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Banche sull’orlo di una crisi di capitale?*

La sottoscrizione di capitale delle banche da parte delle autorità pubbliche può già avvenire nel rispetto delle regole europee sugli aiuti di stato e di quelle prudenziali. Nessuna conseguenza per gli amministratori se gli istituti trattengono gli utili.

Aiuto di stato alle banche

La crisi provocata dal Covid-19 potrebbe porre alle banche problemi di capitalizzazione o di liquidità. Per limitarli si è fatto ancora poco. La Banca centrale europea ha sospeso provvisoriamente gli obblighi ritagliati su misura delle singole banche e consentito l’uso di capitale di minor qualità. A interventi degli stati non si frappongono né le regole europee in materia di aiuti di stato, né quelle sul capitale bancario.

Per la regolazione dell’Unione, le autorità pubbliche potrebbero sin da ora sottoscrivere capitale di qualità altissima assimilabile a quello azionario. Le autorità di vigilanza bancarie ne potrebbero autorizzare l’inclusione tra il capitale richiesto alle banche come common equity capital. Il principale requisito è che ci si trovi in una situazione di emergenza. E sul punto non sembra esserci discussione. A questa condizione si aggiunge la richiesta della dichiarazione della Commissione che si tratta di aiuti di stato. Anche questa condizione non trova ostacoli insormontabili.

Le misure da adottare rientrano tra quelle previste dalle regole in materia di aiuti di stato per il settore bancario previste dalla Commissione nel 2013. In caso di rischio della stabilità finanziaria, i provvedimenti potrebbero essere assunti senza che sia necessaria la preventiva condivisione della capitalizzazione tra azionisti e titolari di strumenti di capitale subordinato – cioè delle norme in materia di bail-in.

Ma le regole europee consentono di spingersi oltre. È previsto che se è a rischio la stabilità finanziaria, i paesi possano ricapitalizzare le banche senza dover presentare un piano di ricapitalizzazione. L’assenza del passaggio ridurrebbe molto i tempi richiesti per l’adozione, aumentandone l’efficacia. In aggiunta, e non è da sottovalutare per l’ampiezza delle implicazioni che la crisi potrebbe presentare, queste misure possono essere applicate sia agli enti di minori dimensioni, sia nel caso di attività deteriorate (cioè di non performing loans).

Leggi anche:  Banche e virus: la resa dei conti è solo rinviata

Trattenere gli utili

Ma si può fare anche altro senza la necessità di nuove capitalizzazioni: per rispondere ai requisiti richiesti, le banche possono trattenere gli utili. La cosa è consentita agli amministratori dalle regole attuali, non incorrerebbero in azioni di responsabilità sia se a richiedere di trattenere gli utili fossero le autorità di vigilanza, sia se lo decidessero per proprio conto. In Germania si è modificata la legge societaria per consentirlo e, soprattutto, per evitare che gli amministratori possano subire azioni dagli azionisti. In Italia, la Corte costituzionale ha già detto che le regole prudenziali sono prevalenti sui diritti di exit dei soci nel caso di trasformazione delle popolari e nulla vieta di pensare che lo stesso valga, sul piano della responsabilità degli amministratori, in caso di utili trattenuti.

Di operazioni del genere va avvertita la Commissione, per il resto, salvo trovare la disponibilità economica, gli stati si possono disporre ad aiutare le (proprie) banche a parità di condizioni di comuni azionisti del capitale – è il caso di ricordarlo – sociale.

* Le opinioni espresse sono esclusivamente personali.

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  1. L’articolo analizza in modo superficiale la Banking Communication e le sue interrelazioni con FOLTF (solvency assessment) e BRRD

  2. Gerardo Coppola

    Allo stato attuale mi pare una proposta molto utile. Comunque segnalo che CDP, POSTE e MPS sono già in mano pubblica. E’ una fetta notevole del sistema che ormai gira su stesso.D’altronde perchè meravigliarsi ? Sono 10 anni che non fanno impieghi all’economia !

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