le misure di lockdown. La crescita nel traffico mobile, per quanto sostenuta, partiva da una fisiologica espansione ben maggiore rispetto a quella su rete fissa, incrementando pertanto nel mese di marzo i volumi di traffico di un ulteriore 30 per cento rispetto alla crescita osservata nei mesi pre-Covid19.

La distribuzione nell’arco della giornata

Un elemento interessante riguarda la distribuzione del traffico nelle ore della giornata. Tradizionalmente, e fino allo scoppio dell’emergenza sanitaria, in Italia il traffico per i servizi Internet conosceva un picco nelle ore serali, in corrispondenza del consumo di servizi di intrattenimento. Attività produttive e formative esprimevano invece un minor utilizzo dei servizi Internet. Con il lockdown l’espansione più marcata nel traffico durante il mese di marzo si è realizzata invece nelle ore diurne, per il massiccio ricorso allo smartworking in molte attività economiche e alla didattica a distanza. L’utilizzo di servizi di videoconferenza (MS Team e Zoom) è letteralmente esploso, con una crescita in Italia ben maggiore rispetto agli altri paesi avanzati (complice il basso livello iniziale di utilizzo). Resta tuttavia da sottolineare come il traffico diurno così generato rimanga tuttora al di sotto dei picchi serali pre e post Covid-19. In altre parole, i dati ci raccontano di un sistema produttivo che ha adottato in modo significativo forme di lavoro a distanza, ma che tuttora non esprime volumi di traffico paragonabili a quelli movimentati dall’utilizzo della rete per attività di intrattenimento.

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Un lascito positivo della pandemia

Le reti di telecomunicazione fisse e mobili hanno sostanzialmente retto all’impatto della fortissima espansione nei volumi di traffico, confermando quanto osservato in altre occasioni: la rete ultrabroadband italiana, sia nella sua componente fissa (FttCab, Ftth) che in quella mobile (3G e 4G), aveva una capacità potenziale inespressa, favorita dalla magliatura molto densa del territorio anche della rete tradizionale in rame e dai nuovi sviluppi di quella in fibra, nonché dalla forte diffusione dei servizi mobili broadband. Il dato che invece in questi anni ha pesato nel determinare un posizionamento dell’Italia nella parte bassa della classifica europea dello sviluppo dei servizi Internet era l’insufficiente sviluppo della domanda da parte delle famiglie e delle imprese, in particolare per la rete fissa. Fatto 100 il consumo mensile broadband su rete fissa, l’Italia nel 2019 otteneva 56 e il Regno Unito 176.

Il forzato ricorso a un maggiore utilizzo dei servizi broadband nella fase di lockdown potrebbe quindi rappresentare uno dei pochi lasciti positivi della pandemia. Le famiglie, le imprese e la stessa pubblica amministrazione hanno frequentato un intenso programma di aggiornamento digitale da cui escono sapendo gestire nuovi servizi e apprezzandone le potenzialità.

Due sono gli elementi aperti nel medio periodo, quando ci affacceremo, si spera, alla fase di riapertura. La crescita del traffico è oggi avvenuta in massima parte a infrastrutture (reti, apparecchiature e devices) date, ma fuori dalla fase di emergenza richiede un potenziamento e investimenti sia da parte degli operatori che degli utenti. Nella fase di lockdown, l’apertura delle zone meno sviluppate (sino a oggi riservate agli investimenti di nuove reti finanziate con sostanziali contributi pubblici) al potenziamento delle reti da parte di Tim – uno dei tanti esempi in cui il presidio antitrust cede il passo, in situazioni di emergenza, ad altre priorità – ha visto una pronta risposta da parte degli utenti, che hanno sottoscritto nuovi contratti broadband.

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La seconda incognita riguarda la persistenza delle nuove abitudini di utilizzo dei servizi Internet da parte degli utenti dopo la riapertura. Se da parte delle famiglie si possono ragionevolmente considerare un dato acquisito, molto più complesso e incerto è il futuro dell’organizzazione delle attività economiche, con una integrazione permanente del lavoro a distanza con quello tradizionalmente svolto nelle sedi produttive. Problemi di riorganizzazione, investimento, formazione e ridisegno delle relazioni industriali richiedono profondi cambiamenti, tutti fattori che potrebbero spingere per un ritorno, almeno parziale, a forme organizzative più tradizionali, riportando il sistema italiano nella parte bassa della classifica dei paesi digitali.

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  1. Giorgio

    Una curiosità. Ha il dato di traffico per il 5G?
    Grazie

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