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Anche gli enti locali soffrono*

Le minori entrate dovute alle misure di blocco delle attività potrebbero causare un disavanzo generalizzato di tutti gli enti locali nel 2020. Mentre aumentano le spese per la sanità. Ecco cosa deve fare lo stato centrale per aiutare regioni e comuni.

Meno entrate e più spese

Le misure di lockdown adottate per contenere il contagio dal coronavirus provocano gravi danni economici agli enti locali. Le conseguenze si sentiranno sui bilanci 2020 sia per effetto delle mancate entrate, dovute alla contrazione dell’attività economica sul territorio, sia per le maggiori uscite, necessarie per fronteggiare l’emergenza dell’epidemia.

Secondo Il Sole-24Ore, per il 2020 “i comuni rischiano un buco di almeno 3 miliardi di euro”, a causa di una riduzione generalizzata sia delle entrate tributarie (addizionale comunale Irpef, Tari, imposta di soggiorno) sia di quelle extratributarie (mense scolastiche, asili nido, canone per l’occupazione suolo pubblico, soste a pagamento, contravvenzioni al codice della strada, cartellonistica stradale, canone degli impianti sportivi, musei, teatri, per fare qualche esempio). Per le regioni, invece, va sicuramente messa in conto la flessione dell’Irap e delle addizionali regionali sull’Irpef.

Per quanto riguarda le spese dovute all’epidemia, graveranno meno sui comuni (che si devono occupare di aspetti come il rafforzamento del controllo del territorio, sanificazione delle scuole e luoghi pubblici) e più sulle regioni, alle quali è affidata la gestione del servizio sanitario (per la quale però sono previste misure finanziarie di sostegno).

In sintesi, le conseguenze del Covid-19 sui bilanci degli enti locali per il 2020 riguarderanno soprattutto la drastica diminuzione delle entrate e più marginalmente l’aumento della spesa corrente straordinaria (non finanziata dallo stato centrale).

La situazione finanziaria di regioni e comuni

La condizione finanziaria attuale degli enti locali non è affatto solida e non è per niente omogenea, né per le regioni (figura 1), né per i comuni (figura 2). Mancano dati da analizzare, ma si può ipotizzare che una analoga situazione – se non peggiore – si riscontri nelle città metropolitane e nelle province che, dopo l’entrata in vigore della legge 56/2014 (riforma Del Rio), hanno progressivamente perduto funzioni e risorse finanziarie.

L’avanzo/disavanzo deriva dall’elaborazione del risultato di amministrazione, uno degli aggregati contabili previsti dal sistema armonizzato dei bilanci degli enti locali. Se la parte disponibile è positiva, si ha un avanzo, in caso contrario un disavanzo che deve essere assorbito negli anni.

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Stando alla fotografia scattata sulla situazione contabile del 2018, quasi tutte le regioni sono in disavanzo (più o meno elevato), mentre per i comuni la situazione è più articolata: una parte dell’Italia, principalmente al Centro-Sud, è in deficit, mentre gli avanzi, anche se di importo limitato, sono concentrati principalmente al Nord.

I rendiconti per il 2019 non sono stati ancora approvati, ma la situazione finanziaria non dovrebbe essere cambiata di molto. Quindi, si può ipotizzare che con l’emergenza Covid-19 anche quegli enti locali che disponevano di una quota libera dell’avanzo di amministrazione la vedranno prosciugarsi nel 2020, nonostante le minori uscite derivanti dalla sospensione per quest’anno della quota capitale per mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti. Senza contare, poi, i maggiori deficit delle società controllate e partecipate che si riflettono sui bilanci consolidati degli enti.

La prima e immediata conseguenza dell’epidemia è una intensa e diffusa crisi di liquidità per fare fronte alle spese indifferibili (prima tra tutte, il pagamento degli stipendi dei dipendenti). Molti comuni e regioni potrebbero trovarsi già in questa situazione. Di norma, per sopperirvi, si fa ricorso ad anticipazioni di liquidità da parte dell’istituto di credito che gestisce la tesoreria, ma questo provocherà un aggravio di spesa per interessi passivi, che deve essere assolutamente evitato.

L’utilizzo della quota libera dell’avanzo di amministrazione per le spese correnti di urgenza derivanti dal Covid-19 (fatta salva la copertura dei debiti fuori bilancio e del rispetto degli equilibri di bilancio), previsto dal decreto legge “Cura Italia” in corso di conversione in Parlamento, non tiene conto dell’effettiva portata dell’emergenza sanitaria e non affronta il problema principale delle minori entrate, che potrebbero causare un disavanzo generalizzato di tutti gli enti locali per il 2020. Lo sblocco immediato dei trasferimenti ordinari dallo stato centrale agli enti locali, che spesso accusano ritardi ingiustificabili, potrebbe iniziare a fornire un po’ di liquidità utile a tamponare la situazione.

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Non sembra neanche coerente chiedere agli enti locali il rispetto degli equilibri di bilancio, quando è già previsto uno sforamento di deficit a livello nazionale, ben oltre la soglia del 3 per cento del Patto di stabilità.

Per salvaguardare gli equilibri finanziari degli enti, ed evitare di scardinare il processo di rientro avviato dal 2016 con la transizione alla contabilità armonizzata, è necessario quindi garantire, da un lato, alle regioni i finanziamenti diretti per la sanità, monitorando in tempo reale con il sistema dei pagamenti Siope le spese straordinarie che sostengono durante l’epidemia da coronavirus. Dall’altro, è necessario mettere in sicurezza i conti di comuni, province e città metropolitane con un “Fondo straordinario di solidarietà per coronavirus” (che potrebbe vedere la luce nel decreto legge di prossima emanazione già annunciato dal governo), da gestire con la massima trasparenza, ma soprattutto erogando tempestivamente le risorse finanziarie di cui gli enti locali hanno subito necessità.

* Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire agli autori e non investono la responsabilità dell’istituzione di appartenenza.

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  1. Firmino

    I dati confermano che anche in Italia, come in Europa, esistono pochi grandi debitori e molte amministrazioni “virtuose”. La crisi del covid sta semplicemente amplificando le differenze. Per fortuna la fiscalità locale in Italia conta ancora poco, altrimenti deficit e divari sarebbero peggiori. Se il problema è strutturale va risolto con misure permanenti: trasferimenti perequativi (in base si LES?), linee di credito (come in Europa), commissariamento. In ogni caso mi chiedo perchè gli autori non abbiano analizzato i dati in rapporto al PIL e alla popolazione, che sono più rappresentativi del fabbisogno (e forse anche dell’efficienza) delle amministrazioni.

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