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  1. Piero Carlucci Rispondi
    Ma non vi rendete conto dell'enormità dell'affermazione circa "l’obbligo per le piattaforme di proteggere gli utenti da contenuti ritenuti dannosi"? La censura di una volta è una barzelletta rispetto a questa possibilità
  2. Michele Lalla Rispondi
    Ci si sorprende leggere che chi legge Lavoce.info sia deluso dalla scienza, la quale «sa (e comunica) ciò che ha indagato; ciò che è sconosciuto deve essere banalmente indagato e non in fretta perché l'errore, poi, è dietro l'angolo». Questo è uno dei fondamenti del metodo scientifico; quindi, bisogna rivedere e riappropriarsi di alcuni concetti di base di filosofia della scienza. La risposta di Federica qui è può bastare .... Le osservazioni di Henri Schmit sono sempre interessanti e puntuali, rigorose e impegnative ... Le false notizie sono anche il rischio della democrazia: essere travolta dalle sue stesse regole. Si deve agire su altri fronti. La situazione regolamentare rischia di peggiorare la situazione: qualche regola (suggerita) si può sperimentare, ma con molta cautela. La via maestra è educare i cittadini e noi tutti dobbiamo contribuire a "dimostrare" che le notizie sono false. Discorso molto complesso e rischioso.
  3. Francesco Devescovi Rispondi
    Mi permetto di segnalarvi questo articolo:http://www.cultura.va/content/cultura/it/organico/cardinale-presidente/texts/ilsole24ore/fake.html
  4. Giancarlo Sciascia Rispondi
    Sul tema dell'infodemia che accompagna la pandemia, segnalo anche il lavoro di ricerca svolto dal CoMuNeLab della Fondazione Bruno Kessler di Trento (www.fbk.eu), che ha preso in esame oltre 200 milioni di tweet e analizzandoli ha scoperto che una larga percentuale delle informazioni erano provenienti da Bot (42.0% contro il 58% di umani). Interessante notare in particolare il rapporto fra Reliable News (70.4%) e Unreliable News (29.6%) che si è evoluto nel tempo. Prima del lockdown le notizie classificabili come fakenews o misinformation incidevano maggiormente (40%). Con la diffusione della percezione del rischio e la paura conseguente la domanda di informazione si è andata concentrando verso fonti più istituzionali/attendibili. I dati sono consultabili e visualizzabili in maniera interattiva nel Covid19 infodemics observatory: https://covid19obs.fbk.eu/ Grazie per ogni eventuale riscontro
  5. Savino Rispondi
    La scienza mi ha deluso totalmente. I virologi hanno perso ogni credibilità, non sapendo dare mezza parola di certezza e ciò vale, in generale, per tutta la medicina.
    • FEDERICA MANCINI Rispondi
      Sempre molto facile criticare piuttosto che parlare con cognizione di causa. Da scienziata le assicuro che la ricerca non e´ affatto scontata o banale e trovare una cura/vaccino per un virus nuovo senza alcun standard di riferimento e´ difficile. Legga qualche articolo del Robert Koch Institute.
    • Renzo Rispondi
      Se si vogliono certezze, rivolgersi alle religioni. E buona fortuna.
  6. Asdrubale Sciavga Rispondi
    Argomento difficile. Le soluzioni prospettate potrebbero, paradossalmente, essere, esse stesse, causa del problema che si vuole risolvere!
  7. Henri Schmit Rispondi
    Interessante: tema molto vasto. Importante: fake information (dal singolo tweet attraverso news costruite a narrative non veritiere manipolatrici) è flagello del nostro tempo. C’è sempre stata (nascondere, dire il falso), la differenza è che ora l’informazione è più liquida. Non c’è da fidarsi degli uffici governativi di lotta al fake, i governi sono fra i maggiori rischi. Una volta il fake era prodotto dai vari Berlusconi, Putin e Leviatano cinese, poi la moda (perché efficiente) si è diffusa: la guerra in Irak, la campagna per il Brexit, ma anche quella per il referendum di Renzi, e ora Trump, il presidente del più importante paese dell’alleanza occidentale! La narrativa americana fuorviante sull’origine dell’epidemia la dice lunga; è contraddetta da Five Eyes l’osservatorio in materia di sicurezza di USA, Canada, UK, Australia e NZ! Il rischio della fake information è dentro il nostro sistema. Il governo è il maggior rischio, non garanzia. Studi quantitativi possono aiutare a comprendere. Ma l’unica ancora di salvezza è nelle fonti indipendenti (!?!) e affidabili (?!?) di informazione. La definizione dell’affidabilità dipende da noi, studiosi, commentatori, elettori (“piattaforme e cittadini”!): l’unico rimedio è di eliminare dal discorso pubblico e dall’arena politica coloro che raccontano (intenzionalmente o per ignoranza) falsità. Vaste tâche!