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  1. Henri Schmit Rispondi
    Il piano franco-tedesco annunciato ieri è poco chiaro e incerto. 500 miliardi di debito da emettere dall’UE si aggiungono ai 540 di BEI, MES e SURE. Rappresentano quasi il 50% in più del budget 2021-2027 (1.135 mia) in fase di definizione. Poco importano le condizioni d'emissione (durata, AAA), se ne occupa la Commissione. La quota italiana del rimborso, parte del passivo UE, sarà dell’11%, 55 miliardi su tutta la durata. La ripartizione dell’attivo sarà vantaggiosa per l’Italia; terrà conto dei bisogni degli stati più colpiti dalla crisi (2x da definire) e di obiettivi strategici legati a sanità, ricerca, ambiente, digitale, autonomia industriale e tecnologica. Ci sarà quindi una selezione, condizioni severe e controlli serrati. L’aspetto più ambiguo riguarda la forma dell'attivo. 1. Fondo perduto: rivendicato da Italia e Spagna; Macron e Merkel l'hanno detto; ma il comunicato dell’Eliseo è più ambiguo. 2. Investimento pubblico europeo: utile (digitale, trasporto aereo, siderurgia), ma poco probabile perché creerebbe un IRI europeo. 3. Prestito, a buone condizioni, sganciato dalla durata del passivo, ma quota del debito nazionale, da rimborsare, come chiedono Olanda e Austria. Serve l’unanimità: governi, parlamenti … giudici. L’ambiguità della forma degli interventi, la promessa facile, è un pessimo servizio reso all’UE e rischia di alimentare nuove delusioni. L'alternativa di ogni paese è fra elemosinare fondi per la spesa o proporre progetti di sviluppo per l'investimento.
    • Henri Schmit Rispondi
      Correggo un dato del commento scritto a caldo immediatamente dopo l’annuncio franco-tedesco: la quota del contributo italiano al bilancio UE era del 11,7% nel 2019; nel periodo 2021-27 a solo 27 salirà a oltre il 13%. Il contributo al rimborso del piano di rilancio europeo da € 500 miliardi sarebbe quindi di € 65 miliardi circa.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Non sono d'accordo. L'argomento della sussidiarietà "all'insù" dimentica la questione del potere di decisione, sul quale insisto da quando i primi articoli sul tema "euro-bond" sono stati pubblicati su questo forum. La brutta sentenza della cattiva corte costituzionale tedesca, non ancora digerita, mi dà ragione. Pochi commenti colgono l'enorme impatto che avrà sui futuri strumenti. Dimenticano, non comprendono o sottovalutano la questione della "Kompetenz-Kompetenz" che prevale su tutte le altre. Non discuto le condizioni dei prestiti (attivo) e delle emissioni (parte del passivo) dell'E-Recovery Fund. Mi limito ad un'osservazione sulla parte "capitale" di questo nuovo strumento di bilancio europeo. Non convince l'idea della capacità fiscale autonoma di cui l'UE dovrebbe dotarsi: significa un bilancio indipendente dai trasferimenti nazionali, tasse europee e un'agenzia europea delle entrate. Si dimentica la differenza fra UE a 27 e Unione monetaria a 19. Quanto vale una proposta del genere nel dibattito per l'ERF da far partire entro il 2021. L'argomento della Kompetenz-Kompetenz dovrebbe bastare per capire che l'idea è una chimera. Ma forse non è nemmeno desiderabile. Soprattutto devia l'attenzione da quello che, secondo me, è unica soluzione costruttiva possibile: un coordinamento più rigoroso delle politiche fiscali nazionali; significa andare oltre le percentuali previsionali e scendere nel dettaglio di misure (=condizioni) economiche e fiscali coercitive.